Slovacchia al voto: sarà sconfitta socialdemocratica?

Il 29 febbraio la Slovacchia torna al voto per rinnovare i 150 deputati che compongono il suo parlamento. Alle votazioni parteciperanno oltre 25 partiti e almeno 8 di essi dovrebbero superare la soglia di sbarramento e conquistare seggi nel Consiglio nazionale. A pochi giorni dal voto, l’unica certezza sembra essere la sconfitta del partito socialdemocratico del primo ministro Peter Pellegrini e dell’ex premier Robert Fico. Le opposizioni però non hanno alcun accordo sul tavolo per la formazione di un governo alternativo. Incertezza e instabilità saranno probabilmente preludio di lunghe trattative.

I sondaggi della vigilia

Le ultime rilevazioni disponibili mettono in luce una situazione estremamente frammentata. Il primo dato che emerge sarebbe il crollo dei socialdemocratici (Smer-SD), sondati intorno al 17%, ai minimi storici e destinati a finire all’opposizione dopo molti anni di governo. C’è poi da aspettarsi un successo dell’estrema destra, da capire in che termini, considerando una percentuale di voti validi di circa il 12% che consegnerebbe a Nostra Slovacchia (LSNS) la qualifica di secondo o terzo partito del paese. L’attuale alleato di Smer invece, quel partito Nazionale Slovacco (SNS) di Andrej Danko considerato l’ala destra dell’esecutivo uscente, rischierebbe di finire sotto la soglia di sbarramento del 5% e di perdere completamente la propria rappresentanza parlamentare. Stessa sorte sembra dover colpire i partiti della minoranza ungherese, divisi e perciò destinati a una storica sconfitta.

Le forze candidate alla formazione del nuovo esecutivo si dividerebbero il resto dei voti. Slovacchia Progressista, insieme all’alleato Spolu e con la spinta della neo-presidente Zuzana Čaputová, dovrebbe raccogliere circa il 10% dei consensi. Za ľudí (Per la gente), formazione creata dall’ex presidente Andrej Kiska, si attesterebbe sulle stesse percentuali. La vera sorpresa del voto sarà OĽaNO, partito conservatore di centro-destra che i sondaggi rilevano in forte ascesa, con percentuali superiori ai 13 punti. Segue Sme-Rodina, ennesimo partito di destra presente in questa tornata, che con il 7% delle preferenze potrebbe essere l’ago della bilancia di qualsiasi accordo di governo. Seguono i liberal-conservatori di SaS e i cristiano-democratici del KDH, entrambi appena sopra la soglia del 5% dei voti validi.

Una frammentazione che da molti anni accomuna la politica delle due anime della vecchia Cecoslovacchia, che paradossalmente finisce spesso per rafforzare i partiti di governo, scelti dai cittadini per mancanza di alternative unitarie, forti e credibili.

L’ultima (disperata) mossa

A poche settimane dal voto, il primo ministro Pellegrini ha annunciato l’introduzione di nuove misure sociali per le famiglie e i pensionati, al fine di evitare che le fasce più deboli della popolazione soffrano il probabile stallo post-elettorale. Il Consiglio dei ministri ha quindi deciso tra le altre il raddoppio degli assegni familiari e l’introduzione della tredicesima mensilità per i pensionati.

Promesse che evidenziano una grossa preoccupazione non tanto per le finanze pubbliche, quanto per le reali velleità elettorali dei partiti di governo.

Instabilità sistematica?

In un voto caratterizzato dall’incertezza, lo spauracchio agitato dai membri dell’attuale governo è lo spettro del caos. Il partito socialdemocratico di Robert Fico ha guidato il paese per 10 degli ultimi 14 anni, rappresentando il vero elemento di stabilità politica rispetto alle tormentate vicende dell’opposizione di turno. Ma quella stagione politica sembra essere arrivata agli sgoccioli e alle porte non si vede un chiaro progetto alternativo. Il voto sarà probabilmente ricordato come l’estromissione dal governo dei socialdemocratici, che rischiano di finire ai margini della vita politica del paese, dopo aver perso la corsa presidenziale nel 2018 e quella europea nel 2019.

Altra componente da tenere d’occhio riguarderà la proporzione del successo dell’estrema destra. L’affermazione del partito neo-fascista di Marian Kotleba sembra ormai una certezza del prossimo voto, e Nostra Slovacchia rischia di uscire dalle urne come la seconda forza politica del paese. Uno scenario che rappresenterebbe un ulteriore elemento destabilizzante per il futuro governo slovacco, dovuto al rifiuto delle altre formazioni partitiche di intavolare qualsiasi discorso politico per l’eventuale formazione di un governo con Kotleba.

L’accordo pre-elettorale con il quale le forze di opposizione si sono impegnate a non avviare trattative con Smer-SD escluderà dal governo Fico e Pellegrini, aumentando però l’incertezza che uscirà dalle urne. Si verrebbe a creare una particolare condizione politica dove il primo e il secondo partito del paese non parteciperebbero nemmeno alle negoziazioni del nuovo governo, una possibilità reale che per la sua particolarità complicherebbe le stesse trattative. Contrattazione partitica che si preannuncia già molto complicata, con 8 potenziali formazioni politiche sedute intorno allo stesso tavolo per tentare di dar vita a un esecutivo in grado di ottenere una credibile legittimità popolare, oltre che necessariamente la fiducia del nuovo parlamento.

Foto: wsj.com

Chi è Leonardo Benedetti

Nato a Roma nel 1992, ha studiato Scienze Politiche con una magistrale in Relazioni Internazionali all'Università di Roma Tre. Innamorato della Mitteleuropa, ha vissuto tra Polonia, Romania e Repubblica Ceca, dedicando a quest'ultima gran parte dei suoi sforzi accademici ma soprattutto epatici.

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