Europee in Polonia: La destra avanza

In Polonia c’è una destra che avanza. È la destra di Diritto e Giustizia (PiS), formazione politica conservatrice e nazionalista guidata da Jarosław A. Kaczyński, presidente e cofondatore del partito nato il 13 giugno del 2001. Da quel momento in poi, il PiS di strada ne ha fatta tanta, passando dal 9.5 % ottenuto alle parlamentari del 2005 al 45 % delle ultime elezioni europee.

Il consolidamento 

La marcia del PiS, cominciata quasi 20 anni fa, ha convinto anno dopo anno la maggioranza degli elettori polacchi, la cui affluenza per queste europee è stata del 45.68%, quasi il doppio rispetto al 23,8 % del 2014. In un paese tradizionalmente poco incline alla partecipazione democratica (dal ’91 ad oggi difficilmente si è raggiunta la percentuale del 50 %) il segnale è abbastanza chiaro: la maggioranza dei polacchi è con Kaczyński e sostiene l’attuale governo.

Confermarsi come il primo partito dopo quasi 5 anni di governo sarebbe stato un risultato importante ovunque in Europa, ma lo diventa ancora di più in Polonia, dove l’orientamento degli elettori è da sempre molto fluido e cambia con estrema velocità.

Il 32 % conquistato alle amministrative di ottobre 2018, che aveva lasciato ben sperare le opposizioni, è stato quindi oscurato dalla schiacciante vittoria del 26 maggio scorso. Una vittoria conquistata con una percentuale mai raggiunta dal PiS in passato, né alle europee né alle elezioni del Parlamento nazionale. In Polonia, un risultato simile aveva visto come protagonista solo Piattaforma Civica (PO) nel 2014, quando il partito di centro arrivò al 44 % delle preferenze.

L’opposizione c’è

Considerando l’enorme corpo di consenso che oggi orbita attorno al pianeta PiS, il risultato delle opposizioni non è assimilabile a quello di una pesante sconfitta. La volontà di fare fronte comune ha premiato i partiti che hanno deciso di unirsi malgrado le loro profonde differenze. L’eterogenea Coalizione Europea, che ha accolto le diverse anime delle opposizioni polacche, è stata guidata dal PO e supportata da un’ormai decadente Alleanza della Sinistra Democratica (SLD), dai liberali di Moderno (Nowoczesna), dal Partito Popolare Polacco (PSL) e dai Verdi (PZ).

Vista la crescita esponenziale del PiS, le difficoltà della sinistra storica a recuperare parte del suo elettorato strutturale e l’incapacità di verdi e liberali di affermarsi come realtà stabili nel panorama politico, il 38,47 % raggiunto alle europee permette all’elettorato che non si rispecchia nel PiS di prendere una boccata d’aria. Era fondamentale non perdere ulteriore terreno in vista del prossimo confronto nazionale, le elezioni del parlamento che si terranno ad ottobre, e i principali antagonisti del PiS ci sono riusciti.

Gli altri 

A rimanere fuori dai giochi è il movimento populista di Kukiz’ 15, fondato nel 2015 dalla rock star Paweł Kukiz. Le amministrative di ottobre (2018) avevano già mostrato un consistente calo dei consensi (5.7 %), ampiamente confermato dalle elezioni del 26 maggio. Il principale alleato polacco del Movimento 5 Stelle ha perso buona parte del suo bacino elettorale, passando dal 8,8 % delle elezioni nazionali del 2015 al 3,7 % delle europee e confermando l’inconsistenza dei movimenti costruiti esclusivamente attorno al carisma delle individualità.

A ottenere un risultato soddisfacente è stato invece Robert Biedroń, ex sindaco liberale di Słupsk e attivista omosessuale. Il suo partito, Wiosna (Primavera), ha raggiunto un discreto 6 % guadagnando 3 seggi nel Parlamento europeo. Un risultato annunciato (i sondaggi suggerivano percentuali tra il 5 e il 10 %) che lascia presagire la formazione di un terzo polo in vista delle prossime elezioni del Parlamento nazionale. La domanda da porsi, considerati gli incredibili risultati raggiunti da partiti “novelli” nel recente passato (come Razem o il già citato Kukiz’ 15), è se e quanto durerà.

Cosa c’è all’origine del successo della destra?

All’origine dell’ennesima vittoria del PiS non c’è solamente l’efficace retorica anti immigrati, la continua costruzione di nemici politici, il richiamo alla difesa della cristianità contro l’Islam o le battaglie antiabortiste. Certamente, queste sono narrazioni e politiche che il PiS utilizza e che si annidano nella dimensione irrazionale di buona parte dell’elettorato polacco. Ma per comprendere davvero l’ascesa inarrestabile di Kaczyński questa analisi non può essere sufficiente.

Al PiS va infatti il merito di aver riaperto, per la prima volta dopo il ’91 e il crollo del socialismo reale, i rubinetti delle politiche di welfare. Per anni, le politiche promosse dai governi che si sono succeduti (a destra come a sinistra) hanno minato le strutture dello stato sociale e la crescita che ne è derivata ha lasciato indietro molti polacchi.

A dare una risposta convinta a questa fetta di popolazione è stata la destra. Assegni familiari, abbassamento dell’età pensionabile e aumento del salario minimo sono politiche concrete che il partito di Kaczyński ha realizzato favorendo, oltre che la media e piccola borghesia, anche una parte consistente della popolazione confinata ai margini delle agende dei precedenti governi.

Nella Polonia di Kaczyński il tasso di disoccupazione è al 3.4 % e le previsioni di crescita del PIL nel 2019 sono tra le migliori in Europa. Se sommiamo questi dati al consolidamento elettorale del PiS, per le opposizioni vincere le elezioni parlamentari del prossimo ottobre assume le forme di un’impresa titanica.

Foto: Elekes Andor

Chi è Stefano Cacciotti

Nato a Colleferro (RM) nel '91 mentre i paesi del socialismo reale si sgretolano. Sociologo di formazione, ho proseguito i miei studi con una magistrale sull'Europa Orientale (Mirees), passando per Varsavia (2013) e Budapest (2016). Appassionato di storia contemporanea e politica, attualmente frequento un Master di II livello in comunicazione storica all'Università di Roma Tre.

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