UCRAINA: Un primo ministro tecnocratico per i “servi del popolo”

Durante la prima seduta della Verchovna Rada – il parlamento ucraino -, tenutasi giovedì 29 agosto, i neoeletti deputati dello scorso 21 luglio hanno nominato il nuovo governo. La carica di primo ministro è stata assegnata al giovane trentacinquenne Oleksiy Hončaruk e approvata da 290 deputati, tutti facente parte del partito maggioritario di Volodymyr Zelensky, “Il servo del popolo”. La squadra che compone il consiglio dei ministri è ora al completo e i “servi del popolo” ora dovranno dimostrare di che pasta sono fatti.

Tecnocrazia, non politica

I desideri di Volodymyr Zelensky sono stati esauditi: il 35enne Oleksiy Hončaruk è il neo primo ministro dell’Ucraina. Una figura poco nota in politica, dunque perfetta per il primo “servo del popolo” il quale era alla ricerca di un volto nuovo al comando, un tecnocrate e un economista che non fosse troppo legato al mondo della politica.

Laureato in giurisprudenza, Oleksiy Hončaruk non è solamente il primo ministro più giovane di tutta la storia dell’Ucraina, ma anche una figura con un background nella sfera politica quasi nullo – se non si tiene conto del fatto che è stato vicedirettore dell’ufficio del presidente per qualche mese (dal 28 maggio 2019). Prima di entrare in carica, Hončaruk è stato a capo del Better Regulation Delivery Office (BRDO), un’organizzazione indipendente nata nel 2015 e finanziata dall’Unione europea volta a migliorare il contesto economico e la regolamentazione statale nei settori economici. Negli anni precedenti, ha gestito il proprio studio legale e prestato servizio come consigliere del ministro dello Sviluppo Economico Stepan Kubiv, il quale ritiene che l’esperienza professionale del giovane e le sue competenze e conoscenze in ambito economico siano più che valide a coprire le funzioni di premier.

“È un bravo ragazzo, giovane, molto energico, che ha un’esperienza sia in campo economico che legale, e penso sia importante per questa carica”, ha dichiarato David Arachamija, il nuovo capo del partito “Il servo del popolo”.

Hončaruk  sembra soddisfare le esigenze del momento. O almeno quelle dei “servi del popolo”. I partiti minoritari, infatti, hanno rifiutato di sostenere la candidatura di Hončaruk, valutando diversamente la scelta. “Non conosciamo né lui né il suo programma”, ha dichiarato Yuriy Boyko, leader del partito filorusso “Piattaforma di opposizione – Per la vita” che gode di 44 seggi parlamentari. Anche i deputati del partito liberale “Voce”, appartenente alla rockstar Svjatoslav Vakarčuk, e del partito “Patria” di Julija Tymošenko, nonché il blocco di opposizione formato dalla squadra dell’ex-presidente Petro Porošenko, hanno rifiutato di votare per Hončaruk per le stesse ragioni.

Ad affiancare il lavoro del giovane premier, c’è una squadra di ministri dai volti più o meno nuovi, la maggior parte proveniente dal partito di Zelensky. Nessuna carica è stata assegnata ai membri di “Solidarietà europea”, il partito di Porošenko.

Sebbene fossero nate alcune proposte iniziali per riformare sostanzialmente il parlamento, tra cui quella di unire i ministeri per tematica, il loro numero e le loro funzioni sono rimasti invariati, almeno per ora. Solamente i capi dei ministeri sono stati sostituti con nuovi volti, eccezion fatta per il ministro delle Finanze, Oksana Markarova, in carica dal 2016, e dal ministro degli Affari Interni. Arsen Avakov è stato infatti riconfermato per questa carica che ormai mantiene dal febbraio 2014, nonostante la sua controversa reputazione e i numerosi scandali di cui è stato accusato.

A spalleggiarlo negli affari di politica estera ci sarà Vadim Prystajko, che ha iniziato la sua carriera diplomatica nel 1994 ed è stato ambasciatore dell’Ucraina in Canada tra il 2012 e il 2014. Dal 2017, come vice del ministro degli Esteri dell’Ucraina, ha guidato la missione di entrata del paese nella NATO.

L’obiettivo economico di Hončaruk

Hončaruk ha fin da subito affermato che il compito principale del nuovo governo è assicurare la crescita economica del paese, almeno del 5-7% all’anno. Il suo primo discorso va dritto al sodo: per raggiungere la crescita economica è necessario ridurre il costo delle risorse, abbassare i tassi di credito, garantire l’indipendenza della banca nazionale e, cosa non meno importante, cambiare l’atteggiamento nei confronti dell’Ucraina da parte del mondo intero. L’economia ucraina deve essere modificata strutturalmente. Un problema fondamentale che può essere risolto rapidamente attraverso investimenti esteri. Ma per attirare gli investitori nel paese, c’è bisogno di riforme strutturali e interdisciplinari: un efficente sistema giudiziario, la riduzione della pressione fiscale sulle imprese e la stabilità finanziaria in primis.

I problemi interni dell’Ucraina riscontrati ed elencati dal giovane premier sono essenzialmente legati alle infrastrutture, allo stato deplorevole degli alloggi e dei servizi comunali. Egli non dimentica, naturalmente, di citare anche la corruzione e la guerra con la Russia nell’est del paese, questione questa che riguarda indubbiamente la politica estera, ma che influisce inevitabilmente nella gestione della politica interna.

Hončaruk ha inoltre ribadito che tra poche settimane arriverà a Kiev la missione del Fondo monetario internazionale (FMI), con il quale l’Ucraina negozierà un nuovo programma di cooperazione per un periodo di tre o quattro anni.

La priorità dei “servi del popolo” era di formare un governo tecnocratico e professionale, in grado di vincere le sfide e le difficoltà economiche che l’Ucraina sta attraversando ormai da anni. Le loro speranze e quelle di milioni di ucraini sono racchiuse perciò in questo nuovo governo fatto di tecnocrati capaci di cambiare la natura e il corso dell’economia ucraina. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se le nuove forze politiche saranno in grado di dare una svolta all’Ucraina.

 

Immagine: Sergei Supinsky

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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