KIRGHIZISTAN: Intrighi di palazzo a Bishkek

di Christian Eccher

In una lunga e toccante cerimonia che ha avuto luogo il 1 dicembre scorso, Roza Otunbajeva ha lasciato – con un mese di anticipo rispetto al termine inizialmente previsto – la Presidenza della Repubblica del Kirghizistan al vincitore delle elezioni del 30 ottobre 2011, Almazbek Atambajev. Il mandato di Atambajev è però cominciato con una crisi di governo: pochi giorni fa l’SDPK, il partito socialdemocratico kirghiso a cui appartiene lo stesso Atambajev, ha ritirato l’appoggio all’esecutivo.

Il capogruppo dell’SDPK allo “Jogorku Kenesh”, il parlamento, ha asserito che “un anno fa è nata la coalizione ‘Unità e sviluppo’ con lo scopo di risolvere molti importanti problemi. A causa della mancanza di operatività non si è raggiunta una politica unitaria all’interno della coalizione (…) e per questo il gruppo parlamentare dell’SDPK chiede che si formi una nuova coalizione”.

Il governo e la maggioranza parlamentari attuali sono il frutto dei fatti rivoluzionari dell’aprile 2010, che avevano costretto alla fuga l’ex presidente Bakijev. Le nuove forze vincitrici hanno dato vita alla prima democrazia dell’Asia centrale e, a seguito delle elezioni dell’ottobre 2010, è nata una coalizione composta proprio dall’SDPK, dal partito socialista Ata-Meken, dal partito di centro Respublica e infine da Ata-Jurt, una formazione contraria alla nuova costituzione parlamentare.

Il presidente ad interim Roza Otunbajeva ha nominato premier Almazbek Atambajev, il quale si è dimesso una volta candidatosi alla presidenza della Repubblica, come previsto dalla costituzione. Nel luglio scorso, Roza Otunbajeva ha dato l’incarico di formare un nuovo governo a Omurbek Babanov, fondatore di Respublica – un partito di imprenditori e di miliardari, in tutto e per tutto simile a “Forza Italia” – che ha cementato per un breve periodo le diverse anime della coalizione. La vittoria di Atambajev alle elezioni presidenziali ha creato però un certo fermento nei palazzi istituzionali di Bishkek e sin dai primi giorni di novembre, nonostante fosse ancora in carica Roza Otunbajeva, i principali esponenti politici aspettavano di capire quale linea politica avrebbe seguito il nuovo presidente, se quella tracciata dal suo predecessore o un’altra completamente nuova.

Non è difficile immaginare che dietro alla decisione dell’SDPK di ritirarsi dalla coalizione ci sia proprio Atambajev, che da molti analisti occidentali è stato definito come filo-russo. A testimoniare il fatto che la crisi di governo potrebbe rappresentare un tentativo di creare un governo che piaccia al Cremlino ci sono le dichiarazioni di Felix Kulov, ex primo ministro sotto Bakijev e anima del partito Ar-Namis, l’unico che al momento si trovi all’opposizione. Durante la campagna elettorale del 2010, Ar-Namis (insieme ad Ata-Jurt) aveva apertamente ricevuto l’appoggio propagandistico e finanziario di Mosca.

Nei giorni scorsi, Kulov ha sostenuto di essere pronto a entrare nella compagine governativa. La cosa ha fatto storcere il naso a Omurbek Tekebajev, presidente del partito socialista Ata-Meken, da sempre uomo avverso a ogni forma di dittatura, sostenitore leale e coerente della nuova costituzione. Ata-Meken ha annunciato di essere pronto ad andare all’opposizione ma proprio qualche ora fa l’SDPK ha chiesto ad Atambajev di tornare sui propri passi. A complicare ulteriormente il quadro, ci sono le dimissioni dello “speaker”, ovvero del presidente del parlamento Ahmatbet Keldibekov, membro di Ata-Jurt.

Le dimissioni sono state chieste a gran voce da Ata-Meken, dall’SDPK e da una parte di Ar-Namis. Keldibekov è stato spesso accusato di parzialità nella gestione dei lavori parlamentari. Ancora una volta, però, dietro alla diatriba politica si celano le divisioni fra nord e sud. Keldibekov è nato ed è stato eletto a Osh, il capoluogo del sud del Kirghizistan, dove i nuovi cambiamenti democratici, portati avanti da uomini del nord, non vengono visti di buon occhio. Non è un caso che in molte città del sud, proprio in queste ore, si stiano svolgendo delle manifestazioni a favore dello stesso Keldibekov. In gioco è sempre l’egemonia fra le tribù del nord e quelle del sud, in lotta fra loro sin dall’indipendenza del paese.

Mentre scriviamo, il capogruppo dell’SDPK Tursunbekov, a cui il presidente Atambajev ha affidato il compito di portare avanti le consultazioni e di formare un nuovo esecutivo, sta mettendo a punto una bozza di governo che tenderebbe a coinvolgere quanti più partiti possibili. Nei palazzi di Bishkek si susseguono discussioni estenuanti e febbrili dall’esito non scontato. La democrazia kirghisa, ancora immatura, potrebbe sorprendere nuovamente e ospitare nella maggioranza forze come Ar-Namis, assolutamente contrarie al parlamentarismo.

I giochi e gli intrighi di palazzo rischiano però di smorzare l’entusiasmo dei cittadini che in occasione delle presidenziali dell’ottobre scorso avevano dato appoggio ad Atambajev e che vedono in lui il degno erede di Roza Otunbajeva, una presidente che durante il suo breve mandato ha davvero portato una ventata democratica nella società kirghisa.

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