Vasyl’ Stus: una vita tra poesia e dissidenza nell’Ucraina tardo-sovietica

Il 19 ottobre 2020 il tribunale distrettuale di Darnycja di Kiev ha sancito il ritiro dalla vendita di tutte le copie della monografia che il giornalista ucraino di origine georgiana Vachtang Kipiani ha dedicato lo scorso anno a Vasyl’ Stus (1938-1985), considerato tra i maggiori poeti ucraini del ventesimo secolo. Il pubblico ministero Maryna Zastavenko ha infatti accolto le richieste presentate nell’agosto del 2019 dal deputato Viktor Medvedčuk che vedeva nel volume di Kipiani una lesione del proprio onore e reputazione.

Nel 1980 infatti l’attuale politico ucraino era stato appuntato dalle autorità sovietiche come avvocato del poeta e dissidente Stus nel processo aperto contro di lui. Secondo il giornalista Kipiani, storico di formazione ed esperto di dissenso in Unione Sovietica, Medvedčuk tuttavia aiutò l’accusa a condannare il suo assistito che morì cinque anni dopo, a quarantasette anni, rinchiuso in uno dei peggiori gulag (Perm’-36) dopo aver indetto uno sciopero della fame. Allora Michail Gorbačëv, che accompagnò l’Unione Sovietica negli ultimi anni di esistenza fino al collasso del 1991, era salito alla carica di segretario del partito comunista da pochi mesi. In tutto, tra campi di lavoro, prigionia ed esilio, Vasyl’ Stus trascorse ben tredici anni stretto nelle maglie della repressione sovietica, divenendo il simbolo della dissidenza ucraina. Nell’Ucraina indipendente la sua figura è stata insignita del titolo di Eroe da parte del presidente Juščenko nel 2005.

Viktor Medvedčuk, un amico di Putin al parlamento di Kiev

La figura di Medvedčuk merita però di essere approfondita. Oltre che un magnate milionario e leader del partito “Piattaforma di opposizione — Per la vita”, il deputato è noto per essere un alleato fidato di Vladimir Putin, un dettaglio che, in un paese che da ormai sei anni porta avanti un conflitto come quello in Donbas, non è certo irrilevante.

Lo scorso anno Medvedčuk, soprannominato il “principe delle tenebre” ucraino, è stato al centro di un processo penale avviato dal procuratore generale Larysa Sargan, in quanto accusato di tradimento e minaccia all’integrità territoriale del paese (artt. 111-1 e 110-1 del codice penale) sulla base di un suo progetto federalista per il Donbas. In generale, Medvedčuk sostiene la linea di Mosca per quanto riguarda la Crimea e i separatisti dell’est del paese: addossa infatti gran parte della colpa del conflitto direttamente su Kiev e l’inettitudine del governo centrale rispetto a queste zone.

Il libro di Vachtang Kipiani dedicato al noto poeta ucraino Vasyl’ Stus, che nella vita “precedente” il deputato Medvedčuk aveva quindi invano “difeso”, è allora un modo per quest’ultimo di tornare a far parlare di sé, dividendo come di regola l’opinione pubblica. Il volume ha infatti riscontrato un discreto successo, tanto che secondo l’autore, per nulla propenso a chieder scusa al politico né ad apportare modifiche alla sua opera, già diecimila copie sono state vendute. Il ministro della Cultura Oleksandr Tkačenko ha inoltre dichiarato di voler acquistare a proprie spese un numero considerevole di esemplari da donare alle biblioteche. Mentre letture pubbliche di estratti dell’opera si sono tenute nel paese dopo la sentenza, la casa editrice Vivat ha già espresso l’intenzione di voler presentare appello contro la decisione del tribunale.

Vasyl’ Stus, una vita per la parola

Per approfondire la figura del poeta Vasyl’ Stus, abbiamo intervistato Alessandro Achilli, tra i maggiori studiosi della sua opera, autore della monografia La lirica di Vasyl’ Stus. Modernismo e intertestualità poetica nell’Ucraina del secondo Novecento (FUP, 2018), dal 2017 lecturer in Studi ucraini presso la Monash University di Melbourne.

Come va letta la sentenza relativa al libro curato da Kipiani?

La decisione della corte di Darnycja ha comprensibilmente provocato reazioni molto forti da parte delle élite culturali ucraine. Si fa fatica a non vedere in questa sentenza una recrudescenza di certe dinamiche politiche legate al passato sovietico del paese, anche se tenderei a escludere un diretto legame tra questi fatti e l’orientamento del governo ucraino, come alcuni commentatori hanno fatto. Aspetteremo la sentenza d’appello per farci un’idea più chiara di quale sarà la sorte del libro di Kipiani e, di conseguenza, delle fortune di un politico che all’Ucraina certamente non giova come Medvedčuk.

Quanto è attuale oggi Vasyl’ Stus in Ucraina?

Non credo che il tema dell’identità nazionale sia necessariamente la chiave per comprendere l’attualità di Stus, ma questo è dovuto anche al mio approccio da letterato alla sua figura e alla sua opera. Nei primi anni Novanta, dopo la pubblicazione delle prime antologie della sua poesia e le prime discussioni pubbliche del suo operato come dissidente, Stus divenne effettivamente un simbolo della lotta per l’indipendenza politica e culturale dell’Ucraina.

La sua ascesa al pantheon nazionale era iniziata alla fine del 1989, quando le sue ceneri vennero trasferite in Ucraina, quattro anni dopo la sua morte nel campo di Kučino, nella regione di Perm’. Quasi centomila persone parteciparono al corteo. Dopo l’entusiasmo dei primi anni, quando a detta di molti non era raro vedere giovani kieviani sfoggiare magliette con il volto decisamente fotogenico di Stus, l’interesse per la sua figura fu meno intenso. Credo che la riattualizzazione delle discussioni sull’identità nazionale dopo i fatti del 2013-2014 e il conflitto nell’Est del paese abbiano riacceso la curiosità per Stus, cresciuto oltretutto a Donec’k. La pubblicazione del libro di Kipiani è parte di questa recente riscoperta, così come il film di Roman Brovko del 2019.

Qual è stato il significato di Stus come poeta e come dissidente?

Le classifiche del talento lasciano sempre il tempo che trovano, ma credo che si possa affermare con una buona dose di sicurezza che Stus sia il più significativo tra i poeti ucraini anticonformisti della tarda età sovietica, o almeno parte di un ideale podio. Il suo merito principale in campo letterario è la riattivazione del linguaggio poetico modernista, fermo, in Ucraina, agli anni Trenta, quando molti scrittori modernisti vennero fisicamente eliminati o più o meno direttamente costretti a “convertirsi” al realismo socialista.

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La scrittura di Stus si basa su elementi riconducibili alle poetiche moderniste, quali l’attenzione al principio soggettivo e la tendenza all’ermetismo. Costruendo la propria voce poetica, Stus fece sua la lezione di poeti quali Boris Pasternak, Marina Cvetaeva e Rainer Maria Rilke, così come degli espressionisti tedeschi e dei modernisti ucraini degli anni Venti. Ma anche, al di fuori del canone modernista, di Goethe e Taras Ševčenko, il “padre” della poesia ucraina e il simbolo della nazione ucraina per eccellenza.

Per quanto riguarda lo Stus dissidente, il suo impegno per la salvaguardia della lingua e della cultura ucraina e la lotta contro la dittatura sono stati, insieme alla poesia, il cardine degli ultimi vent’anni della sua vita. A partire dall’espulsione dall’Istituto di Letteratura dell’Accademia delle Scienze di Kiev nel 1965 sino alla morte a Kučino vent’anni dopo, passando per l’arresto nel 1972, Stus subordinò ogni aspetto della sua vita alla contrapposizione, il che gli costò una morte prematura e la distanza dalla famiglia.

Quale fortuna ha avuto la poesia di Stus in Ucraina e nel mondo?

Come si può forse intuire dalla mia risposta precedente, può capitare di avere un’immagine scissa della figura di Stus: il letterato e il dissidente, o, più di frequente, nell’altro senso, il dissidente prima e il letterato poi. Anche se a ben vedere non c’è soluzione di continuità tra l’operato politico di Stus come dissidente e il suo contributo alla causa nazionale attraverso la scrittura di una poesia matura, moderna, complessa, che nulla ha da invidiare ai suoi pari in Russia e in Occidente, è stata proprio la glorificazione di Stus come oppositore a oscurarne un’adeguata ricezione come poeta. In molti casi critici e lettori ucraini si sono limitati a esaltare l’immagine di Stus come nuovo Taras Ševčenko senza un’approfondita analisi critica della sua opera, abbondante e variegata. Al di fuori dell’Ucraina la figura di Stus rimane molto poco conosciuta, anche se si può sperare che il suo recente ritorno alla ribalta generi una nuova ondata di interesse nei suoi confronti da parte di studiosi e traduttori stranieri.

Per concludere, riportiamo una breve lirica di Vasyl’ Stus nella traduzione di Alessandro Achilli.

Strada della fuga di sé, non risponde

ai miei desideri, scorre come l’acqua.

E io navigo per la corrente,

ma contro – come in una gola

di grida rovesciate. Come tornassi

alla vecchia nascita (la mia

vita trascorsa – è spazio di morte).

Controcorrente – voglia di montagna, di dolore –

senza luce, ricordi, neanche sogni.

Sono come tappato. Come solo

alle catene sottomesso,

distruggendo il mio spirito in tumulto.

Mi faccio piccolo, divento tristezza,

dritta come morte, nera come morte.

Un segno di dolore alla ricerca

del grumo perduto del sogno-di-sé,

non ancora iniziato. E invano:

perché lo sfuggirti – è il tuo destino.

Quest’articolo è frutto di una collaborazione tra East Journal e OBC Transeuropa 

Immagine: Wikipedia

Chi è Martina Napolitano

Dottoressa di ricerca in Slavistica presso l'Università di Udine, è direttrice editoriale di East Journal e scrive principalmente di Russia. È caporedattrice della sezione Europa Orientale.

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