I paesi che stanno ritirando il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo

Negli ultimi due anni 12 paesi hanno ritirato o annunciato che ritireranno il proprio riconoscimento all’indipendenza del Kosovo. Obiettivo dichiarato del ministro degli Esteri serbo Ivica Dačić è quello di ridurre a 96, meno della metà del totale, i paesi dell’ONU che riconoscono il Kosovo come Stato indipendente. Cosa si nasconde dietro queste decisioni?

Gli ultimi annunci

Gli ultimi due paesi, in ordine di tempo, a dichiararsi disponibili a discutere del possibile ritiro del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo sono stati la Repubblica Ceca e il Togo. Nel primo caso il presidente ceco Miloš Zeman, durante una visita ufficiale in Serbia dello scorso 11 settembre, si era detto pronto a “sollevare questo problema e vedere se è possibile” rivedere la decisione del maggio 2008. La presa di posizione del presidente è stata però in parte sconfessata dal primo ministro Andrej Babiš che ha affermato di “non vedere motivi per cui la Repubblica Ceca dovrebbe cambiare la sua politica” pur non escludendo una discussione sul tema. In risposta a quanto sostenuto da Zeman, il primo ministro kosovaro Ramush Haradinaj ha annullato la sua partecipazione al vertice previsto a Praga tra i paesi del gruppo Visegrad e quelli dei Balcani Occidentali.
Non è la prima volta che Zeman si dichiara contrario al riconoscimento del Kosovo. Nel novembre 2017 si era detto pronto a non inviare l’ambasciatore ceco a Pristina, salvo poi tornare sui propri passi dopo l’elezione a presidente della Repubblica pochi mesi dopo.

Per quanto riguarda il Togo, è stato lo stesso ministro Dačić ha rendere pubblica durante una trasmissione televisiva dello scorso 20 agosto una lettera che confermava la revoca del riconoscimento, avvenuto nel luglio 2014, da parte del paese africano.

I paesi che hanno ritirato il riconoscimento

Il Togo è stato il dodicesimo paese a ritirare ufficialmente il proprio sostegno a Pristina. L’ondata di revoche è stata avviata nell’ottobre 2017 dal Suriname cui hanno fatto seguito il Burundi (febbraio 2018), Papua Nuova Guinea (luglio 2018), Lesotho (ottobre 2018), Isole Salomone (novembre 2018), Comore (novembre 2018), Dominica (novembre 2018), Grenada (novembre 2018), Madagascar (dicembre 2018), Palau (gennaio 2019) e la Repubblica Centrafricana (luglio 2019).

La Guinea-Bissau ha dichiarato, nel novembre 2017, il proprio ritiro ma dopo poco tempo le autorità hanno inviato una nota verbale al governo kosovaro affermando che la revoca non ha avuto alcun effetto. Ancora più strana la scelta delle autorità di Sao Tomè e Principe che, secondo l’ex presidente Manuel Pinto da Costa, non ha mai riconosciuto l’indipendenza del Kosovo. Infine la Liberia ha revocato il riconoscimento nel giugno 2018 pur confermando il mantenimento delle relazioni bilaterali con Pristina. Come segno di riconoscimento, il governo di Belgrado ha abolito i visti per i cittadini provenienti da questi paesi.

I dubbi sulla campagna di Dačić

Obiettivo dichiarato del ministro Dačić è quello di ridurre il numero dei paesi che riconoscono il Kosovo a 96, meno della metà degli appartenenti alle Nazioni Unite. Questo impedirebbe a Pristina di ottenere la tanto ricercata adesione all’ONU. Pur non essendo paesi in grado di spostare gli equilibri internazionali, da più parti è sorta spontanea la domanda del come si è giunti a queste decisioni. Secondo un’inchiesta ripresa da Radio Free Europe, lo scorso luglio un “consigliere speciale del ministro degli Esteri serbo” avrebbe incontrato il ministro degli esteri centrafricano Silvi Baipo Temon a Parigi offrendo circa 350 mila euro in cambio di una nota in favore della revoca del riconoscimento.

Per le autorità kosovare il misterioso consigliere è Vladimir Cizelj proprietario della Vlatacom, azienda specializzata nel settore della sicurezza informatica e delle tecnologie delle comunicazioni. Cizelj era stato coinvolto nel 2006 nella vicenda “Kofer” legata ad un caso di corruzione che coinvolgeva la Banca Nazionale di Serbia e la Credit Export Bank controllata dal gruppo TBI di cui Cizelj è rappresentante. Grazie ai suoi contatti in Africa, Cizelj è considerato il principale manovratore di un’azione corruttiva tesa ad ottenere la revoca del riconoscimento in cambio di ingenti quantità di denaro.

Il 29 agosto il ministro degli Esteri kosovaro Behgjet Pacolli ha chiesto all’UNMIK, la missione delle Nazioni Unite nel paese, di emettere un mandato di arresto internazionale nei confronti di Vladimir Cizelj per corruzione. Sembra inoltre che la campagna di Dačić sia stata supportata anche dalla Russia che, poco prima delle revoche, ha firmato numerosi accordi di cooperazione con i paesi coinvolti. Il ministro Pacolli deve però fare i conti con gli scarsi risultati raggiunti negli ultimi anni da lui e i suoi predecessori. Dal 2015 ad oggi appena 5 paesi hanno ufficialmente riconosciuto l’indipendenza di Pristina (Antigua e Barbuda, Singapore, Bangladesh, Madagascar e Barbados). Un risultato piuttosto modesto considerate le promesse di incrementare il numero in modo considerevole.

La campagna per il ritiro del riconoscimento del Kosovo sembra quindi mostrare più di un dubbio sulla sua trasparenza, aprendo la strada ad un possibile intreccio internazionale fatto di tangenti, accordi economici e affari poco leciti.

Foto: Tanjug

Chi è Marco Siragusa

Nato a Palermo nel 1989, sta concludendo un dottorato all'Università di Napoli "L'Orientale" con un progetto sulla transizione serba dalla fine della Jugoslavia socialista al processo di adesione all'UE. Collabora con EastJournal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani e scrive settimanalmente per Nena-News.

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