Pillole di filosofia russa/2: L’illuminismo russo

L’articolo fa parte della nuova rubrica di East Journal, curata da Arianna Marchetti, dedicata alla filosofia russa, dalle origini ai tempi moderni. Qui la prima puntata.

I pensatori emersi dagli strati della nobiltà russa dell’inizio del diciottesimo secolo fecero notevoli progressi nello sviluppo delle idee filosofiche. La gamma di riflessioni della “dotta compagnia” pietrina includeva problemi sull’essenza della filosofia, della materia e sullo sviluppo della teoria della conoscenza, della società individuale e della storia. Anche se la nascita di un movimento intellettuale non può mai essere ricondotta al lavoro di pochi pensatori, nelle opere di alcuni intellettuali del tempo si possono rintracciare determinati spunti che hanno contribuito in modo decisivo alla sua formazione.

Quando si parla di illuminismo russo, Feofan Prokopovič (1677-1736) è un nome che non può certo essere ignorato. Professore e rettore dell’Accademia Mohiliana di Kiev, oltre che arcivescovo, Prokopovič giocò un ruolo fondamentale nell’appoggiare le riforme pietrine, nel sostenere l’assolutismo illuminato e nel cercare di riconciliare i principi della fede con quelli della conoscenza. Nella sua filosofia Prokopovič concepisce una relazione tra religione e scienza che permette a quest’ultima di svilupparsi sotto il dominio di una visione del mondo religiosa. Nonostante la rilevanza della religione nella sua filosofia, Prokopovič riconosceva che le fonti religiose non possono essere considerate autorevoli in campo scientifico. Le tendenze secolari e materialiste appaiono solo allo stato embrionale in Prokopovič. Le sue idee furono ulteriormente elaborate dal lavoro di Vasilij Tatiščev e Antioch Kantemir, personaggi di grande rilievo dell’illuminismo russo.

Vasilij Tatiščev (1686-1750) fu il primo intellettuale russo a esaminare e a mettere in discussione questioni epistemologiche e a opporle a concezioni religiose, fanatiche e provvidenzialiste della storia: sosteneva infatti che gli avvenimenti socio-politici dipendessero da fattori oggettivi, come lo sviluppo dell’industria, la popolazione e l’educazione. Diversamente da Prokopovič, Tatiščev appoggiava una netta divisione tra religione e scienza: quest’ultima doveva occuparsi dello sviluppo materiale dell’uomo, mentre la prima era responsabile dello sviluppo dell’anima. Conoscendo bene le teorie di Copernico e Galileo, come di altri scienziati europei del tempo, egli criticò teologi e clericali nel riflettere sul funzionamento dell’universo. Per Tatiščev la filosofia era considerata la scienza dell’uomo per eccellenza, un mezzo per raggiungere risultati pratici per il miglioramento della vita; ma per ottenere tali risultati la filosofia doveva essere liberata dalle influenze della religione, in quanto vista come un impedimento per lo sviluppo delle scienze “corporee” (materiali). Nel difendere l’indipendenza della filosofia e nel rivelare le ragioni della lotta della chiesa contro di essa, a volte espresse idee anche più radicali degli illuministi francesi o dei materialisti del XVIII secolo.

Antioch Kantemir (1709-1744), forse il più conosciuto tra gli esponenti dell’illuminismo russo grazie alla sua carriera diplomatica e alle sue opere satiriche, si ispirò alla posizione secolare di Tatiščev. Tuttavia, per Kantemir la filosofia non era semplicemente l’insieme delle scienze naturali, ma piuttosto un’attitudine alla conoscenza di questioni naturali come soprannaturali. Per Kantemir dunque, la filosofia non dovrebbe solo occuparsi di scienze materiali ma anche di quelle spirituali, quali la logica, l’etica e la metafisica. La visione del mondo di Kantemir è caratterizzata da una peculiare combinazione di idee secolari, teologiche e razionaliste, nonché da una nozione di rigida separazione tra anima e corpo ispirata dalla filosofia cartesiana. Come Prokopovič e Tatiščev, Kantemir fu inoltre un fervente difensore del progetto di un educazione universale, la quale era concepita come il modo migliore per modernizzare la Russia.

Già a metà del diciottesimo secolo l’idea che la forza, il potere e il futuro della Russia dipendessero dalla diffusione dell’istruzione e dallo sviluppo di scienza, arti e mestieri divenne una parte inseparabile della coscienza nazionale della società. Il lavoro di Prokopovič e sodali rifletteva il cambiamento della filosofia russa. Lo sviluppo della tecnologia stava portando in primo piano le scienze della natura, mentre lo studio di quest’ultima cessò di essere un’introduzione alla teologia. Ciò ha portato a una riorganizzazione essenziale della teoria della conoscenza, a cambiamenti nello stile di pensiero. Gli illuministi di questo periodo lodarono la forza e il potere della ragione umana, si opposero al dogmatismo e insistettero sul beneficio dell’applicabilità pratica della conoscenza. Le loro opere promossero la formazione dell’illuminismo russo e furono il terreno su cui si svilupparono le idee di Lomonosov, Radiščev e altri importanti pensatori russi del XVIII secolo.

Immagine: E. Širokov – “E quindi essere! (Pietro I e V. Tatiščev)”, 1999

Chi è Arianna Marchetti

Assistente di ricerca e studentessa di filosofia presso l'università cattolica di Lovanio, si occupa principalmente di filosofia politica, teoria critica e filosofia russa.

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