Sputnik V: La biopolitica russa alla prova del Covid-19

di Domenico Valenza

Abbiamo firmato un accordo oggi in base al quale la Russia consegnerà il vaccino all’Ungheria in tre fasi“. Il recente sbarco di Sputnik V nel territorio dell’UE via Budapest è solo l’ultima tappa di una saga – medica e non stellare a dispetto del nome – cominciata lo scorso 11 agosto, quando nel corso di una riunione di governo il presidente russo Vladimir Putin aveva annunciato la scoperta di un vaccino efficace contro il COVID-19, il primo e fino ad allora l’unico al mondo.

A colpire non è stata solo la rapidità dell’operazione, ma anche e soprattutto l’autoincoronazione in chiave propagandistica. Per celebrare il successo, il Gam-COVID-Vac è stato ufficialmente ribattezzato Sputnik V in onore del primo satellite artificiale ad aver orbitato intorno alla Terra nel 1957. Anche il logo ufficiale del vaccino, una P in forma di razzo, richiama le avventure nello spazio: ‘put’, il cui significato è ‘viaggio’ in russo, è anche la radice della parola ‘sputnik’.

Una simile narrativa celebrativa è presente nel sito ufficiale del vaccino. In maniera simile al satellite che “ha rinvigorito la ricerca e l’esplorazione spaziale”, il vaccino avrebbe creato un nuovo “momento Sputnik per la comunità globale”. Qualche giorno dopo l’annuncio, il Fondo russo per gli investimenti diretti, incaricato della distribuzione internazionale del vaccino, ha rilasciato un video promozionale: allontanandosi dal pianeta terra, le cui sembianze hanno ormai assunto quelle di un gigantesco virus, un satellite battente bandiera russa innesca una serie di esplosioni a catena e libera l’atmosfera infetta del pianeta.

Dalla scienza alla politica

Se all’indomani dell’annuncio una parte della comunità internazionale ha accolto la notizia con perplessità, in tempi piu recenti è stata registrata qualche modesta apertura. In un’audizione al Parlamento europeo la direttrice dell’Agenzia Europea del Farmaco Emer Cooke ha confermato dei contatti in corso con Gamaleja, il centro di ricerca moscovita che ha sviluppato il vaccino. 

Da questione squisitamente scientifica, la corsa russa al vaccino è divenuta – come spesso accade quando c’è di mezzo il Cremlino – un affare (geo-)politico. Ed è quest’ultima chiave che si intende qui indagare: perché, in altre parole, la Russia ha puntato tutto sull’autocelebrazione e molto meno sull’affidabilità del suo vaccino, finendo magari con l’indebolirlo agli occhi della comunità internazionale? Se in tempo di pandemia ogni previsione è un potenziale azzardo, perché promettere di liberare il mondo dal Coronavirus tramite un prodotto non ancora interamente testato?

Non solo business

Secondo alcune analisi l’aspetto economico gioca un ruolo essenziale. Sputnik V è al momento registrato in 12 paesi: 300 milioni di dosi sono state promesse all’India, mentre accordi con Argentina, Arabia Saudita e Messico, tra gli altri, sono stati raggiunti di recente. Il cosiddetto ‘first-mover advantage‘ e il costo relativamente contenuto del vaccino potrebbero rappresentare vantaggi competitivi importanti a lungo termine, quando avrà inizio la campagna di vaccinazione nei paesi in via di sviluppo.

Se da una parte la corsa ai vaccini è il business del tempo, per un paese che da almeno un decennio a questa parte ha fatto del revanscismo la sua politica estera, i guadagni provenienti da Sputnik costituiscono solo una parte della risposta. La diplomazia medica russa, della quale la ‘campagna di Lombardia’ dello scorso anno è un valido esempio, sembra costituire piu una ricerca di riconoscimento internazionale da parte degli ‘amici’ in difficoltà, che una vera e propria operazione commerciale. Dovremmo dunque cercare altrove le ragioni di tale attivismo russo.

La biopolitica o l’arte di proteggere la vita

Nel contesto della deriva conservatrice russa, iniziata nei primi anni dello scorso decennio, alcuni autori hanno proposto di definire il paese come un potere biopolitico. Nella concettualizzazione proposta da Foucault, la biopolitica è una tecnologia di potere applicata alle policies che regolano il ‘corpo’: è il caso della salute, della sessualità e della famiglia. In chiave biopolitica, la vita non è piu un affare privato ma piuttosto un oggetto che la politica ha il dovere di proteggere a ogni costo

Nel discorso antagonistico russo, l’opposizione binaria “Russia vs Occidente” ha inteso tracciare un ‘cordone sanitario’ tra quei paesi che rifiutano “le loro radici, compresi i valori cristiani che costituiscono la base della civiltà occidentale“, e una Russia che di tali valori si fa ancora portatrice tramite norme che regolano non solo lo spirito ma anche il corpo di ogni buon cittadino. 

Sì allo sport, no alla vodka

Nel suo libro ‘Il ritorno del Leviatano Russo’, il giornalista e regista Sergej Medvedev afferma che le autorità russe hanno fatto ricorso all’igiene punitiva per ripulire lo spazio sociale, identificare la “tossicità” dei modelli corporei occidentali e le loro derivazioni, e correggerli egemonizzando l’importanza di un sano stile di vita. In maniera simile, secondo Makarychev e Yatsyk dei protocolli biopolitici hanno plasmato la comunità nazionale russa con l’obiettivo di stabilire distinzioni con altre comunità.

Dall’ossessione per lo sport alle campagne contro il consumo di alcol e tabacco, la crociata contro le impurità ha toccato numerosi settori della legislazione russa negli ultimi anni. Ciò ha anche una determinato una riscrittura di ciò che sarebbe ‘autenticamente’ russo e ciò che, al massimo, rappresenterebbe una depravazione o tutt’al più una “sub-cultura”: nelle parole di Putin, tale sarebbe il posto appartenente alla vodka, considerata erronamente parte del patrimonio culturale russo.

Contro la ‘nuda vita’ un futuro post-Covid

Se in tempi ordinari le pratiche biopolitiche sono integrate nella politica pubblica del regime, in periodo di pandemia le interconnessioni tra politica e medicina diventano ancora piu centrali e forniscono un’opportunità chiave per ri-strutturare il ‘sistema di personaggidell’arena globale – amici e nemici, persecutori e vittime – allo scopo di ristabilire il posto dato alla Russia all’interno di tale sistema. Nell’anno della pandemia, vincere la corsa al vaccino rappresenta il modo migliore per farlo.

Dovremmo dunque leggere tale attivismo medico-vaccinale non in rottura ma saldamente in continuità con l’agenda conservatrice-biopolitica del Cremlino. Sputnik V mira a promuovere la Russia come attore internazionale capace di provvedere alla salute non solo dei propri cittadini, ma anche dei cittadini di quei paesi che saranno disposti a ricevere l’immunizzazione necessaria. Ristabilisce il ruolo del Cremlino quale garante di public goods al tempo della ‘nuda vita’ agambeniana promossa dalle democrazie occidentali – tra lockdown e coprifuochi vani. 

È la Russia, in questa narrativa, a mettere in ordine un mondo in disordine e a farci immaginare per la prima volta un futuro post-Covid-19. Tale fine giustifica qualsiasi mezzo e rischio, compreso quello di trasformare quel che pare essere un rigoroso ma incompleto lavoro scientifico in una controversa operazione di propaganda.

Immagine: Pixabay

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