UNGHERIA: La polemica sulla cittadinanza non si placa

di Agnes Bencze

Il 26 maggio il nuovo parlamento ungherese ha approvato una legge che consente l’estensione della cittadinanza ungherese ai magiari “viventi oltre confine”, cioè a tutti coloro che, essendo cittadini naturali di altri Paesi, si considerano appartenenti anche alla nazione politica ungherese, per motivi di discendenza o di identità culturale. I beneficiari della legge sono soprattutto i membri delle grandi minoranze ungheresi che risiedono nei Paesi limitrofi: circa un milione e mezzo in Romania, mezzo milione in Slovacchia, diverse decine di migliaia in Ucraina, Serbia, Croazia, Slovenia e Austria. Le persone appartenenti a questi gruppi etnici sono i discendenti di cittadini del Regno d’Ungheria, privati dalla loro cittadinanza magiara dal dettato di pace di Trianon, varato il 4 giugno 1920 che distaccò le loro regioni dallo stato ungherese. Oggi, a quasi 90 anni dalla decisione storica, gli ungheresi di minoranza sono cittadini dei rispettivi Paesi di residenza, ma hanno un forte senso di identità ungherese: a livello di coscienza, si considerano cioè “di nazionalità ungherese”. La loro situazione particolare, formata dalla storia, non può essere considerata perfettamente risolta neanche attualmente. Un passo simbolico importante poteva essere rappresentato in questo senso dalla concessione della doppia cittadinanza, richiesta da molti anni dai rappresentanti di queste comunita’.

La nuova legge ungherese tuttavia non estende automaticamente la cittadinanza agli ungheresi minoritari, bensì ne facilita l’acquisizione, togliendo fra le condizioni indispensabili la residenza nell’Ungheria attuale. Dal 2011, data di entrata in vigore della legge, la cittadinanza ungherese può essere accordata a richiesta ai singoli individui che si dichiarano di identità ungherese e dimostrano di avere una conoscenza adeguata della lingua. In questo modo molti cittadini dei Paesi circostanti potranno ottenere una seconda cittadinanza, essenzialmente simbolica, poiché quasi tutti i diritti concreti sono legati alla residenza sia in Ungheria che negli altri Paesi coinvolti. La prima legge del nuovo parlamento ungherese ha ottenuto quasi la totalità dei voti (344 a favore, cinque astensioni e solo tre voti contrari, di cui uno degli ex premier Ferenc Gyurcsány), è stata accolta con entusiasmo da tutte le organizzazioni degli ungheresi minoritari ed è condivisa anche dalla maggioranza dei cittadini attuali, secondo i sondaggi recenti. Fra i sette Paesi vicini interessati, la Slovacchia è stata l’unica a reagire in maniera chiaramente negativa. La Romania, patria della minoranza magiara più consistente, si è mostrata comprensiva già in anticipo: nello stato romeno vige, infatti, da anni una legge identica che permette ogni anno la naturalizzazione di numerosi cittadini stranieri, per esempio della Moldova, di identità romena. Lo stesso vale anche per la Serbia e per la Croazia e in realtà anche la stessa legislazione slovacca conosce una regola identica che facilità acquisizione di una seconda cittadinanza slovacca a persone nati e residenti in altri paesi.

Nonostante queste considerazioni, la Slovacchia di Robert Fico ha reagito con furore all’iniziativa ungherese: nel corso in una riunione straordinaria e in processo accelerato, il parlamento del vicino nordico dell’Ungheria ha accettato, ancora lo stesso giorno, una legge di sanzione nei confronti di quei cittadini che vorranno approfittare della legge ungherese. Secondo la nuova regola votata a Bratislava, il cittadino slovacco che esprime la sua adesione ad un altro stato mediante la richiesta ufficiale di una seconda cittadinanza, deve essere privato da quella slovacca e con ciò da tutti i diritti legati ad essa. Così, per esempio, i deputati parlamentari dei partiti etnici magiari esistenti in Slovacchia vengono minacciati di perdere immediatamente anche il mandato politico.

Il premier e il ministro degli esteri designati del nuovo governo ungherese (il cui incarico inizia con il giuramento del 29 maggio) non hanno reagito in merito alla sanzione: la Slovacchia è, infatti, impegnata attualmente in una dinamica elettorale che si concluderà a giugno. Il premier Orbán e il ministro Martonyi si dichiarano disponibili a discutere la problematica con il futuro nuovo governo slovacco. Il gesto ostile del governo Fico è stato paragonato in ogni caso ai decreti di Eduard Benes, ai sensi dei quali, dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, migliaia di cittadini cecoslovacchi furono privati dei loro diritti e dei loro beni ed espulsi dal Paese per il solo fatto di essersi dichiarati di identità ungherese.

da LaVoce d’Italia

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