AZERBAIGIAN: Cittadini azeri bloccati alla frontiera russa

Il 14 giugno nei pressi del villaggio russo di Kullar, al confine tra Daghestan e Azerbaigian, un nutrito gruppo di cittadini azeri è insorto contro le autorità locali. Dietro le ragioni della protesta vi sono la corruzione della polizia locale e le precarie condizioni igieniche dei campi provvisori istituiti per far fronte all’arrivo in massa di azeri nella regione, bloccati al confine del loro paese natio a causa della chiusura delle frontiere, avvenuta in aprile. Tra le accuse alla polizia locale vi è anche quella di corruzione e favoritismi nei confronti di alcuni cittadini.

La nascita dell’emergenza

In seguito all’esplosione dell’epidemia di Covid-19 nel territorio della Federazione Russa, numerosi lavoratori emigrati dal vicino Azerbaigian hanno perso il lavoro. Trovandosi impossibilitati a rimanere nel paese senza una fonte di sostentamento, molti di loro hanno deciso di tornare in patria intraprendendo un faticoso viaggio via terra. Tuttavia, la chiusura dei confini tra Azerbaigian e Russia, decisa dal governo di Baku il 18 marzo, ha causato un affollamento di cittadini azeri in Daghestan, ritrovatisi improvvisamente senza fissa dimora e impossibilitati a rimpatriare, a causa del numero limitato di accessi al paese imposto dal governo.

L’emergenza sanitaria si è rapidamente trasformata in una crisi umanitaria, con le autorità costrette a trovare soluzioni d’emergenza per fornire una sistemazione al crescente gruppo di migranti ritrovatisi bloccati al confine del loro paese natio. Inizialmente redistribuiti tra moschee, alberghi ed altre sistemazioni provvisorie, il numero di profughi è rapidamente cresciuto, fino a obbligare il governo della regione, coadiuvato dal ministero delle Situazioni d’Emergenza, a istituire dei campi di accoglienza nei pressi del confine.

Mentre nel campo situato nel distretto di Magarramkent la situazione è stata rapidamente risolta con il rimpatrio dei cittadini, le cose sono andate diversamente a Kullar. In questo villaggio di confine, il numero di ospiti è rapidamente cresciuto, mentre le condizioni del loro soggiorno sono peggiorate. A ciò si sono sommati i trattamenti sommari della polizia nei confronti dei cittadini azeri, che hanno denunciato le differenze nel trattamento per chi era disposto a pagare delle tangenti in cambio di un più rapido inserimento nelle liste dei rimpatriati, indipendentemente dalla data di arrivo.

L’insorgere delle proteste

Frustrati dalle scarse condizioni igieniche e dalla faziosità della polizia, una sessantina di cittadini azeri ha indetto il 3 giugno uno sciopero della fame, con la speranza di attirare l’attenzione sul problema creatosi. Tuttavia, la reazione dell’elite politica non è stata sufficiente: l’accordo telefonico tra i presidenti dei due paesi, Vladimir Putin e Heydar Aliyev per il graduale rimpatrio dei cittadini bloccati non ha velocizzato la risoluzione dell’emergenza, né migliorando le condizioni di vita nei campi né ponendo fine alla corruzione della polizia.

In un clima di crescente tensione e disinteresse della politica la situazione è rapidamente degenerata, finendo col generare una protesta di massa dei cittadini azeri, che nella notte tra il 14 e il 15 giugno hanno lasciato il campo di Kullar per recarsi verso il confine, cercando di aprire una breccia per entrare illegalmente in Azerbaigian. Così, mentre un gruppo ha bloccato l’autostrada, il resto dei fuggitivi ha iniziato a scagliare sassi contro la polizia, posta a guardia della frontiera. La reazione delle forze dell’ordine non si è fatta attendere: i rinforzi sono prontamente arrivati sul posto, arrestando 93 dei presenti e disperdendo gli altri. In seguito, la procura ha avviato un’indagine contro dieci degli arrestati per aver attaccato la polizia e danneggiato i loro veicoli.

Sebbene la protesta si sia conclusa con uno scontro e numerosi arresti, ha avuto l’effetto di attirare l’attenzione della politica, che ha iniziato a mobilitarsi per risolvere il problema. Oltre a un nuovo colloquio telefonico tra Putin e Aliyev, anche il primo ministro azero, Shanin Mustafayev, è intervenuto, coordinandosi con il governatore del Daghestan, Vladimir Vasiliyev, per rimpatriare i cittadini azeri e, al tempo stesso, permettere ai cittadini russi  residenti in Azerbaigian di venire rimpatriati.

Condizioni migliori, confini bloccati

Per migliorare la situazione, il governo di Baku ha mandato presso il villaggio di Kullar una delegazione, con l’obiettivo di verificare le condizioni dei cittadini azeri e fornire loro assistenza. Come risultato, già dal 24 giugno la situazione è migliorata, con l’ampliamento della mensa e l’istituzione di un punto dove viene fornita assistenza medica. Tuttavia, queste misure sono solo provvisorie e potrebbero non bastare, in quanto il governo azero ha recentemente prolungato le misure di lockdown fino al 1 agosto, rendendo più difficile il rimpatrio dei propri cittadini. A nulla sono servite le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, a cui Baku  ha replicato con la minaccia di ritirarsi dall’istituzione.

Permane dunque la situazione di tensione al confine, ed è tutt’altro che improbabile la possibilità che i cittadini azeri, stremati dalla situazione di stallo nei campi, tornino a protestare per poter tornare in patria.

Foto: pressklub.az

Chi è Carlo Alberto Franco

Nato a Torino nel 1994, inizia a interessarsi di Russia e affini grazie a una Laurea Triennale in mediazione linguistica. In seguito frequenta il MIREES di Bologna e trascorre vari periodi in Russia e Kazakistan. Nel tempo libero si dedica alla musica e alla letteratura.

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