CROAZIA: Le armi di Tudjman e l'Argentina, assolto l'ex presidente Carlos Menem

di Matteo Zola

Carlos Menem è stato presidente dell’Argentina dal 1989 al 1999. E’ oggi ritenuto il responsabile delle folli privatizzazioni e vendite di patrimoni dello Stato che contribuirono a gettare l’Argentina nel baratro della crisi economica. Il 5 gennaio 1995 è stato insignito della Gran Croce di cavaliere dell’Ordine di Re Tomislav, la più alta onorificenza cavalleresca croata. Il 7 giugno 2001, Menem è stato arrestato per uno scandalo di traffico di armi relativo alle esportazioni verso l’Ecuador e la Croazia nel 1991 e nel 1996. Armi che servirono alla guerra d’indipendenza di Zagabria pagate coi soldi della dispora croata in Argentina.

Il Paese sudamericano accoglie una vasta comunità croata emigrata dopo la fine della seconda guerra mondiale. Tra questi émigrés ci fu anche Ante Pavelic, poglavnik (duce) dei croati tra il 1941 e il 1945, fondatore del movimento nazionalista degli ustascia, ispirato al fascismo italiano, responsabile di genocidi nei confronti di serbi, musulmani, ebrei e rom. La vittoria delle truppe di Tito e la costruzione della Jugoslavia socialista costrinse i croati vicini agli ustascia alla fuga. L’Argentina aprì loro le porte e da allora la comunità croata rappresenta una delle più influenti nel Paese.

Menem è comparso davanti a un giudice alla fine di agosto 2002 e ha negato tutte le accuse. Si sospettò che Menem avesse guadagnato dal traffico di armi più di 10 milioni di dollari conservati in conti bancari svizzeri. Accuse mai confermate. Nel 2008 inizia un processo che arriva, dopo tre anni, alla sua conclusione con un verdetto che lascia molti interrogativi aperti: non colpevole.

Scrive Maurizio Campisi, giornalista che si occupa di crimine organizzato, da anni residente in Costarica, che secondo la difesa: “Menem non ha nulla a che vedere con quel traffico: il compito del presidente é quello di firmare il decreto e poi disinteressarsi dell’uso che se ne fa. Il pubblico ministero non é d’accordo: Menem, assieme al ministro della Difesa Oscar Camilión e con il comandante della Forza Aerea, Juan Paulik, avrebbe ideato il piano per vendere le armi ai paesi in guerra. Un’organizzazione a delinquere, insomma”. Campisi precisa come il modo di agire sia proprio quello di un gruppo criminale. “Alle armi, costruite nelle installazioni di Fabricaciones Militares (azienda controllata dall’esercito), viene limato il numero di serie e lo scudo argentino. Vista l’urgenza creata dai conflitti, da Fabricaciones Militares vengono trafugati non solo armi di piccolo o medio calibro, ma anche cannoni e armamento pesante. In totale, sono 6500 tonnellate di armamento, con un guadagno netto di 37 milioni di dollari per gli autori del contrabbando. Cinque navi, il cui carico é diretto a Panama, prendono la rotta della Croazia. Sui documenti ci sono le firme di Menem e di tre ministri, tra cui quello dell’Economia, Domingo Cavallo. L’operazione ha buon termine e si ripete nel 1995: le firme sono le stesse”.

Con Menem erano accusate altre 17 persone. Anche loro tutte assolte. Le armi però sono state trafficate, in Croazia ed Ecuador hanno ucciso persone, riempito cimiteri. Eppure non si sa come siano arrivate, chi abbia gestito il traffico visto che – per la giustizia argentina – Menem e i suoi sono innocenti.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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