LETTERARIA: Esce in italiano “Il popolo del diluvio” di Predrag Finci

Predrag Finci vive a Londra dal 1993, quando all’inizio del conflitto lasciò la nativa Sarajevo, dove era professore ordinario di Estetica alla facoltà di filosofia. Il suo primo libro edito in Italia è Il popolo del diluvio, uscito per Bottega Errante Edizioni quest’anno (traduzione di Alice Parmeggiani, euro 16). Come lamenta Božidar Stanišić sulle pagine virtuali di Osservatorio Balcani e Caucaso, “gli editori italiani sono rimasti sordi a questa eccezionale voce filosofica e letteraria, e ciò può facilmente ricordarci il modo in cui, per esempio, Boris Pahor ‘arrivò’ in Italia attraverso la Francia e la Germania, benché non si fosse mai mosso da Trieste”.

Il libro di Finci, presentato nella cornice del festival Pordenonelegge lo scorso 20 settembre, narra la storia di un uomo che emigra, che sceglie o meglio è costretto all’esilio dalle sue terre, ma le pagine raccolgono in realtà le vite e i mondi di molte altre persone, di quelle incontrate (“Le persone che ho incontrato sono parte di me”, ha affermato) e di quelle le cui opere Finci ha letto e amato, passando per Tolstoj, Dostoevskij e Kafka. Ne risulta un libro intertestuale, formato da un mosaico di esperienze, ma anche un testo complesso, strutturato su più livelli che riflette in una piccola goccia di carta un universo di riflessioni, conoscenze, esperienze. Scrivere è per Finci un ritorno, nella sua nazione, nella storia, agli incontri con le persone, ai ricordi, ai traumi, alle vite passate. Dopotutto, ogni scrittore nasce migrante, nel suo spostarsi tra le righe come tra i mondi e nella sua capacità di ritorno anche nella distanza.

Alla base del libro alcune domande: Tutte le generazioni saranno costrette all’esilio? È possibile la vera felicità in esilio? “L’uomo ha due parti: una nostalgica, l’altra aperta al nuovo”, sostiene Finci, e queste lottano tra loro quando si lascia la propria terra. Ad esse è strettamente legata la nozione di identità e lo scrittore si fa promotore di un’idea di identità europea, basata su storia, bagaglio linguistico, orizzonte letterario e valoriale comuni, sulla pluralità che caratterizza l’ambiente europeo da sempre: “i grandi della storia sono tedeschi, italiani e francesi o sono piuttosto europei?”, ha affermato, citando anche il campione di boxe jugoslavo Mate Parlov: “Come posso essere nazionalista se sono campione del mondo?”. L’esilio è comunque per Finci una condizione umana e sono lontane da lui considerazioni di tipo vittimistico o rancoroso.

Finci, che inaugurò inizialmente la carriera non con la filosofia ma con il cinema (interpretò Gavrilo Princip in Sarajevski atentat nel 1968), è di origine ebraica da parte di padre. Giunto a Londra nel 1993, si ritrovò a fare i più disparati lavori per mantenersi nel nuovo contesto, pizzaiolo compreso. Poi consacrandosi solo alla letteratura si è reso autore di numerosi libri; tranne Il popolo del diluvio (il titolo originale è Tekst o tuđini, “Il testo dell’esilio”), sono tutti ancora inediti in italiano.

Alcuni estratti del libro sono disponibili qui.

Guarda anche: “Il popolo del diluvio“, di Walter Skerk, TGR EstOvest

Chi è Martina Napolitano

Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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