Scacchi in Armenia: more than a game

Di Marco Filocamo e Alessio Saburtalo

Il gioco degli scacchi raccoglie generalmente un interesse limitato in paesi occidentali come l’Italia, dove la federazione locale contava meno di 16 mila tesserati nel 2019 e la disciplina difficilmente trova risalto nei maggiori quotidiani nazionali. In altre parti del mondo, però, gli scacchi si rivelano un passatempo di largo consumo fino a diventare l’origine di controversie e tensioni simili a quelle da noi associate al mondo del calcio.

La passione per gli scacchi in Armenia, in particolare, raggiunge livelli inimmaginabili per un qualsiasi paese occidentale. Facendo un rapido confronto con l’Italia, l’Armenia, a fronte di neanche 3 milioni di abitanti, ha ben 44 GM (grandi maestri di scacchi, il titolo dei giocatori in assoluto più forti al mondo) rispetto ai 16 italiani. Per meglio visualizzare questa sproporzione, possiamo affermare che, a parità di popolazione, in Armenia sia 56 volte più probabile trovare un GM rispetto all’Italia. Vedendo questi numeri non stupisce che il giocatore italiano più forte, Daniele Vocaturo, sia solo #177 nei giocatori più forti in attività – mentre Fabiano Caruana (#2), benché di origini italiane, fa parte da anni della federazione degli Stati Uniti.

I successi e le polemiche

Gli armeni vengono iniziati al gioco già in giovane età: gli scacchi sono addirittura materia scolastica dal 2011, includendo bambini dai 7 ai 9 anni che si cimentano nel gioco alla pari di materie quali matematica, storia e la lingua locale. A riprova dell’interesse del mondo della politica, da tradizione il presidente armeno in carica è anche il presidente della federazione nazionale di scacchi. Nonostante “la rivoluzione di velluto” (2018) ne abbia interrotto bruscamente la carriera politica, Serzh Sargsyan è rimasto alla guida della federazione e rilascia spesso dichiarazioni relative alle prestazioni dei giocatori armeni.

La forza del movimento è testimoniata dalle ottime performance in tornei internazionali, dato che l’Armenia ha vinto il campionato del mondo a squadre di scacchi nel 2011 e altre tre medaglie di bronzo nello stesso torneo. Il coinvolgimento del paese caucasico in questa competizione è notevole, avendolo organizzato in ben due occasioni (2001 e 2015). L’Armenia ha anche dominato le olimpiadi di scacchi dal 2006 al 2012, conquistando ben tre edizioni dopo averle ospitate nel 1996. La media del livello dei dieci migliori giocatori del paese li vede al sesto posto mondiale, alla pari degli storici rivali dell’Azerbaigian, consolidandone il ruolo di assoluto prestigio a livello internazionale. Alcuni GM non di nazionalità armena, poi, hanno chiare origini armene (ad esempio Samuel Sevian, nato in USA da genitori armeni), oppure hanno cambiato nazionalità successivamente nella loro carriera (Varuzhan Akobian batte ora anch’egli bandiera americana). Garry Kasparov, indiscusso dominatore della scena scacchistica negli anni ‘80 e ‘90, è anch’egli di origini armene da parte di madre. 

A una storia recente gloriosa si accompagnano anche alcune polemiche, quali il ritiro della nazionale dalle Olimpiadi online 2020 in aperto contrasto con la FIDE (Federazione Internazionale degli Scacchi) oppure la squalifica degli Armenian Eagles, vincitori della PRO Chess League ma ritenuti successivamente colpevoli di aver barato per ottenere la vittoria finale contro la squadra americana dei Saint Louis Arch Bishops.

La leggenda di “Iron Tigran

La grande passione per gli scacchi degli armeni viene ricondotta, in epoca moderna, alle incredibili performance di Tigran Petrosian. Nato a Tbilisi da genitori armeni, Tigran è diventato un eroe nazionale in Armenia dopo aver vinto due volte il titolo mondiale (1963 contro Botvinnik, 1966 contro Spassky). Considerato uno dei giocatori più ostici da affrontare nella storia degli scacchi moderna, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Iron Tigran”, Petrosian riuscì a catturare l’intera popolazione fino ad influenzare la scelta del nome di battesimo di molti armeni – negli anni d’oro della sua carriera scacchistica, si narra che migliaia di famiglie abbiano infatti chiamato i loro figli Tigran proprio in onore del grande campione.

Scacchi e politica, i cari nemici azeri

Se la leggendaria sfida Fischer – Spassky del 1972 è stata spesso interpretata come un simbolo della guerra fredda, anche in anni più recenti la politica ha influenzato il mondo degli scacchi in maniera talvolta inaspettata. L’Armenia non fa eccezione, essendo al centro di diverse spinose questioni internazionali, su tutte il conflitto con l’Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh.

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Entrambi i paesi possono contare su giocatori di livello mondiale e l’armeno Levon Aronian (#9) così come gli azeri Shakhriyar Mamedyarov (#7) e Teymur Radjabov (#10) sono fra i giocatori più conosciuti fra gli appassionati, nonché nella top 10 mondiale della FIDE da vari anni. L’inimicizia che scorre fra i due paesi influenza fortemente anche le competizioni scacchistiche, creando una miscela che diventa velocemente esplosiva dato che a esporsi su questioni politiche sono talvolta gli stessi idoli locali. 

Se nel 2007 Radjabov era finito nell’occhio del ciclone per aver parlato di odio verso gli armeni, salvo poi ritrattare parzialmente le proprie dichiarazioni, gli stessi Aronian e Mamedyarov si sono esposti in maniera molto netta sulla questione del Nagorno-Karabakh in questi giorni di tensione. Mamedyarov, nato a Zangilan, una zona attualmente sotto l’occupazione armena, ha affidato a un post su Facebook i suoi pensieri sul conflitto in corso. Ricordando l’arrivo dell’esercito armeno nella sua città natale, dove non può tornare così come tanti suoi compatrioti, ha condannato l’Armenia e difeso le posizioni azere sulla questione. Al contempo, Aronian ha scritto in un tweet che la sua famiglia è originaria del Karabakh e di essere sicuro che gli armeni “difenderanno il proprio onore come hanno sempre fatto nella loro storia”. L’armeno si è, poi, addirittura detto pronto ad arruolarsi nell’esercito per “difendere la patria dall’aggressione azera”.

I due giocatori erano buoni amici in passato, ma stando alle parole di Aronian la loro relazione si è raffreddata anche a causa delle tensioni fra i due paesi. Il conflitto del Nagorno-Karabakh ha anche indirettamente influenzato lo sviluppo scacchistico del giovane campione armeno, allenato dal GM Melikset Khachiyan che era stato accolto dalla famiglia Aronian dopo essere scappato da Baku a causa della guerra del 1988-1994. Aronian lega l’arrivo in Armenia dei connazionali provenienti dalla capitale azera, più aperta alla scena internazionale di Erevan, alla crescita della scena scacchistica armena, avvenuta proprio ad inizio anni ‘90. 

Già nel passato, peraltro, la questione del Nagorno-Karabakh si era fatta sentire prepotentemente sulle scacchiere con la mancata partecipazione della forte squadra armena alle olimpiadi di scacchi del 2016. La scelta di Baku come sede dell’evento ha posto la federazione armena di fronte a una difficile scelta: partecipare in territorio ostile oppure rinunciare. Benché lo stesso Aronian, giocatore più rappresentativo della compagine armena, avesse partecipato solo l’anno precedente alle European Individual Chess Championship a Baku (con un bodyguard personale), la federazione armena decise di ritirare la squadra.

A riprova dei reciproci sgambetti in campo scacchistico, la stessa squadra azera non aveva partecipato né al campionato del mondo a squadre del 2015 né alla European Individual Chess Championship del 2014, entrambe organizzate, lo ricordiamo, in territorio armeno. Infine, il cambio di sede del torneo per stabilire lo sfidante del campione del mondo nel 2011, inizialmente previsto a Baku e successivamente spostato a Kazan, è stato motivato anche dalle pressioni dovute alla potenziale presenza di Aronian in territorio azero.

Cose turche

L’Armenia ha rapporti difficili anche con il suo vicino occidentale, la Turchia. Lo spettro del mancato riconoscimento del genocidio armeno da parte di Ankara e il supporto turco per l’Azerbaigian sulla questione del Nagorno-Karabakh avvelenano, infatti, i rapporti con Erevan. I due paesi non intrattengono relazioni diplomatiche e il confine che condividono è chiuso ormai da quasi trent’anni. 

Non a caso, un altro scandalo nel mondo degli scacchi degli anni recenti riguarda proprio un triangolo fra Turchia, Armenia e Azerbaigian. Nel 2019 a Maria Gevorgyan, grande maestro femminile (WGM) è stata negata la partecipazione al Sivas Buruciye Chess Open, torneo organizzato in Turchia. La motivazione ufficiale degli organizzatori nel ritrattare l’invito alla giocatrice è stata la mancanza di fondi, ma in un secondo carteggio è stato chiaramente indicato un ultimatum da parte degli atleti azeri. Se Gevorgyan avesse partecipato, gli azeri non si sarebbero presentati. In questo caso la FIDE stessa è intervenuta, proibendo ai responsabili di questo atto discriminatorio di organizzare ulteriori eventi scacchistici. La decisione finale è stata tuttavia decisamente tardiva, dato che è arrivata solo all’inizio del 2020 a evento ampiamente concluso e senza ulteriori indagini sulle presunte pressioni azere.

Scrivere di scacchi in Armenia significa scoprire un livello di passione che ricorda da vicino l’amore nostrano per il calcio. I GM armeni sono delle celebrità in patria e gli stessi giocatori affermano di ricevere spesso cene o regali inaspettati da parte dei loro connazionali. La passione si trasferisce online sui forum scacchistici, dove i commentatori armeni serrano subito i ranghi in difesa di Tigran L. Petrosian (omonimo del campione del mondo) al minimo accenno del recente scandalo Armenian Eagles. Studiare l’argomento, però, regala anche uno spaccato sfaccettato della vita in Armenia, un paese in perenne stato di tensione con Azerbaigian e Turchia e dove la politica internazionale influenza notevolmente la vita degli abitanti anche in territori inaspettati.

Immagine: Armenian Geographic

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