RUSSIA: Non solo Navalny. Manifestazioni in sessanta città per libertà e diritti

In decine di città russe l’invito di Aleksej Naval’nyj a scendere in piazza nella giornata di sabato 23 gennaio è stato accolto. Pur non autorizzate, le marce di protesta hanno radunato decine di migliaia di persone (le stime variano, come di consueto, tra dati forniti dalle autorità e dai partecipanti) e non solo nelle “capitali” Mosca (fino a 50mila manifestanti) e Pietroburgo (fino a 35mila manifestanti): in una sessantina di centri urbani russi si sono registrate azioni di protesta (qui le foto e i video da diverse città). A Nižnij Novgorod si è parlato di diecimila partecipanti, a Ekaterinburg settemila, a Krasnodar seimila, a Perm’ almeno tremila. Anche nelle zone più remote e in Siberia ci sono state manifestazioni; persino a Jakutsk i -50 gradi non hanno trattenuto i manifestanti in casa (ma anche a Ekaterinburg, la città regina degli Urali, si sono fatti sentire i -34 gradi). All’estero (Italia compresa) non sono mancate manifestazioni di solidarietà.

A Mosca alcuni manifestanti hanno sfruttato la neve per colpire gli agenti antisommossa, come riportato da un video divenuto virale nel web.

Pur sorte a partire dall’invito di Naval’nyj, gli slogan delle proteste non si sono fatti voce soltanto delle richieste del politico in stato di arresto. Hanno anzi abbracciato le istanze che i manifestanti russi portano in piazza ormai da anni e che, più in generale, riguardano l’insofferenza per l’eterna presidenza putiniana, le repressioni delle libertà civili, il mancato rispetto dei diritti. Non devono dunque venire interpretate come espressione di un diffuso sostegno dei cittadini russi all’oppositore Naval’nyj.

La reazione delle forze dell’ordine è stata estremamente violenta rispetto al solito e si è rivolta non solo verso i manifestanti, ma anche nei confronti dei giornalisti. Moltissimi gli arresti, 3480 in totale (qui una mappa interattiva).  Per molti si tradurrà in una multa o, al massimo, in detenzione di tipo amministrativo, ma una decina di procedure penali sono già state avviate: le accuse sono, come sempre, di violenza contro le forze dell’ordine, incitamento a disordini di massa, danni e vandalismo. L’utilizzo dell’articolo 318 del Codice penale russo, inerente alle violenze contro le autorità, ricorda da vicino i casi divenuti tristemente noti di piazza Bolotnaja (2012) e del cosiddetto “moskovskoe delo” relativo ai disordini e arresti record del 27 luglio 2019. L’articolo 318 prevede fino a cinque anni di reclusione.

La reazione internazionale non si è fatta attendere e Josep Borrell ha annunciato che lunedì 25 gennaio ne discuterà con i ministri degli esteri Ue. La nuova presidenza Biden non ha mancato di distinguersi dalla precedente (la quale in genere ignorava le proteste e repressioni in Russia), condannando le violenze e gli arresti.

La squadra di Aleksej Naval’nyj ha annunciato intanto nuove manifestazioni per la settimana prossima, sebbene molti membri dello staff siano già stati arrestati ieri.

Immagine: Meduza.io (Anton Basanaev / AP / Scanpix / LETA)

Chi è Martina Napolitano

Dottoressa di ricerca in Slavistica presso l'Università di Udine, è direttrice editoriale di East Journal e scrive principalmente di Russia. È caporedattrice della sezione Europa Orientale.

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