RUSSIA: Putin trionfa. Anche la Crimea vota sì al referendum costituzionale

La settimana di votazioni per il referendum costituzionale indetto dal presidente della Federazione Russa Vladimir Putin si è conclusa: dal 25 giugno al 1 luglio i cittadini di tutto il paese, compresi i residenti della Repubblica autonoma di Crimea, hanno votato per approvare gli oltre 200 emendamenti alla Costituzione del 1993. Putin trionfa con il il 77,92%.

A distanza di 6 anni dal referendum popolare che portò all’annessione della Crimea, Putin si appresta a mettere insieme un consistente bottino di consensi per legittimare (e ribadire) la sovranità russa sulla penisola, che viene denunciata ripetutamente dalla comunità internazionale a suon di sanzioni.

Messi alle strette dall’aggravarsi della crisi economica a causa degli effetti del Covid-19, i cittadini della penisola si trovano a fare i conti con il sempre più controproducente isolamento e l’ormai totale dipendenza da Mosca. Tenendo conto dello sgretolamento del rating personale di Putin, che dall’85% del 2014 è calato in picchiata fino a raggiungere meno del 60%, la Crimea si proietta verso uno scenario in cui l’apparente stabilità propagandata dal Cremlino per coprire un clima di incertezza cronica potrebbe perdurare almeno fino alle prossime elezioni presidenziali del 2024.

Grande affluenza a sostegno delle modifiche costituzionali 

Nel corso della settimana elettorale, circa l’81% degli aventi diritto di voto si è recato ai seggi: alla chiusura ufficiale, la commissione elettorale centrale ha comunicato che il 90% degli elettori avrebbe votato a favore degli emendamenti costituzionali. Il Cremlino sembrerebbe essere riuscito nell’intento di mobilizzare la popolazione, complici la dislocazione di seggi elettorali mobili – perfino in spazi pubblici all’aperto – e la campagna informativa, che ha portato le autorità russe a spendere 40 milioni di rubli soltanto nella città di Sebastopoli.

Sul piano internazionale, il Parlamento europeo concorda con quanto dichiarato dal Parlamento ucraino circa l’illegalità delle votazioni in Crimea, e pertanto i risultati elettorali saranno considerati nulli. Contrariamente a quanto dichiarato in via ufficiale, una delegazione francese guidata dall’europarlamentare Thierry Mariani ha visitato la penisola per “monitorare la condotta del referendum” durante le ultime due giornate di votazioni. Al fine di evitare uno scandalo politico, il Parlamento europeo ha immediatamente preso le distanze da quanto accaduto, specificando che l’organo europeo non è da ritenersi coinvolto in tale situazione e che la delegazione non era ufficiale.

Rinnovate le sanzioni UE alla Russia

Allo scadere delle sanzioni economiche applicate nei confronti della Federazione Russa, il Consiglio dell’Unione Europea ha proceduto al rinnovo delle stesse per ulteriori sei mesi (anziché i dodici previsti), in quanto non si sono verificati progressi significativi nell’implementazione degli accordi di Minsk. Nonostante la comunità internazionale ribadisca l’efficacia del regime sanzionatorio contro la Russia, il quale andrà ad aggiungersi alla recessione profonda che ha già travolto l’economia del paese, il perdurare di quest’arma a doppio taglio fa discutere alcuni governi europei, tra cui l’Italia, per cui il mercato russo rappresenta un porto sicuro. Secondo un’analisi di Coldiretti, in seguito alla chiusura delle frontiere UE ai viaggiatori provenienti dalla Russia – a causa dell’alto numero di contagi registrati nelle ultime settimane – il nostro paese subirà un calo del turismo pari al 54% rispetto al 2019.

Nel corso degli anni, le sanzioni hanno danneggiato investimenti finanziari esteri diretti a settori strategici presenti sul territorio della penisola di Crimea. Nonostante l’allocazione di investimenti stanziati dalla Russia per la costruzione di progetti infrastrutturali dal valore di miliardi di dollari, la penisola soffre per la carenza di risorse idriche adeguate e il costo della vita è sproporzionato rispetto alla qualità dei servizi. Infine, l’industria del turismo – che prima dell’annessione generava gran parte dei profitti – ora più che mai rischia di subire un declino permanente negli anni a seguire.

Il dibattito sull’effettività delle sanzioni non si è esaurito: al contrario, è ritornato in auge in seguito ai piani avanzati dal governo israeliano sull’annessione formale di insediamenti in Cisgiordania. Trovandosi di fronte ad una violazione del diritto internazionale, ci si aspetta che l’UE proceda in maniera del tutto rigorosa come nel caso dell’annessione russa della Crimea. Eppure, l’UE non ha ancora concordato l’avanzamento di misure punitive in caso di fatto compiuto: questa mancata presa di posizione unanime va inevitabilmente a intaccare la credibilità delle sanzioni, ormai periodicamente rinnovate nei confronti della Russia, facendo dubitare dell’obiettività dell’UE nell’osservanza del diritto internazionale.

Alla Russia importa ancora della Crimea?

Vladimir Putin non avrebbe mai e poi mai previsto che una crisi epidemiologica lo avrebbe messo alle strette. Sebbene la pandemia da Covid-19 continui a mietere vittime, il presidente ha sulle proprie spalle la responsabilità di risollevare le sorti dell’economia nazionale.

Se in passato la Russia aveva intessuto un rapporto paternalistico verso la Crimea, ora c’è il rischio che il costo dell’annessione diventi un peso non indifferente sul bilancio statale e che Mosca sia dunque costretta a ricalibrare il glorioso progetto di integrazione iniziato sei anni fa.

Foto: AFP

Chi è Martina Urbinati

Mi occupo di processi di democratizzazione e rafforzamento dello stato di diritto in Russia e Ucraina. Inoltre, tra i miei interessi di ricerca figurano sfide geopolitiche e interpretazioni conflittuali della memoria storica nell'area post-sovietica (paesi baltici, Bielorussia, Russia e Ucraina). Iscritta al Master in scienze politiche e sociali "MIREES" presso l'università di Bologna.

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