Bucarest non vuole una romena a capo della Procura europea anti-corruzione

Due settimane fa Bruxelles ha reso noti i nomi dei candidati selezionati per la carica di procuratore capo europeo anti-corruzione. In cima alla lista troneggiava il nome di Laura Codruta Kovesi, romena di Transilvania, ex capo della Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA), rimossa dalla sua funzione per volere del governo social-democratico. La Kovesi, che ha già ricevuto il sostegno di Francia, Germania, Olanda e Austria, è la grande favorita per la nomina; le battaglie condotte in Romania hanno sicuramente arricchito il suo pedigree, rendendola gradita a buona parte dell’establishment europeo occidentale. Tuttavia, venuto a conoscenza della notizia, il governo romeno ha immediatamente fatto sapere che farà tutto quello che è in suo potere per impedirne la nomina. Non si tratta di minacce vacue. Nella giornata di mercoledì, “casualmente”, è stato reso noto che la Kovesi è indagata a Bucarest per abuso d’ufficio e per concussione. La diretta interessata ha commentato accusando il governo e la voglia di vendetta nei suoi confronti. Ma perché l’esecutivo vuole bloccare la nomina di un’illustre connazionale ad una prestigiosa carica europea?

Laura Codruta Kovesi, l’incubo dei politici romeni

Laura Codruta Kovesi, ex promessa del basket femminile romeno, sposata con un ungherese di Transilvania, venne nominata capo della DNA nel 2013 dall’ex presidente Traian Basescu. Da allora, si è distinta per le sue lotte senza quartiere alla corruzione annidata nei più alti ambienti della politica e dell’amministrazione nazionale; molti politici di spicco sono stati arrestati a seguito delle sue inchieste, sebbene molti le abbiano spesso imputato una condotta troppo dura e al limite delle regole consentite dalla legge. Nel 2018, su iniziativa del ministro della Giustizia, la Kovesi è stata rimossa dalla sua carica, lasciando la DNA priva di una guida. Il suo allontanamento è stato salutato come una vittoria dal leader del partito social-democratico, Liviu Dragnea, coinvolto anch’egli in numerose inchieste per reati di corruzione. In Romania, l’ex procuratrice capo è assurta a simbolo di quella parte di paese che vuole combattere il malaffare del passato, tanto da diventare una delle personalità con il più alto indice di gradimento tra la popolazione, più del presidente della Repubblica Klaus Iohannis. 

Portare in Europa conflitti interni

Liviu Dragnea e il governo temono che da Bruxelles la Kovesi possa riprendere la battaglia interrotta a Bucarest qualche mese fa, minando quindi il microcosmo di potere che il PSD è riuscito a creare in patria. Molti esponenti della coalizione di governo, a partire dallo stesso Dragnea, hanno problemi con la giustizia. Contando su parti della magistratura fortemente politicizzate (compresa la Corte Costituzionale) essi riescono spesso a evitare processi e condanne in Romania, garantendosi l’impunità. Un’impunità che sarebbe molto più difficile da conservare in caso di un’azione forte e mirata condotta da Bruxelles e sostenuta dai più importanti paesi del continente. La notizia, uscita mercoledì, del coinvolgimento della Kovesi in loschi affari in cui lei stessa avrebbe ricevuto tangenti, assomiglia troppo ad una bomba ad orologeria, fatta esplodere nel momento più opportuno, a una settimana esatta dalla decisione finale sulla nomina di procuratore capo anti-corruzione.

Forse aveva ragione Juncker

L’ostilità governativa nei confronti della Kovesi è così forte da aver portato all’opposizione ad una connazionale in un grande concorso pubblico europeo. Il fatto diventa ancor più singolare se ricordiamo che la Romania regge attualmente la presidenza di turno dell’UE. Non meno di un mese e mezzo fa Juncker aveva dichiarato il paese impreparato ad assolvere tale funzione. Visti gli ultimi avvenimenti, forse il presidente della Commissione non aveva tutti i torti.

 

Foto: economica.net

Chi è Francesco Magno

Dottorando presso l'università di Trento con un progetto sulle politiche nazionalizzatrici dei governi romeni nel periodo interbellico. Laureato in storia contemporanea presso l'università di Padova con una tesi sulle epurazioni del regime comunista romeno nel mondo delle libere professioni. Si occupa da anni di Romania, paese dove ha trascorso diversi soggiorni di studio e ricerca, con particolare attenzione al nazionalismo romeno e alle politiche di nazionalizzazione in aree di frontiera.

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