AZERBAIGIAN: Annunciate elezioni anticipate, cambiamenti in vista?

Lo scorso 2 dicembre il parlamento ha approvato una richiesta per andare ad elezioni anticipate nella prima metà del 2020 avanzata dai membri del Nuovo partito azero, la forza di maggioranza. Il rinnovo della composizione dell’assemblea è stato presentato come un passaggio necessario per avviare alcune riforme cruciali per il paese. Tuttavia, il panorama politico dell’Azerbaigian fa supporre che si tratti di una manovra del presidente Ilham Aliyev per mantenere il potere dinnanzi all’insoddisfazione dilagante della popolazione.

L’annuncio dello scioglimento delle camere è giunto a poche settimane dal rimpasto di governo, in cui figure chiave sono state sostituite con altri volti già noti nell’entourage del presidente. Ad esempio, a capo del dipartimento per gli Affari Economici e per lo Sviluppo Innovativo è stato eletto Shakhmar Movsumov, ex direttore esecutivo del Fondo statale del petrolio, organo con il compito di monitorare le rendite del settore energetico.

Il rimpasto di governo ha coinvolto anche figure poco popolari, tra tutte, Ali Hasanov, noto per essere il maggior responsabile della soppressione della libertà di stampa nel Paese, oltre che per essersi guadagnato l’appellativo di “padre dei troll” a causa della diffusione di fake news in sostegno del governo Aliyev.

Una cosmesi istituzionale

Queste manovre interne al sistema di potere vengono considerate parte di un processo di cosmesi istituzionale dall’opposizione. Secondo Akif Gurbanov, direttore dell’Istituto per le iniziative democratiche, il fine dei recenti sviluppi sarebbe quello di trasferire il potere nelle mani della first lady, e vicepresidente, Mehriban Aliyeva.

Tale supposizione appare credibile data la tempistica degli avvenimenti: solamente una settimana fa, Mehriban si è recata in visita a Mosca, dove ha incontrato il presidente Vladimir Putin ed il primo ministro Dmitri Medvedev, dimostrando di avere responsabilità crescenti anche in politica estera. Aliyeva ha confermato la sua vocazione da statista, anche nelle vesti di presidente della Fondazione culturale Heydar. La first lady è riuscita a stabilire buone relazioni con i vertici dell’UNESCO e ciò ha fatto sì che l’Azerbaigian abbia ospitato la 43esima plenaria annuale del World Heritage Committee.

L’idea di consegnare le redini del potere alla moglie nascerebbe dall’esigenza di contrastare il malcontento della popolazione, evidente dopo la partecipazione di massa alle proteste dello scorso 19 ottobre in cui si chiedevano le dimissioni di Aliyev. L’economia azera, in seguito al calo dei prezzi del petrolio del 2015, ha rallentato la crescita e adesso si presenta con il tasso più basso fra tutte le ex repubbliche sovietiche caucasiche e centrasiatiche. A ciò si aggiunge la politica di repressione della società civile che va avanti di pari passo con la crisi economica.

Secondo altre fonti vicine all’opposizione, consultate da East Journal, la destituzione di alcune cariche governative è una misura di facciata. Hasanov agiva non per suo conto ma per quello di un sistema che continua ad esistere. La ragione dei turbolenti cambiamenti può essere da una parte la sfiducia del presidente nei confronti di alcuni parlamentari vicini a figure del governo recentemente rimosse, come Ramiz Mehdiyev, ex capo dell’amministrazione presidenziale dal 1994. Un altro motivo è la necessità di consegnare in anticipo il potere alla first lady ed evitare un rafforzamento delle opposizioni in vista delle parlamentari. Si ha la sensazione di assistere ad una strategia politica di coppia che ad alcuni avrà ricordato i giochi di potere escogitati dai coniugi Underwood nella serie House of Cards. 

Nel mentre, i partiti di opposizione, riuniti nel Consiglio nazionale delle forze democratiche, sono intenzionati a partecipare alle elezioni, ma a determinate condizioni, a partire dalla formazione di una Commissione elettorale imparziale (gli attuali membri della commissione sono esponenti del partito di Aliyev, non essendoci un’opposizione in Parlamento dal 2010). In caso contrario, il rimpasto messo in atto dal presidente si rivelerà come l’ennesimo bluff, tradendo la vera ragione delle manovre governative.

Foto: President.az

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