CULTURA: Il fascino (impensabile) di Brno

Trovarsi a metà strada tra Vienna e Praga è di certo un azzardo. Eppure, in equilibrio tra le due capitali, Brno ha una sua storia, forse meno sensazionale, sicuramente meno nota. Sobria e bizzarra al tempo stesso, ha registrato il passaggio, fra gli altri, di Mendel e Hrabal, Mozart e Kundera.

Uno scenario postsocialista, dal cuore occidentale
Oggi Brno è la seconda città per numero di abitanti della Repubblica Ceca. Le sue periferie testimoniano un’espansione recente, riconducibile soprattutto agli anni del comunismo; il primo impatto è di industria e proletariato. Un mondo certamente familiare a chi è abituato alle città dell’est. Il (contenuto) caos suburbano sfuma sempre più, fin quasi a svanire, avvicinandosi al centro. L’architettura elegante, gli edifici finemente decorati, non possono che lasciare un senso di ordine: forse il nome di “piccola Vienna” non è poi così sbagliato.

Genius loci ribelle e alternativo
Tuttavia, l’ordine qui sembra esistere per essere sovvertito. Le vie del centro portano allo Zelný trh, il Mercato dei cavoli, da secoli cuore pulsante della città, un crogiolo di volti, voci, stili e colori. Nascosta tra le bancarelle, la fontana barocca Parnas, non stona con l’aria popolare della piazza, ma ne condensa lo spirito: tempo fa, si ricorda, qui nuotavano le carpe da vendere. L’allegro chiacchiericcio viene interrotto solo dal rintocco delle campane, che, come in nessun’altra città al mondo, suonano alle undici. Ci riportano alla guerra dei Trent’anni: gli Svedesi stanno assediando la città, hanno l’ordine di vincere entro mezzogiorno o ritirarsi; le notizie corrono in fretta e l’informazione arriva pure ai brunensi, che non perdono tempo ad anticipare il mezzogiorno, da allora per sempre.

La Manchester morava, patria della genetica
La fama della città è legata soprattutto alla cupa storia dello Spielberg: celebre “prigione delle nazioni” in epoca asburgica, dove scontarono gli anni di carcere anche molti carbonari italiani, l’ex castello dei margravi di Moravia è stato poi terribile sede della Gestapo. Oggi il museo ne conserva le varie stratificazioni e con esse quelle della città. Non si dovrebbe tuttavia dimenticare che sin dal Settecento Brno era nota come “Manchester morava” per la sua importante industria tessile. Nel secolo successivo lo sviluppo continua, mercanti e industriali fanno fortuna, frequentano nuovi e lussuosi caffè, le strade si popolano di una folla degna di un grande centro commerciale, la città si tinge di uno splendore che conserva oggi il fascino delle cose perdute. Intanto, sullo sfondo di questa frenesia cittadina, crescono nell’orto del monastero di s. Tommaso le piantine di Mendel. Proprio quando si pensava avesse raggiunto l’apice, Brno scrive la prima pagina della storia della genetica.

Bestiario brunense
Si susseguono gli anni, aumenta il fervore culturale, per le strade si potrebbe incontrare un giovane Musil, studente di ingegneria, o sentire le sonate di Janáček. Arrivano gli anni Venti e, il va sans dire, anche nella lontana Moravia ormai tutto era possibile. A suggellare il cambiamento, un fatto di cronaca: quello studentello irriverente, espulso in gioventù dal liceo della città è ora primo presidente della Cecoslovacchia. Arrivato al vertice, Tomáš Masaryk fonda un’università che tutt’ora porta il suo nome e, non senza un certo gusto, ne stabilisce la sede nel palazzo di fronte all’inviso liceo.
Con lo stesso spirito intraprendente Brno insegna al mondo il funzionalismo. Spicca la casa di un ricco imprenditore dell’industria tessile, villa Tugendhat, progettata nel 1929 dall’architetto Ludwig Mies van der Rohe, oggi unico edificio moderno della Repubblica ceca incluso nella lista del patrimonio culturale Unesco. Lega il suo nome anche ad un altro avvenimento decisivo della storia centroeuropea: qui fu firmato il 26 agosto 1992 il documento che sancì la separazione tra Repubblica ceca e Slovacchia.
Gli anni ruggenti lasciarono presto il passo ad anni più struggenti: prima l’occupazione tedesca sterminò la componente ebraica della popolazione, poi, a guerra conclusa, fu la parte tedesca a dover abbandonare il territorio. Una vera mutilazione per lo spirito multiculturale della città. Con il comunismo l’atmosfera di certo non migliorò: per di più gli eleganti palazzi in stile liberty furono inghiottiti dal grigiume periferico dei bloc.

Genetiche urbane
Brno oggi è di nuovo in evoluzione: quasi un terzo della popolazione è composto da studenti, da polo industriale si sta trasformando in “Silicon Valley” dell’Europa centrale e dagli esperimenti di Mendel è arrivata a quelli del Central european institute of technology, o Ceitec, considerato uno dei centri di ricerca più avanzati d’Europa.
Non è una metropoli e non sarà mai una capitale, ha tanta storia alle spalle, ma uno spirito ancora leggero; non è né Vienna né Praga, pur avendo un po’ di entrambe conserva una sua identità: è in bilico tra l’essere una città come tante altre o il rappresentare la sorprendente crescita che sta cambiando il volto di una parte d’Europa, un rinnovamento che riscopre il passato, ma guarda soprattutto al futuro.

FOTO: foto.wuestenigel.com

Chi è Andreea David

Nata in Romania nel 1995, attualmente studia Filologia moderna presso l'Università degli studi di Padova. Un po' romena un po' italiana, cerca il suo posto nel mondo scrivendo su East Journal di cultura e amenità.

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