CROAZIA: Il parlamento vota la fiducia, nasce il secondo governo Plenkovic

Nella serata di giovedì 23 luglio, il parlamento croato ha votato la fiducia al nuovo governo guidato da Andrej Plenković, al suo secondo mandato consecutivo. La netta vittoria alle elezioni del 5 luglio scorso ha permesso all’Unione Democratica Croata (HDZ) di poter fare a meno dei voti dell’estrema destra, capitanata dal Movimento Patriottico (DPMŠ) di Miroslav Škoro, e dei rivali del Partito Socialdemocratico (SDP), in quella che sarebbe stata la prima “grande coalizione” nella storia del paese.

Oltre ai 66 membri dell’HDZ, hanno votato a sostegno del nuovo esecutivo le minoranze nazionali, che possono contare su 8 seggi, il Partito Popolare Croato (HNS) e i Riformisti (NS-R), entrambi con un seggio a testa. Complessivamente sono stati 76 i voti favorevoli, esattamente il numero necessario per raggiungere la maggioranza.

Non è da escludere, però, che durante l’estate Plenković possa convincere altri parlamentari, sottraendoli magari al partito di Škoro, per allargare così il margine di voti ed evitare rischi.

Squadra che vince non si cambia

Così come promesso in campagna elettorale, il numero di ministeri è stato ridotto da 20 a 16 ma solo quattro di essi sono stati assegnati a donne. Guardando la squadra messa in campo emerge chiaramente la continuità con il governo precedente. Ben 13 ministri su 16 sono infatti stati riconfermati o semplicemente cambiati di ruolo. Tra i nomi più illustri quello del ministro della Salute Vili Beroš, in assoluto il più votato con oltre 35 mila preferenze, Zdravko Marić, confermato ministro delle Finanze, e il ministro degli Interni Davor Božinović. Questi ultimi due sono stati nominati anche vice premier. Confermato anche Gordan Grlić Radman al ministero degli Affari esteri ed europei. Chi invece ha cambiato dicastero è stato Tomislav Ćorić, già ministro della Protezione Ambientale e ora titolare dell’Economia.

Tra le facce nuove Nikolina Brnjac, ministro del Turismo e dello Sport, e Nataša Tramišak, che avrà il difficile compito di gestire i fondi europei con il ministero dello Sviluppo Regionale.

Per quanto riguarda le minoranze, fondamentali per la formazione del governo, Boris Milošević del Partito Democratico Indipendente Serbo (SDSS) ricoprirà il ruolo di vice primo ministro incaricato degli affari sociali e dei diritti umani, mentre Furio Radin (minoranza italiana) è stato confermato vice presidente del parlamento. Carica che verrà ricoperta anche da due rappresentanti dell’opposizione, Škoro e il socialdemocratico Rajko Ostojić.

Le prossime sfide

Il secondo governo Plenković avrà davanti a sé sfide impegnative, prima fra tutte la difficile lotta contro il coronavirus. Nelle ultime settimane i numeri dei nuovi contagi sono tornati a salire superando persino quelli di aprile. A questo è legata la pesante crisi economica che sta colpendo il paese e, soprattutto, il settore turistico. Il prossimo governo dovrà mettere in campo una risposta adeguata per evitare un peggioramento delle condizioni economiche e provare a limitare l’emigrazione giovanile, vera e propria piaga per il paese.

Altra questione delicata riguarda l‘approvazione della legge sulla ricostruzione di Zagabria dopo il terremoto del 22 marzo scorso. La legge sarebbe dovuta essere approvata già prima delle elezioni ma l’HDZ aveva deciso di rimandarla provocando la dura reazione della coalizione della sinistra ecologista Možemo che proprio a Zagabria ha ottenuto uno straordinario successo con il 23% dei voti. L’anno prossimo sono previste le elezioni per il nuovo sindaco della capitale e, al momento, il principale nome in campo sembra essere quello di Tomislav Tomašević, leader di Možemo, che potrebbe ottenere anche il supporto di parte dell’SDP e scalzare così, dopo vent’anni, l’eterno Milan Bandić.

Infine, Plenković ha ribadito la possibilità per la Croazia di adottare l’euro entro la fine di questo suo secondo mandato.

Nonostante l’ampio successo elettorale quindi, per il primo ministro Plenković si prospetta un avvio di legislatura tutt’altro che semplice.

Foto: Vlada.gov.hr

Chi è Marco Siragusa

Nato a Palermo nel 1989, sta concludendo un dottorato all'Università di Napoli "L'Orientale" con un progetto sulla transizione serba dalla fine della Jugoslavia socialista al processo di adesione all'UE. Collabora con EastJournal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani e scrive settimanalmente per Nena-News.

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