ALBANIA: Droga e intercettazioni, è scontro tra il governo Rama e l’opposizione

Due scandali legati al traffico di droga hanno investito i livelli più alti della politica albanese. Proprio mentre l’ex-ministro dell’Interno finisce agli arresti domiciliari, il suo successore è nell’occhio del ciclone per un caso giudiziario che riguarda il fratello. Le vicende, che coinvolgono due figure chiave del Partito socialista (PS), hanno scatenato l’attacco dell’opposizione, guidata dal Partito democratico (PD), che è scesa in piazza per chiedere le dimissioni del premier Edi Rama. Le dinamiche giudiziarie, politiche e mediatiche intorno ai due casi sono tutt’altro che limpide, ma quel che certo è che il riemergere di pericolosi intrecci tra la politica e la criminalità, nonché di un clima di tensione tra le forze politiche, getta un’ombra sul paese proprio nelle settimane decisive per ottenere il via libera all’apertura dei negoziati di adesione all’Unione europea.

Il caso Xhafaj

Nelle ultime settimane, l’attuale ministro dell’Interno, Fatmir Xhafaj, artefice di importanti riforme della giustizia, è finito al centro di uno scandalo. Ad inizio maggio, il Partito democratico ha reso pubblica una sentenza di un tribunale italiano risalente al 2002 in cui il fratello del ministro veniva condannato a 7 anni di carcere per “associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti”, un verdetto confermato dalla Corte suprema di cassazione nel 2012. Pochi giorni dopo, lo stesso PD ha diffuso delle intercettazioni, dalle quali sembrerebbe emergere che il fratello del ministro, rimasto in Albania per scampare alla condanna in Italia, sarebbe ancora impegnato in traffici illeciti e rapporti criminali. L’opposizione accusa inoltre il ministro di aver protetto il fratello, arrivando a far modificare una legge sull’estradizione per favorire la sua permanenza in Albania. Le accuse sono state rispedite al mittente dal ministro e dal Partito socialista: secondo il premier Rama, l’intercettazione sarebbe un falso costruito per danneggiare il governo e l’immagine esterna dell’Albania.

La campagna intrapresa dall’opposizione è però molto decisa. Il 24 maggio il leader del PD, Lulzim Basha, ha occupato il podio del parlamento per lanciare le sue invettive, prima che tutti i deputati dell’opposizione lasciassero l’aula, rifiutando di votare una mozione di sostegno all’adesione europea del paese. Pochi giorni dopo ha fatto seguito una manifestazione di piazza per chiedere le dimissioni di Xhafaj e di Rama. Si tratta di fatto della continuazione di quella strategia di muro contro muro portata avanti dal PD negli ultimi anni, sotto la regia del vecchio leader del partito, premier e presidente dell’Albania per buona parte degli anni ’90 e 2000, Sali Berisha.

La questione è particolarmente scottante e sono attesi nuovi colpi di scena. Non sono pochi gli analisti che parlano di una campagna creata ad arte per far saltare la poltrona del ministro, autore di riforme coraggiose. Dubbi riguardano inoltre la tempistica della campagna dell’opposizione: perché proprio ora vengono messi in giro audio e documenti su fatti di molti anni fa?

Il caso Tahiri

Il caso Xhafaj avviene negli stessi giorni in cui il suo predecessore al ministero, Saimir Tahiri, è agli arresti domiciliari per traffico di droga e corruzione. Tahiri è stato ministro dell’Interno del primo governo Rama dal 2013, protagonista di importanti riforme nel settore della polizia e dello smantellamento del villaggio di Lazarat, considerato il centro della produzione di cannabis diretta in tutta Europa. In quella fase, molti vedevano in lui un possibile successore di Rama. Dopo esser stato rimosso dall’incarico nel corso del rimpasto di governo avvenuto a marzo 2017, nel pieno della crisi politica tra maggioranza e opposizione che ha segnato i mesi prima del voto di giugno, è stato rieletto come deputato.

Il caso Tahiri è scoppiato lo scorso ottobre, a seguito dell’arresto in Italia di un gruppo criminale italo-albanese responsabile del traffico di circa 3.5 tonnellate di marijuana. Dalle conversazioni di due degli arrestati, membri della famiglia Habilaj, già nota alle cronache giudiziarie, emerge il nome di Tahiri, che avrebbe coperto gli illeciti e finanziato la sua campagna con i soldi del traffico della droga. I due, si è poi scoperto, sarebbero due lontani cugini del deputato socialista. In realtà, già durante il suo incarico di ministro Tahiri era finito più volte sotto accusa da parte dell’opposizione, soprattutto a causa dell’aumento delle coltivazioni di marijuana nel paese e di controverse vicende giudiziarie.

A seguito dell’indagine, la procura albanese ha richiesto l’arresto del deputato, una richiesta respinta in parlamento dalla maggioranza socialista. Da allora, però, gli attacchi dell’opposizione contro Tahiri sono continuati, fino alla decisione di inizio maggio, quando Tahiri ha annunciato le dimissioni da parlamentare per affrontare la giustizia senza alcuna immunità. Pochi giorni dopo, è stato arrestato e si trova ora ai domiciliari, in attesa del processo.

L’obiettivo europeo di Rama

L’intreccio di queste complesse vicende giudiziarie ha fortemente colpito il governo Rama, anche perché esplose nel momento meno opportuno. L’Albania è difatti in attesa della decisione del Consiglio europeo di giugno, quando gli Stati membri dovranno decidere se accettare o meno la richiesta della Commissione europea di aprire i negoziati di adesione. A tal fine, Rama è impegnato in un tour delle cancellerie europee per vincere le resistenze. In particolare l’Olanda, la Francia e la Germania hanno mostrato una certa reticenza ad appoggiare la richiesta della Commissione, facendo leva proprio sull’eccessivo peso nel paese di corruzione e criminalità organizzata. Senza l’unanimità tra gli Stati membri, l’apertura dei negoziati verrebbe nuovamente rimandata. La piaga della diffusa criminalità nel paese e l’aspra battaglia politica interna, dunque, rischiano di avere pesanti ripercussioni sul futuro europeo dell’Albania.

Chi è Riccardo Celeghini

Laureato in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Roma Tre, con una tesi sui conflitti etnici e i processi di democratizzazione nei Balcani occidentali. Ha avuto esperienze lavorative in Albania, in Croazia e in Kosovo, dove attualmente vive e lavora. E' nato nel 1989 a Roma. Parla inglese, serbo-croato e albanese.

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2 commenti

  1. Futuro europeo dell’Albania, per il loro bene spero di no! Basta vedere il grande futuro che la Grecia è riuscita ad ottenere. C’è della crudeltà nell’augurare all’Albania di entrare in un manicomio come la UE.

  2. Ottimo articolo scritto da chi si limita a riportare dei “fatti” senza capire cosa sta succedendo. Come dire , una specie di Eva 2000 del giornalismo. Non