AZERBAIGIAN: Proteste dell’opposizione, almeno 60 arresti

Decine di manifestanti, scesi in piazza contro il governo azero, sono stati arrestati sabato 19 ottobre a Baku. Tra di loro Ali Karimli, leader del Fronte Popolare dell’Azerbaigian, uno dei principali partiti di opposizione.

La protesta è stata organizzata dal Consiglio Nazionale delle Forze Democratiche, un’alleanza di gruppi di opposizione che si era vista negare, qualche giorno prima, il permesso di manifestare nel centro di Baku. Le forze dell’ordine avevano loro imposto di protestare soltanto nella vicina cittadina di Lokbatan, una limitazione ignorata dai manifestanti.

La repressione della polizia

Sospettando che la protesta potesse comunque svolgersi nel centro della capitale, il pomeriggio del 19 la polizia ha chiuso al pubblico la zona intorno alla stazione metro 28 Maggio, con un imponente spiegamento di forze. La rete internet è stata temporaneamente sospesa, così da impedire ai manifestanti che sono riusciti ad arrivare in centro di avere contatti con l’esterno.

Il leader dell’opposizione Ali Karimli è stato arrestato prima ancora di unirsi alla protesta. Secondo la giornalista Khadija Ismayilova, già vittima di persecuzione da parte del regime azero, la polizia avrebbe usato violenza su Karimli, che ha poi dovuto ricorrere alle cure ospedaliere.

In totale, secondo le cifre delle forze dell’ordine, 60 persone sono state arrestate; di queste, 42 – tra cui Karimli – sono state rilasciate, mentre 18 sono in attesa di giudizio. L’opposizione, invece, parla di centinaia di arresti.

La repressione del dissenso in Azerbaigian

Sempre secondo Ismayilova, inoltre, i giornalisti presenti alle proteste sarebbero stati in realtà finti giornalisti inviati dalla polizia per dare l’illusione della presenza della stampa, mentre parecchi veri reporter sarebbero stati arrestati ben prima dell’inizio della manifestazione, sorte condivisa con alcuni membri del Fronte Popolare.

L’Unione Europea in Azerbaigian ha espresso preoccupazione per la libertà di espressione nel Paese. In effetti, se a inizio anno il governo sembrava più morbido in proposito, con il rilascio di 50 prigionieri politici e la revoca del divieto di viaggiare all’estero per 9 giornalisti, in Azerbaigian esprimere il proprio dissenso resta praticamente impossibile: il paese è al 166° posto su 180 nel Press Freedom Index di Reporter senza frontiere.

La protesta dell’opposizione non è stata l’unica a svolgersi questo fine settimana nella capitale azera: domenica 20 ottobre, una marcia contro la violenza domestica e il femminicidio ha animato le vie del centro di Baku. Anche in questo caso, la polizia ha cercato di disperdere la marcia facendo uso eccessivo di forza e arrestando diverse manifestanti.

 

Immagine: turan.az

Chi è Eleonora Febbe

Laureata in Russian Studies all'University College London e in Interdiscilplinary Research and Studies on Eastern Europe all'Università di Bologna. Si interessa principalmente di democratizzazione e nazionalismo nel Caucaso e in Asia Centrale. Attualmente vive a Tbilisi.

Leggi anche

Mkhitaryan

CAUCASO: Caso Mkhitaryan, tra sport e politica

Il giocatore armeno dell’Arsenal, Henrikh Mkhitaryan, ha rinunciato a partecipare alla finale di Europa League a Baku il prossimo 29 maggio. Un'analisi sulle reazioni che la notizia ha causato nel Caucaso e sulla stampa internazionale.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: