RUSSIA: Se anche il gelato fa “propaganda LGBT”

Nella Russia di oggi, la ‘propaganda LGBT’ è una questione all’ordine del giorno. L’ennesimo dibattito sulla diffusione tra i minori di “informazioni che promuovono la negazione dei valori tradizionali della famiglia” riguarda una nota marca di gelato, i cui colori variopinti sono finiti nell’occhio del ciclone.

Tutto inizia lo scorso 3 luglio, con un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il gruppo di lavoro per la preparazione degli emendamenti alla Costituzione, approvati in seguito al referendum tenutosi due giorni prima. Alla riunione partecipavano le rappresentanti dell’Unione russa delle donne, un’organizzazione che dal 2018 ha uno status parastatale. Presieduta dall’ex-deputata del partito Russia Unita Ekaterina Lakhova, l’organizzazione si pone l’obiettivo di assistere lo stato nell’attuazione delle politiche familiari e demografiche, attraverso “il rafforzamento della famiglia” e “la rinascita dei valori morali e spirituali”.

Nel corso dell’incontro, i presenti hanno commentato l’iniziativa delle ambasciate statunitense e britannica a Mosca di appendere una bandiera arcobaleno fuori dai propri edifici lo scorso 25 giugno, durante il mese dell’orgoglio LGBT. A tal proposito, Lakhova ha espresso preoccupazione circa l’influenza che le confezioni e i cartelloni pubblicitari variopinti del gelato “Raduga” – che in russo vuol dire “Arcobaleno” – possono avere sui bambini. Secondo Lakhova, la combinazione del nome e dei colori viola, verde, giallo e rosa del gelato in questione (in foto) contriburebbe indirettamente a diffondere la bandiera arcobaleno, rappresentando quindi una forma di ‘propaganda LGBT’.

L’ex-deputata si è direttamente rivolta a Putin chiedendo di far attenzione “ai valori che abbiamo cercato di inserire nella Costituzione”. Il recente referendum ha infatti iscritto nella Costituzione russa un divieto sul matrimonio tra persone dello stesso sesso e un riferimento ai “valori della famiglia” (ovviamente, di quella ‘tradizionale’). Putin si è mostrato d’accordo con Lakhova, dichiarando che se le confezioni e le pubblicità del gelato promuovono “valori non tradizionali”, allora vanno controllate, purché lo si faccia in maniera “non aggressiva”. Così, mentre c’è chi usa la metafora dei gusti del gelato per educare alla complessità delle identità di genere e degli orientamenti sessuali, in Russia il dibattito su gelato e LGBT ha preso una piega completamente diversa.

Oltre ad aver fatto il giro dei social media russi (sui quali ci si è chiesti se Putin avrebbe vietato non solo la bandiera arcobaleno o il gelato incriminato, ma qualsiasi fenomeno di dispersione della luce), la vicenda ha ovviamente suscitato la reazione dell’azienda che produce il gelato “Raduga“. Negando le accuse di ‘propaganda LGBT’, il vice-presidente dell’azienda Čistaja Linija ha dichiarato che l’arcobaleno è semplicemente “un simbolo di felicità” ed ha approfittato dell’occasione per ribadire il proprio fermo sostegno ai valori tradizionali sanciti dal referendum.

L’episodio farebbe sorridere, se non fosse che la legge che vieta la propaganda dei cosiddetti valori non-tradizionali, in vigore dal 2013 e dichiarata discriminatoria dalla Corte europea dei diritti umani nel 2017, continua a rendere impossibile la vita delle persone LGBT – incoraggiando l’omo-bi-transfobia, lo stigma e la discriminazione di minoranze già vulnerabili sul piano socio-economico – nonché a minacciare chi si fa portavoce dei loro diritti.

Ne sono un doloroso promemoria l’omicidio di Elena Grigorieva, attivista per i diritti LGBT e pacifista uccisa un anno fa a San Pietroburgo, o ancora il caso che coinvolge Yulija Tsvetkova, giovane attivista femminista e LGBT di Komsomol’sk-na-Amure. Tsvetkova è accusata di diffusione di materiale pornografico sul gruppo “I monologhi della vagina”, da lei gestito sul social network VKontakte. Mentre scontava gli arresti domiciliari (dal novembre 2019 al marzo di quest’anno), a gennaio l’attivista era stata costretta a pagare una multa di 50.000 rubli (circa 58€) per aver diffuso un disegno raffigurante due famiglie LGBT (ne avevamo parlato qui).

Se condannata, Yulija Tsvetkova rischia fino a 6 anni di carcere. Nelle ultime settimane si sono tenute numerose manifestazioni in suo sostegno in diverse città della Russia, da San Pietroburgo a Komsomol’sk-na-Amure. Mentre dalle istituzioni la retorica sui valori tradizionali e la ‘propaganda LGBT’ si fa sempre più incalzante, c’è ancora chi, dal basso, lotta per una visione diversa della società, della famiglia e della donna – anche a costo della propria libertà.

Foto: Čistaja Linija

Chi è Laura Luciani

Nata a Civitanova Marche il giorno in cui tre presidenti riuniti in una dacia firmavano un accordo sulla dissoluzione dell'URSS. Attualmente è dottoranda in scienze politiche presso la Ghent University (Belgio), con una ricerca sulle politiche dell'Unione europea per la promozione dei diritti umani e il sostegno alla società civile nel Caucaso meridionale. Oltre a questi temi, si interessa di spazio post-sovietico in generale, di femminismo e questioni di genere, e a volte di politiche linguistiche. E' co-autrice del programma "Kiosk" di Radio Beckwith.

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