TURCHIA: L’inciviltà raggiunge la cima del monte Ararat

Un’idea folle si è tramutata presto in un progetto megalomane e barbaro, a ennesima dimostrazione degli effetti sociali (e simbolici) catastrofici del trentennale conflitto tra Armenia e Azerbaigian e di altre questioni irrisolte nella regione. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Trend, il 10 novembre, giorno in cui in Turchia si commemora la morte di Mustafa Kemal Atatürk, sul versante orientale dell’Ararat – quello affacciato sulla capitale dell’Armenia, Erevan – verranno proiettate le bandiere di Turchia e Azerbaigian attraverso l’utilizzo di una serie di fari. Le proiezioni copriranno la montagna dalla base alla cima e saranno, quindi, visibili dal territorio armeno, a pochi chilometri di distanza. 

Secondo uno dei maggiori promotori di questa iniziativa, il sindaco di Ağri – città turca vicina al confine con l’Armenia –, Savcı Sayan, “la Turchia non poteva rimanere in silenzio davanti all’occupazione del Karabakh e dei distretti circostanti dell’Azerbaigian. Per noi il Karabakh è tutto, così come lo è per l’Azerbaigian. L’Azerbaigian è la nostra anima, perché siamo una nazione in due stati”. Su Twitter, Sayan ha scritto che i lavori stanno procedendo rapidamente, concludendo con un commento ironico: “Spero che il gesto servirà a sollevare il morale dell’Armenia al fronte”. La Turchia è un alleata storica dell’Azerbaigian e ha sempre supportato Baku nella questione del Nagorno-Karabakh. Su pressione azera, nel 1993 Ankara ha rotto i rapporti diplomatici con l’Armenia e da allora il confine tra i due stati è rimasto chiuso, un danno economico enorme per entrambi i paesi.

Il progetto, però, ha poco a che vedere con il Nagorno-Karabakh e, di certo, non aiuterà le vere vittime del conflitto, tra cui le centinaia di migliaia di azeri fuggiti dalla regione negli anni novanta. Il gesto è un’umiliazione assolutamente gratuita verso gli armeni per cui l’Ararat ha un valore simbolico importante: a questa montagna di oltre 5mila metri sono legate l’identità nazionale e la memoria del genocidio armeno del 1915. Disegni e fotografie dell’Ararat si trovano appesi nelle case degli armeni in qualsiasi parte del mondo e, a Erevan, chi può permetterselo è disposto a pagare un prezzo maggiorato per un appartamento dal quale siano visibili Sis e Masis, le due cime dell’Ararat.

Il monte, per gli armeni, rappresenta le terre perdute nella guerra tra la prima repubblica armena e la Turchia (1920) in cui vivevano i loro antenati, finiti vittime del genocidio operato dai turchi. Sembra, quindi, che alcune parti dell’establishment turco, almeno i promotori del progetto, siano passate dal tradizionale negazionismo a una sorta di rivendicazione (per lo meno simbolica) del genocidio.

Con il conflitto tra Armenia e Azerbaigian in corso dal 27 settembre, tanti nodi stanno venendo al pettine e la speranza di vedere armeni, azeri e turchi vivere in pace alle pendici dell’Ararat é sempre più lontana. A farne le spese, gli abitanti della regione: l’area orientale della Turchia è la zona più povera del paese e nei centri abitanti del distretto di Ağri ci si scalda ancora oggi con carbone e letame, ma evidentemente i politici hanno altre priorità. Non è ancora chiaro se il progetto verrà effettivamente realizzato, ma solo il fatto che una follia del genere venga discussa seriamente rende l’idea della gravità della situazione.

Immagine: L’Ararat come visibile nei pressi di Erevan (Alessio Saburtalo)

Chi è Alessio Saburtalo

Alessio Saburtalo è uno pseudonimo. L'autore che vi si cela si occupa principalmente di Caucaso con sporadici sconfinamenti in Russia e Asia Centrale. Saburtalo è un quartiere di Tbilisi.

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