SERBIA: La “Belgrado sull’acqua” si farà

“Vučić visita “Belgrado sull’acqua”: la torre più alta della Serbia sarà completata in 15 mesi”, scrive trionfalmente il quotidiano belgradese Blic del 15 giugno, con tanto di immagini del presidente Aleksandar Vučić (che ha ottenuto una maggioranza senza precedenti alle politiche di domenica 21 giugno) insieme a Muhamed Alabar, il direttore della Eagle Hills, la mega azienda immobiliare emiratina che da qualche anno sta mutando il volto urbanistico di Belgrado. Ora, il faraonico (quanto contestato) progetto Beograd na vodi potrà continuare a correre senza ostacoli di sorta.

L’urbanismo sociologico della “Belgrado sull’acqua”

Beograd na vodi è un progetto che merita di essere visitato almeno virtualmente entrando nelle pagine eleganti e raffinate del suo sito, naturalmente bilingue: il rendering è curato ed avveniristico, le promesse sono altisonanti: “un nuovo capitolo della storia di Belgrado”, con visioni di grattacieli molto stile Dubai e di condomini dalla personalità estetica non particolarmente forte, in cui abitanti felici si visibilizzano su terrazze e balconi. Non mancherà un enorme centro commerciale – il più grande mall dei Balcani, si afferma – attraente simbolo del capitalismo odierno che fa delle merci una spettacolare promessa di felicità, anche se il salario medio in Serbia gira attorno ai 500 euro.

Non importa: è evidente l’obiettivo di gentrificare tutta questa area belgradese che si affaccia sulla Sava, in una operazione che non è solo urbanistica, ma anche sociologica. Perché si tratta di fare finalmente un vasto quartiere esclusivamente borghese per quella classe media serba che cominciò a prendere forma tra la burocrazia del partito e le tecnocrazie delle aziende autogestite ancora negli anni ottanta del secolo scorso per poi diventare i nouveaux riches ed i ratni profiteri – ovvero chi profittò dalle guerre negli anni Novanta. Per arrivare all’oggi, in cui – secondo l’ultimo “Human Development Paper for Income Inequality in the Republic of Serbia” – la disuguaglianza dei redditi serba è la più alta di tutti i paesi dell’Unione europea e di quelli candidati ad entrarvi, con l’esclusione della Turchia.

La trasformazione di Belgrado

Per alcuni versi il Belgrade Waterfront è oggi l’opposto perfetto, ideologicamente parlando, di quella Novi Beograd che invece doveva nel dopoguerra titoista e “partigianocratico” realizzare ex novo il sogno o l’utopia di una capitale a misura socialista e modernista, separata anche fisicamente dalla vecchia Belgrado monarchica e piccolo-borghese (si veda il lavoro di Brigitte Le Normand, “Designing Tito’s Capital”, University of Pittsburgh Press 2014).

Ma l’attuale cantiere di questa “Belgrado sull’acqua” appare anche, per alcuni versi, un curioso déjà vu, una ripetizione deformata che la storia talvolta beffardamente sa presentare. Sì, perché un ambizioso “Waterfront” a Belgrado esiste già da tempo. Si tratta del monumentale Hotel Jugoslavija, un cinque stelle aperto nel 1969, affacciato sul Danubio, esempio di “lusso socialista” e di grandeur hôtellière per una Jugoslavia che si voleva cerniera strategica tra est ed ovest. Ospitò personaggi illustri ma anche criminali di guerra, tra cui il famigerato Arkan, che diventò coproprietario della struttura. Infine, nel 1999, venne colpito e gravemente danneggiato dai bombardamenti della NATO. Oggi funziona ancora, ma senza più i fasti dell’irripetibile passato: è solo un garni a tre stelle dai prezzi assai contenuti. Su questo grande parallelepipedo dall’aria rétro è stato fatto un film nel 2017 da Nicolas Wagnières (Hotel Jugoslavija) in cui il regista – di origine jugoslava ma nato e residente in Svizzera – ha voluto esplorare la storia dell’edificio in epoche diverse interrogando i suoi ex impiegati: “Il risultato è un singolare continuum spazio-temporale che proietta una forma di inconscio collettivo e una parte della propria identità”, dato che anche la madre del regista vi racconta i suoi ricordi della Belgrado post bellica.

Ma anche attorno all’hotel e alla sua area fluviale ricca di spavlovi sono nell’aria ambiziosi progetti edilizi terribilmente simili a quelli in via di realizzazione sulla Sava. Se sarà così, Belgrado andrà vieppiù disneyficandosi (un po’ come Skopje) in una omologazione volgare quanto avvilente. E il “Lamento per Belgrado” di Miloš Crnjanski assumerebbe oggi il segno (giustificato) di una nostalgia del tutto diversa.

Foto: Beograd na vodi/Facebook

Chi è Vittorio Filippi

Sociologo, docente Università Ca’Foscari e Università di Verona, si occupa di ricerca sociale, soprattutto nel campo della famiglia, della demografia, dei consumi. Collabora nel campo delle ricerche territoriali con la SWG di Trieste, è consulente di Unindustria Treviso e di Confcommercio. Insegna sociologia all’Università di Venezia e di Verona ed all’ISRE di Mestre. E’ autore di pubblicazioni e saggi sulla sociologia della famiglia e dei consumi.

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