CALCIO: Letchkov, la caduta dell’imprendibile ala bulgara

“La cosa più importante era che la vittoria unisse la nazione. Il modo in cui fummo accolti al nostro ritorno a Sofia fu incredibile. Un giocatore può solo sognare di ricevere tanto amore e passione dalle persone”. Con queste parole, in un’intervista a FourFourTwo nel 2014, Yordan Letchkov ricorda il punto più alto della sua carriera, che quell’estate coincise con quello della sua nazione, la Bulgaria. Sembrava che per il paese affacciato sul Mar Nero stesse per aprirsi un ciclo di soddisfazioni e vittorie. Non fu così, ma quell’anno, l’estate – dalle parti di Sofia – fu comunque indimenticabile. E lo fu soprattutto per quel laterale di centrocampo senza capelli, così poco televisivo, quanto forte e imprendibile. Un giocatore che accanto a un’ottima tecnica, faceva esplodere una tenuta atletica impressionante, nonostante le pazzesche temperature americane.

I primi passi da Sliven ad Amburgo

La storia di Yordan Letchkov inizia esattamente 27 anni e un giorno prima dei quarti di finale contro la Germania, il 9 luglio 1967, a Sliven, una città dell’entroterra bulgaro. A soli 17 anni, Letchkov veste per la prima volta la maglia arancione della squadra della sua città, dove resta per sette anni, affinando la tecnica e imparando a fare quello che meglio gli riesce: spaccare le difese partendo da dietro, creare la profondità, segnare. Il governo socialista di Todor Živkov è caduto da pochi anni, ma il trampolino per spiccare il volo verso l’Europa non può che essere Sofia, sponda rossa. Il CSKA lo mette sotto contratto nel 1991 e al Bulgarska Armia resta soltanto un anno, vincendo un campionato. Giusto il tempo di trovare l’accordo nel mondo occidentale, ormai alla portata di tutti. Letchkov firma per l’Amburgo e quelli in riva all’Elba sono gli anni della consacrazione.

I migliori risultati: con la nazionale

In mezzo c’è il capolavoro oltre-Atlantico. Molti pensano che la Bulgaria sia arrivata negli Stati Uniti quasi per caso, approfittando dello smarrimento della Francia. Ma prima la Grecia e poi l’Argentina, scoprono loro malgrado che quel gruppo è pieno di campioni, arrivati là nel pieno della loro maturità calcistica. E se ne accorge anche la Germania, Campione del Mondo in carica. Il volo di Letchkov e la palla che si insacca per il vantaggio bulgaro segnano la fine di un ciclo per i tedeschi. I ragazzi di Dimitar Penev si classificano terzi e vengono accolti in patria come eroi.

Ma torniamo a Letchkov che dagli Usa rientra conosciuto e apprezzato. Rimane ad Amburgo, ma è soprattutto con la maglia della nazionale che fa del suo meglio. Gioca benissimo nelle qualificazioni a Euro 96 e, nonostante l’eliminazione al girone, è il migliore della sua squadra durante il torneo. È l’ora di spiccare nuovamente il volo: da Amburgo si va a Marsiglia. C’è un progetto ambizioso all’OM: arrivano anche il portiere tedesco Andreas Köpke, il centrale difensivo francese Laurent Blanc e l’attaccante italiano Fabrizio Ravanelli.

La tragedia turca

Il piano, però, ormai si è inclinato e tutto comincia lentamente ad andare a rotoli. Al Vélodrome, Letchkov rimane solo un anno, prima di spostarsi in Turchia, al Beşiktaş. Potrebbe essere il rilancio della sua carriera e invece le vicende iniziano a prendere una brutta piega. La moglie non si vuole trasferire nel nuovo Paese, i rapporti con l’allenatore John Toshack sono tremendi. Letchkov ci mette del suo: rientra tardi da una vacanza, viene messo fuori rosa e se ne torna in Bulgaria e, a chi glielo chiede, dice che lui con il calcio ha chiuso. Ma non è vero perché intanto inizia ad allenarsi nuovamente in patria, così il Beşiktaş gli fa causa. Poi come se nulla fosse, il 10 marzo 1998, allo Stadio Monumental di Buenos Aires, al primo minuto del secondo tempo, Yordan Letchkov fa il suo ingresso in campo per difendere i colori della propria nazionale in un’amichevole contro l’Argentina. In Turchia non la prendono bene e denunciano tutto a Fifa e Uefa che sono costretti a squalificare il centrocampista.

Così finisce la carriera sportiva di Letchkov, che guarda dal divano di casa la sua Bulgaria sconfitta pesantemente ai Mondiali di Francia. E a nulla vale il canto del cigno del 2001, quando dopo tre anni di inattività, torna a giocare per il CSKA prima e per lo Sliven poi, chiudendo definitivamente nel 2004, dieci anni dopo l’estate americana.

Letchkov fuori dal campo

Ma Letchkov è un personaggio complesso che non si accontenta del passato e costruisce il proprio futuro. Prima diventa un businessman, nel settore degli alberghi di lusso, poi scende in politica. Così, nel 2003 viene eletto sindaco di Sliven e riconfermato quattro anni dopo. La parabola politica però segue lo stesso percorso di quella calcistica: quando tutto sembra andar bene, iniziano i problemi. Nel 2010 il tribunale lo rimuove dal ruolo per cattiva condotta, ma Letchkov riottiene il suo posto in corte d’appello. Nel 2011 si candida per la terza volta, ma viene battuto dal suo avversario. Molti cittadini dichiarano di aver votato contro il proprio partito pur di toglierselo dai piedi. Nel gennaio 2013, infine, un tribunale lo condanna a due anni di detenzione per corruzione a seguito della firma di un contratto non conveniente sulla gestione dell’acqua e delle fognature della sua città.

Foto: totalprosports.com

Chi è Gianni Galleri

Autore di "Curva Est. Un viaggio calcistico nei Balcani" e "Questo è il mio posto. Le nuove avventure di Curva Est fra calcio e Balcani". Coordina la redazione sportiva di East Journal.

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