ELEZIONI CROAZIA / 6: Kukuriku, pollastri o galletti? Il risveglio croato

di Matteo Zola

Chiacchierando con un giovane amico, studioso di cose croate, gli chiedo: “Ma questi di Kukuriku come ti sembrano, con un nome del genere non saranno mica dei polli?”. E lui mi fa: “Se quelli di prima erano faine, questi è possibile siano polli”. La situazione economica in Croazia è al collasso “e governare non sarà facile, nemmeno con la maggioranza in Parlamento” mi spiega.

Per chi canta il gallo?

Se la coalizione Kukuriku (lett. “chicchirichì“) vincerà le elezioni del 4 dicembre prossimo in Croazia, potrà forse contare sull’appoggio del presidente Ivo Josipovic, membro dell’Spd come quel Zoran Milanovic candidato premier dei galletti (o dei pollastri) di Kukuriku, coalizione che raggruppa il partito socialista, quello regionalista istriano e quello dei pensionati. Un’amalgama destinata, almeno nelle intenzioni, a segnare una nuova alba per la Croazia travolta dagli scandali a marca Hdz, un risveglio nazionale al grido di “Kukuriku”.

La domanda di fondo è: ma con la vittoria dell’opposizione cosa cambierà  realmente? C’è ancora nella classe politica croata qualcuno che sia “pulito” da compromessi con il vecchio sistema? E il vecchio sistema è davvero “vecchio” o forse cambierà solo bandiera, evitando scandali di proporzioni bibliche ma proseguendo nella gestione borbonica del potere?

Il “volto pulito” dell’Spd

Zoran Milanovic ha la fedina penale pulita, come pure i suoi compagni di partito, eppure fu proprio Sanader ad aprirgli la porta del bel mondo politico quando nel 1992 lo assunse come tecnico esperto in questioni giuridiche al ministero degli Esteri che all’epoca Ivo occupava come viceministro nel governo Tudjman.

Con questo non si vuole dire che Milanovic abbia il marchio dell’infamia tatuato sulla tessera di partito. Piuttosto s’intende gettare un gattopardiano seme del dubbio: tutto deve cambiare perché nulla cambi? Per una volta cercheremo di non esser pessimisti e guardiamo cosa accade in casa d’altri ponendo l’accento sulle energie positive di una Croazia capace di scendere in piazza e “indignarsi” per mesi senza raccogliere nemmeno una prima pagina “occidentale”.

Il risveglio croato

Su 4,5 milioni di croati ben 3 milioni vivono in condizioni di povertà. Gli scandali a base di corruzione e mafia hanno fatto dire “basta” a molti croati. Le proteste, iniziate nel febbraio scorso e mai fermatesi, sono partite da Facebook, grande collettore di malumori, e si sono presto realizzate in una manifestazione di 15mila persone nel centro di Zagabria che, per tutta risposta, si sono visti manganellare dalla polizia. Da allora la protesta croata si è allargata includendo anche persone meno giovani e famiglie pronte a manifestare contro gli “intoccabili” della politica e delle corporation.

Questa Croazia, giovane nelle idee oltre che nella carta d’identità, potrà forse riscattare vent’anni di oblio. Vent’anni di transizione. Una transizione finita, questo è l’augurio, non nel fango di uno Stato mafioso ma nel riscatto di un popolo finalmente capace di guardarsi dentro.


Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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4 commenti

  1. A mio avviso non sarà di certo facile per la colazione di centro sinistra ( data stravincente dai sondaggi che restano però pur sempre sondaggi) scardinare e riassestare i reali poteri in Croazia.L’odierna situazione generale poi non è certo dellle più rosee per assumersi incarichi di governo di un paese in profonda recessione ed intraprendere coraggiose azioni riformatrici da “Sangue e Sacrifici” per intenderci ( vedi paesi come Grecia Portogallo, ahimè Italia) che poi nella memoria collettiva degli elettori rimangono stampate come un marchio, nella pelle della parte politica che le legifera.
    Certo un cambiamento in Croazia è necessario. E fuor di dubbio che il paese abbia bisogno di una svolta in senso legale e democratico e le proteste di massa dello scorso Febbraio lo dimostrano ampiamente.
    Tudjman, nel corso degli anni novanta, relegò di fatto il potere nelle mani di duecento famiglie in qualche maniera legate alla struttura dell’Hdz. Di queste duecento la stragrande maggioranza apparteneva a quella Lobby Erzegovese, che attraverso il sovvezionamento clandestino del partito ed il traffico illegale d’armi degli anni della guerra, si era assicurata un ruolo prioritario, nelle future spartizioni governative.
    Autostrade, appalti, società petrolifere, grandi imprese, controllo assoluto degli enormi ricavi frutto della privatizzazione dei beni sociali , sono in Croazia causa quasi quotidiana, di scandali ed inchieste ,conseguenza di quella “spartizione oligarchica” che ha caratterizzato il regno Hdz.
    Ora avere la ricetta per uscire da questo calderone non è di certo semplice, sta alla classe politica croata che uscirà vincente dall’esito del 4 Dicembre scegliere che via intraprendere, non dimenticandoci che non tutte le scelte prese saranno solo espressione della volontà del Governo Croato, ma magari dettate dai vertici di quell’Economia Europea cui la Croazia dipende in maniera rilevante.

  2. “Su 4,5 milioni di croati ben 3 milioni vivono in condizioni di povertà. ”

    francamente mi sembra eccessivo, da dove arriva questo dato?

    Qua danno il 17%, che mi sembra un dato più realistico
    https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/fields/2046.html

  3. In effetti sembra un tantino assurdo che tre milioni vivano in povertà. Magari ci si è basati su stime fatte al bar dello sport o su parametri sballatissimi prendendo come salario medio quello italiano e non quello croato!!!!!
    Io vivo in Croazia, a Zagabria, e sembra che qui la situazione sia così come in Italia o decisamente meglio….. Caffetterie piene, gente che compra, pulizia, ordine…… Magari il milione e mezzo dei “ricchi vive sono in questa zona….
    Io qui ci lavoro. Non dico di stare benissimo a livello economico, ma considerando di vivere nella capitale, non posso lamentarmi.
    Quel 17% è più realistico, in assoluto, anche se credo che si possa al massimo salire al 20% con i nuovi dati.
    Per il resto sono molto d’accordo e soprattutto con i segnali positivi. E anche con la scarsa risonanaza che questi avvenimenti hanno avuto sulle pagine dei giornali europei.

    • grazie Rocco. E’ sempre importante avere il polso di qualcuno sul campo.
      Poi sì, probabilmente Zagabria è più ricca delle campagne di frontiera, e una svista nelle statistiche può sempre capitare 🙂

      A risentirci,
      Davide

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