CALCIO: L’ombra di Mamić sulla Dinamo Zagabria che vola in Europa

Il passaggio ai quarti di finale di Europa League della Dinamo Zagabria è una grande storia di sport. Questo successo porta però nuovamente alla ribalta internazionale la figura di Zdravko Mamić, fratello dello Zoran che ha appena lasciato la panchina della squadra. I due Mamić sono stati condannati per frode, appropriazione indebita ed evasione. Zdravko, personaggio dagli affari torbidi e dai comportamenti spesso fuori dalle righe, per anni ha gestito il calcio croato grazie a una trama fitta di conoscenze nei posti giusti.

Un giovane ambizioso con la passione per la Dinamo

La famiglia Mamić arriva a Sesvete, il quartiere più a est di Zagabria, dalla città di Bjelovar. Siamo nei primissimi anni Settanta. Il padre emigra in Germania Ovest per portare soldi alla famiglia, mentre la madre rimane con i tre figli. A Zagabria Zdravko cerca subito di costruire la sua fortuna. Fa il venditore di cianfrusaglie di plastica, cerca di contrabbandare jeans occidentali. Ha pochi mezzi, ma conosce le armi della persuasione e comprende l’importanza di farsi amici nei posti giusti.

Il suo grande amore è il calcio, soprattutto quello giocato in maglia blu. Va in campo, sembra anche con delle discrete qualità, tanto da far parte delle giovanili della Dinamo, ma non diventerà mai professionista. Segue la squadra anche sugli spalti, secondo lui come leader dei Bad Blue Boys, secondo i capi ultras in maniera leggermente diversa. I duri BBB si muovono in treno e dormono dove possono, il “borghese” Mamić va in auto e alloggia in hotel.

Anche in ambito calcistico fa conoscenza con tutti. Un nome spicca sugli altri, quello dell’allenatore Miroslav Blažević. Ćiro riporta il titolo alla Dinamo dopo 24 anni e uno dei suoi migliori amici è Zdravko Mamić. Sarà proprio la figura di Blažević la chiave di accesso alla dirigenza del club, ovvero al suo obiettivo dichiarato fin da quando era un semplice tifoso.

I primi strani affari

Il 1992 è l’anno della svolta. Mamić entra nella cerchia dirigenziale della Dinamo e soprattutto trova posto nel Board of Directors della Česma Wood Industry, un’azienda di Bjelovar che sta per essere privatizzata. Dieci anni dopo metà dei lavoratori dell’azienda saranno licenziati, mentre Zdravko verrà accusato di aver comprato illegalmente quote di società dagli stessi operai, oltre ad aver truffato lo stato con operazioni sospette della Česma per 14 milioni di kune. Sempre a proposito degli anni di guerra, c’è chi lo accusa di aver fatto parte del “Battaglione Monaco”, cioè di aver disertato e di aver solo approfittato economicamente della guerra. Mamić scomoderà nel 2013 un vecchio comandante che testimonierà a suo favore.

Sul fronte Dinamo la situazione va ancora peggio. Il 29 settembre 1994 si gioca il ritorno del primo turno di Coppa delle Coppe, in Francia contro l’Auxerre. I francesi vincono facilmente 3-0, Zdravko infuriato attacca il delegato cercando di strangolarlo. Risultato: Dinamo estromessa dalle coppe europee per un anno, Mamić allontanato dal club. Secondo testimoni, la squadra evita una squalifica ben più lunga perché non viene riconosciuto come membro ufficiale del club, ma passa da tifoso qualunque. Proverà a ribaltare la narrativa della vicenda, dicendo che la colpa del fatto è di un tal Majan Debić. Ma prove dell’esistenza di questo Debić non ce ne sono.

La scalata al potere di Zdravko Mamić

Agli inizi del 2000 arriva una nuova occasione per Zdravko Mamić. Ritorna nei piani alti della squadra e, come prima cosa, riesce a riportare in uso il vecchio nome “Dinamo”, che era stato cambiato dal presidente croato Franjo Tuđman in “Croatia”, per fare della squadra la bandiera di tutta la nazione. Non solo si riappropria del nome storico, ma grazie ai suoi ampi contatti in politica, riesce a ottenere molti fondi pubblici senza pagare tasse.

Mamić gestisce il club come una proprietà personale, più che da direttore esecutivo. Pian piano esautora tutti coloro che gli vanno contro, a partire dagli allenatori (solo tra il 2002 e il 2013 ne cambierà 28, prima di dare la panchina al fratello Zoran). Nel frattempo il figlio Mario diventa titolare di un’influente agenzia di procuratori. Più tardi la Dinamo stringe un accordo economico con la Lokomotiva Zagabria per procacciare talenti (diventa di fatto una seconda squadra, dove far maturare i giovani). Il terreno è pronto per la sua scalata al calcio croato.

La scuola giovanile del club inizia a sfornare moltissimi talenti e Mamić ne approfitta. Attraverso l’agenzia del figlio fa firmare dei contratti con clausole assurde. In alcuni di questi il calciatore deve corrispondere una percentuale dal 20 al 50% di tutte le entrate finanziarie di natura sportiva. Salari, bonus, diritti vari. Sui trasferimenti, pretende che il giocatore si faccia riconoscere dalla società acquirente una grossa percentuale del prezzo di acquisto, da versare poi a lui in contanti. Nel sistema rientrano tutti: alcuni appurati, come Modrić, Lovren, Eduardo, Ćorluka; altri sussurrati, come Mandžukić, Kovačić e i più recenti Halilović e Ćorić. Chi si rifiuta, come Kranjcar e Kramarić, viene osteggiato il più possibile.

Mamić ormai controlla il calcio croato. Scala le posizioni della Federcalcio, fino a diventarne “primo vicepresidente”: sarà lui a decidere l’allenatore e chi giocherà. A capo della federazione fa arrivare un suo fedelissimo, l’ex attaccante Davor Šuker. Si aggancia inoltre sempre di più alla politica, in seno alla HDZ come al di fuori. Diventa amico personale di Kolinda Grabar-Kitarović, prima ministro degli Esteri e poi Presidente della Repubblica, tanto da organizzarle cene esclusive e forse anche una festa di compleanno.

I tifosi ce l’hanno a morte con lui. Uno dei più “grandi risultati” ottenuti da Mamić è sicuramente l’aver avvicinato i Bad Blue Boys alla Torcida dell’Hajduk Spalato, uniti in un’alleanza mai vista prima. La dirigenza della Dinamo risponde negando l’accesso al Maksimir a buona parte dei BBB e cercando di creare un gruppo di tifosi “gradito” con le stesse insegne di quello storico, ma i duri ultras croati portano la loro contestazione su scala internazionale. Così avvengono prima le proteste durante Italia-Croazia, seguite dagli scontri in Lussemburgo prima di una partita di Champions League.

Troppo presto per scrivere la parola fine

Nel luglio 2015 arriva la svolta. Per la prima volta l’USKOK, l’unità anticorruzione croata, tiene in arresto per 10 giorni i fratelli Mamić, accusati di appropriazione indebita ed evasione proprio riguardo i trasferimenti dei calciatori della Dinamo. Nell’inverno dello stesso anno, arriva un nuovo fermo, stavolta anche per il figlio Mario. Nel febbraio 2016 Zdravko Mamić annuncia le sue dimissioni da qualsiasi ruolo all’interno della Dinamo. Presto se ne andrà dal paese per vivere in Bosnia, principalmente a Medjugorje dove risiede in un hotel extra lusso, cortesia di una coppia di amici.

Il processo è complicato. Le prime fasi si svolgono a Osjiek, perché Zdravko ha troppe conoscenze anche tra i giudici di Zagabria. Viene trovato colpevole, così come il fratello Zoran. Si arriva così alla Corte Suprema, che pochi giorni fa ha confermato il verdetto. Mamić ha già rilasciato l’ennesima incredibile conferenza stampa, dove ha rivelato di aver corrotto sei di quei giudici. Sembra però che i nuovi volti al potere, soprattutto l’attuale Presidente della Repubblica Milanović, non ne vogliano più sapere di lui.

Sicuramente la storia di Zdravko Mamić e del suo impero non finisce qui. Dall'”esilio” bosniaco, dove è pressoché sicuro che non verrà estradato, continua a esercitare il suo potere sulla Dinamo. Ha troppe conoscenze nella federazione che ancora pullula dei suoi uomini. Nel 2017 è sfuggito anche a un tentativo di assassinio. Non resta solo che aspettare l’ennesimo capitolo di questa torbida storia.

Foto: Rasiermesser Kalle (Flickr)

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