SERBIA: Una società polarizzata e con poca fiducia nella democrazia

Le elezioni politiche in Serbia dello scorso giugno hanno visto l’ennesima larga vittoria del Partito Progressista Serbo (SNS) del presidente Aleksandar Vučić. Il boicottaggio di gran parte dei partiti di opposizione ha contribuito a dare vita ad un parlamento formato da appena tre partiti, cui si aggiungono quelli delle minoranze nazionali. Un elemento che mette in discussione la qualità dei processi democratici e la fiducia dei cittadini verso le istituzioni.

A inizio marzo, il Center for Research, Transparency and Accountability (CRTA) di Belgrado, organizzazione indipendente della società civile, ha pubblicato i risultati di un articolato sondaggio sull’atteggiamento dei cittadini verso le istituzioni e le principali questioni politiche che riguardano il paese.

Il quadro che ne esce fuori mostra una società fortemente polarizzata su quasi tutti i temi e lungo diverse linee di frattura: dalla “classica” dicotomia città-campagna all’appartenenza politica, dal livello di istruzione all’appartenenza di genere.

L’interesse verso la politica e la fiducia nelle istituzioni

Analizzando i dati relativi all’interesse dei cittadini verso la politica emerge come circa un terzo della popolazione (27%) non è per nulla interessato alla politica, mentre un altro terzo (36%) lo è solo leggermente. Un risultato che sottolinea una diffusa indifferenza, specialmente tra i giovani tra i 18 e i 34 anni (54%). Un percentuale che scende al 33% tra gli over 65, probabilmente più abituati a interessarsi alla vita politica del paese. Ampie differenze emergono anche in base al livello di istruzione: il 50% di chi ha concluso solo il ciclo primario si dice per nulla o poco interessato, mentre tra i laureati il dato scende al 34%.

Non va certo meglio per quanto riguarda la fiducia nelle istituzioni democratiche. Il 56% dei giovani afferma di avere nessuno o poco interesse nel lavoro del parlamento, contro il 35% degli over 65. La principale differenza si riscontra in base all’appartenenza politica. Solo il 25% dei sostenitori del governo mostra scarso o nulla interesse, mentre tra i sostenitori dei partiti di opposizione la percentuale sale al 61%.

A distinguere i due schieramenti è soprattutto la fiducia verso i partiti di governo e il loro controllo sul parlamento. Per il 90% degli “oppositori” il parlamento non supervisiona in maniera efficiente il lavoro del governo, contro il 13% dei “governisti”. Analizzando questo dato per fasce d’età chi si dice abbastanza o molto contento del lavoro del parlamento sono il 28% dei giovani (18-34) e ben il 51% degli over 65.

Interessante anche il dato relativo alla fiducia nei membri del parlamento. Il 75% dei laureati pensa che il loro lavoro non curi gli interessi dei cittadini ma quelli del loro partito. In questo caso la principale frattura si ha tra i sostenitori del governo (50%) e gli oppositori (95%).

Democrazia e “uomo forte”

A soffrire un’acuta mancanza di fiducia non sono solo le istituzioni ma l’intero processo democratico. I più propensi al voto sono gli over 65 (80%) e i sostenitori del governo (90%), mentre una minore propensione si registra tra i giovani e gli oppositori (63%).

Tra i motivi per cui non andrebbero a votare la maggior parte ha indicato l’assenza di fiducia, soprattutto dei laureati, nei partiti (27%, in Italia è appena il 9%), la convinzione che il voto non cambierebbe nulla (16%) e la mancanza di alternative valide (16%). Tra gli oppositori, inoltre, il 64% pensa che le elezioni non garantiscano uguali condizioni di partecipazione a tutti.

L’egemonia totale dell’SNS e i limiti posti alla partecipazione democratica dei cittadini hanno effetti significativi anche sul livello complessivo di adesione al sistema democratico. Solo il 47% degli intervistati pensa che la democrazia sia il migliore sistema politico (in Italia è il 71%), mentre il 51% pensa che sarebbe meglio avere un “leader forte a cui obbedire per uscire dalla crisi”. Un dato comunque inferiore a quello italiano, dove questa opinione è condivisa dal 59% dei cittadini. A credere nell’uomo forte al comando sono soprattutto le donne (57% contro il 49% degli uomini), coloro che hanno un basso livello di istruzione (80%), residenti nelle aree rurali (62% contro il 48% di chi vive in città) e sostenitori del governo (84%) che vedono nel presidente Vučić l’incarnazione perfetta del loro leader.

L’uomo forte al comando presuppone anche un capillare controllo sui media e sulla libertà di stampa. Per 46% degli intervistati i media in Serbia sono sotto costante pressione politica mentre solo il 21% pensa che siano liberi e indipendenti. Differenze significative si riscontrano tra uomini e donne. Il 56% degli uomini pensa che i media siano sotto pressione politica contro il 44% delle donne. Ancora più ampia le differenze in base all’appartenenza politica: l’86% degli oppositori contro il 20% dei governisti.

Partecipazione diretta

Se la democrazia non provoca certo entusiasmi tra la popolazione, non va molto meglio neppure sul tema della partecipazione diretta. Nello specifico, il 76% degli over 65 non considera l’adesione a un partito come utile al cambiamento. Il 78% di loro e il 60% dei giovani ritiene inutili le proteste, viste con diffidenza anche dall’87% tra chi ha una bassa istruzione e dal 78% di chi sostiene il governo. Altro dato significativo è la partecipazione alle manifestazioni in base all’appartenenza di genere: il 72% delle donne non ha preso parte a mobilitazioni nell’ultimo anno (66% per gli uomini) e solo l’8% ha organizzato forme di proteste, contro il 14% degli uomini.

Curioso quanto emerge circa il ruolo delle ONG. Solo il 19% dei giovani pensa che il loro lavoro possa contribuire a migliorare la situazione. Il livello più alto di sfiducia verso le ONG si registra nelle aree rurali (69%) e tra i sostenitori del governo (76%).

Politica estera

Distanze e ampie differenze si registrano anche riguardo alcuni temi centrali della politica estera serba. Secondo la ricerca del CRTA il 46% dei cittadini è per nulla o poco interessato al processo di adesione all’Unione Europea. Un dato che rispecchia la progressiva disaffezione verso l’allargamento provocato dalla lentezza con cui procede da ormai due decenni.

Questo spiega come i più disinteressati siano proprio i giovani (58%), cresciuti con la promessa, ancora disattesa, di una maggiore democrazia e benessere economico grazie all’avvicinamento al resto d’Europa. Alta anche la percentuale di disinteressati tra chi ha un basso  livello di istruzione (61%) e tra chi vive nelle aree rurali (53% contro il 43% di chi abita in città). Un’indifferenza che si riversa anche sull’atteggiamento nei confronti dell’adesione vera e propria: solo il 33% ne sarebbe felice mentre il 43% resterebbe indifferente.

Maggiore supporto, soprattutto tra gli over 65 (48%), ottiene l’ipotesi di un’alleanza strategica con Russia e Cina, ben vista però solo dal 31% nella fascia 35-64 anni. In base all’appartenenza politica il 56% dei sostenitori del governo supportano quest’idea che ottiene solo il 18% dei consensi tra chi sostiene i partiti d’opposizione.

Infine, da sottolineare come il dialogo con il Kosovo provochi maggior interesse negli over 65 (62%) che nei giovani (34%). In questo caso però, tutte le fasce d’età sono largamente contrarie a un possibile riconoscimento dell’indipendenza di Pristina con il 68% degli intervistati che si dice preoccupato, con punte dell’80% tra gli over 65, e solo il 4% contento.

Alcune considerazioni

Dallo studio condotto dal CRTA emergono alcune importanti indicazioni. Innanzitutto la disaffezione dei cittadini, specialmente i più giovani, verso la politica e la poca fiducia nei confronti delle principali istituzioni democratiche del paese. Non mancano però significative differenze tra giovani e anziani, sintomo di un conflitto generazionale tra chi è cresciuto durante e dopo il periodo socialista.

L’altra grande distanza si manifesta tra oppositori e sostenitori del governo, praticamente in disaccordo su tutte le questioni affrontate dalla ricerca. In particolare sul funzionamento del parlamento e sul sostegno all’idea dell’uomo forte al comando, incarnata dal presidente Vučić.

Infine, temi come l’adesione all’UE o le relazioni con il Kosovo sembrano attirare l’attenzione più delle cancellerie europee che dei cittadini, probabilmente più interessati alle condizioni economiche che a quelle identitarie.

Foto: Wikipedia

Chi è Marco Siragusa

Nato a Palermo nel 1989, ha svolto un dottorato all'Università di Napoli "L'Orientale" con un progetto sulla transizione serba dalla fine della Jugoslavia socialista al processo di adesione all'UE. Collabora con EastJournal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani e scrive settimanalmente per Nena-News.

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