CALCIO: La rinascita del CSKA Sofia, dal fallimento alle fusioni

Lo scorso sabato il derby tra Levski e CSKA Sofia si è concluso per 1-1 ed è stato particolarmente teso e combattuto sugli spalti quanto sul terreno di gioco. Tuttavia il 189° derby di Sofia sicuramente non verrà ricordato né per il risultato equilibrato né per la passione dimostrata dai tifosi delle due squadre, ma per essere stato il primo giocato dal nuovo CSKA Sofia, una squadra che potrebbe aver smarrito la propria identità dopo gli ultimi anni particolarmente travagliati dal punto di vista finanziario.

Il club naviga nelle turbolente acque dell’insolvenza finanziaria già da alcuni anni, tanto che la UEFA ne aveva revocato la licenza per le coppe internazionali nella stagione 2013/14. Nel pieno del dissesto finanziario Aleksander Tomov, già noto per le sue disavventure alla guida del CSKA Sofia alcuni anni addietro, aveva preso in mano le redini del club per una seconda volta, intenzionato a guidare una cordata intenzionata a risollevare le sorti della squadra più titolata di Bulgaria.

La presunta stabilità è durata nient’altro che una stagione. L’incapacità programmatica di Tomov e soci hanno fatto sì che nel giugno 2015 la squadra non avesse il denaro sufficiente a iscriversi alla successiva stagione del campionato bulgaro. La licenza è stata giustamente revocata, e la squadra si è ritrovata miseramente a dover giocare il girone sudoccidentale del V Grupa, la terza divisione non professionistica della lega bulgara. Un disastro senza mezzi termini.

Contestualmente all’iscrizione del CSKA Sofia nella terza divisione locale, un nuovo personaggio ha incrociato le sue sorti personali con quelle della squadra: un oligarca bulgaro attivo principalmente nel settore petrolifero, tifoso del CSKA e intenzionato a riportarlo agli antichi fasti di un tempo: Grisha Ganchev.

Ganchev era abbastanza ricco e pittoresco da non passare inosservato agli occhi degli appassionati del calcio europeo. Il suo risalto internazionale, prima di acquisire il CSKA Sofia s’intende, l’aveva ottenuto prendendo una decisione da presidente del Litex Lovech con pochissimi precedenti nella storia del calcio. Ovvero, durante una partita di campionato aveva impartito l’ordine ai calciatori della squadra di ritornare negli spogliatoi in segno di protesta nei confronti di una decisione arbitrale poco gradita.

Sulla plancia di comando di una grande squadra come il CSKA Sofia era lecito aspettarsi grandi cose e così è stato. La squadra ha stravinto, come era facilmente pronosticabile, il campionato di terza divisione con 31 vittorie un pareggio. Come se non bastasse ha aggiunto al suo palmarés la coppa di lega, diventando la prima squadra della storia a riuscirci senza militare nella lega principale. Ma il suo capolavoro è stato aver pianificato la risalita del CSKA nella serie A bulgara facendo il doppio salto in una sola estate.

All’estroso Ganchev è venuto in mente la “geniale” mossa di fondersi con il Chavdar Etropole (squadra di quarta divisione di cui possedeva una percentuale di minoranza) e con il Litex Lovech, che avrebbe dovuto militare nella seconda divisione come il neo promosso CSKA, e di suggerire alla federazione bulgara di incrementare il numero di squadre partecipanti alla prima divisione da 10 a 14. A quel punto, per il CSKA diventare una delle 4 squadre aggiuntive, dato blasone e seguito, è stato un gioco da ragazzi.

Questa stagione è la prima del nuovo-vecchio CSKA Sofia e chiaramente le critiche a livello internazionale non sono mancate per i metodi utilizzati da Ganchev. Ma in fondo ai tifosi dello CSKA il mezzo non importa quanto il fine, che è quello di essere ritornati nel posto che credono di meritare e, soprattutto, di essersi messi alle spalle le turbolenze delle stagioni passate, almeno fino alla prossima crisi societaria.

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Chi è Matteo Marchello

Nato a Lecce, vive a Londra. Scrive di calcio per Trappoladelfuorigioco.it ed East Journal.

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