RUSSIA: Amici come prima? Mosca piange la morte di Kim Jong il

di Matteo Zola

Il caro (estinto) leader

Nella notte è morto Kim Jong il, padrone indiscusso della Corea del Nord. È la fine di una dittatura personale iniziata nel 1994. Ma il regime non finirà certo con lui. Kim Jong il, 69 anni (o forse 70), il “caro leader” – come veniva chiamato – pare sia morto sabato 17 dicembre. La notizia è stata diffusa solo oggi: come sempre in questi casi si sceglie la prudenza e si definisce la successione prima di dare ufficialità alla morte del leader.

Il “grande successore” incapace

Il terzogenito Kim Jong Um, 27 o 28 anni, erediterà il potere. Secondo quanto riportato da La Repubblica, pare che la tv di Stato nord-coreana abbia già iniziato a chiamarlo “il grande successore”. La dinastia, che dopo Kim il Sung e Kim Jong il arriva alla terza generazione, si vede consegnata a un leader giovane e inesperto. Il timore di molte cancellerie è che il fragile equilibrio tra Corea del Nord e grandi potenze si spezzi.

Il Cremlino e Pyonyang, una lunga amicizia

La Russia per prima ha espresso il suo cordoglio, una piaggeria che nasconde una certa preoccupazione: Mosca infatti “auspica che la morte del ‘caro leader’ nordcoreano Kim Jong-il non abbia conseguenze sulle relazioni amichevoli tra Russia e Corea del Nord”, come dichiarato da Serghei Lavrov, ministro degli Esteri russo, che prosegue: ”La Corea del nord è un nostro vicino, con cui abbiamo buoni rapporti e naturalmente noi speriamo che questa perdita che ha colpito il popolo nordcoreano non abbia effetto sul futuro sviluppo della nostra amicizia”.

Tra il Cremlino e Pyongyang i rapporti sono di vecchia data. La Repubblica Democratica della Corea del Nord è stata fondata da Kim il Sung, padre del defunto ‘caro leader’, con l’aiuto dell’Unione Sovietica. Quando Kim il Sung muore, nel 1994, si scatena una lotta interna alla nomenklatura militare che come esito ha solo un’ulteriore deriva monarchica. Kim Jong il fonda l’economia del suo Paese – ormai priva dell’appoggio sovietico – su traffici illeciti di armi che arricchiscono l’oligarchia militare lasciando il Paese alla fame.

Il rischio di una guerra civile?

Ora che Kim Jong il è morto, la successione potrebbe non essere pacific e i gravi squilibri e le lotte intestine, potrebbero portare a un sanguinoso cambio di governo con tanto di interventi militari stranieri. Un conflitto aperto tra potenze pare improbabile ma gli interessi geopolitici sull’area sono quelli di sempre: Cina, Russia e Stati Uniti useranno tutte le armi (diplomatiche, economiche e finanziarie) di cui dispongono. Extrema ratio, sarà facile armare le fazioni opposte mascherando con una guerra civile la più classica delle ingerenze.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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3 commenti

    • Modesta domanda: Quale é la scelta migliore tra la continuazione della “monarchia comunista” che letteralmente affama la popolazione, che produce armi atomiche, che nega ogni diritto civile ai suoi sudditi e un rivolgimento anche sanguinoso, che porti, come per i paesi arabi, a un cambiamento di regime.

      • Salve Emilio

        anzitutto grazie per la costanza con cui ci segue. Le dico la mia opinione, per quel che conta: tra continuazione della monarchia comunista e rivolgimento politico sanguinoso secondo me la migliore è nessuna delle due.
        La migliore “moralmente” e “sentimentalmente” intendo.
        Altrimenti bisogna vedere che interessi politici, come cittadini, siamo disposti a perseguire tramite i nostri governi. Diciamo che in campo ci sono Russia, Cina, Usa. Cosa corrisponde di più ai nostri interessi? Ognuno ha la sua opinione. Credo che i nostri governi “atlantici” saranno disposti ad appoggiare un’ingerenza americana che si tradurrà nel finanziamento di una delle parti in causa. Non credo in un intervento diretto, modello Libia. Qui di mezzo c’è la Russia. E con la Russia non si scherza più.

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