GRECIA: Approvato il pacchetto di austerity, brucia il ministero delle Finanze

di Matteo Zola

Se quattro anni fa Germania e Francia non avessero chiuso tutti e due gli occhi sui conti greci, ora non saremmo a questo punto. E non lo saremmo ad Atene, come a Lisbona, Dublino e forse domani Roma. Ma c’era da evitare, in quel momento di debolezza, una crisi dell’euro che ora – infatti – non è in crisi. In crisi è la Grecia, che ha pagato – oltre alle manovre di palazzo europee –  la dabbenaggine del partito di governo di allora (Nuova Democrazia, che ha governato dal 2003 fino al 2009, quando scandali e corruttele hanno costretto alle dimissioni il premier Constantis Karamanlis). E’ da rimarcare come, senza vergogna, oggi quello stesso partito faccia strenua opposizione alle misure anticrisi che l’Fmi ha calato sulla testa di un impotente Papandreu.

Impotente nell’accogliere le rimostranze delle persone che da settimane manifestano, invano, e per questo sempre più violentamente, contro il pacchetto di misure voluto dal Fmi in cambio della concessione dei fondi. E che i contestatori non siano “anarchici” in vena di sassaiole lo si evince dal fatto che, ieri, non appena le frange violente sono state allontanate a manganellate e gas lacrimogeni dalla polizia, la folla pacifica è rientrata in piazza Syntagma. Occupandola senza un grido.

Oggi il pacchetto di austerity è stato approvato dal Parlamento. Appresa la notizia una nuvola di fumo nero si è levata dalla strada. La polizia ha riferito che i manifestanti hanno dato alle fiamme l’ufficio postale all’interno della sede del ministero delle Finanze. Gli scontri sono sempre più violenti e centinaia di persone hanno lanciato pietre contro la polizia.

Le misure approvate oggi prevedono l’aumento delle tasse e tagli alla spesa per 28,6 miliardi di euro e le privatizzazioni. Domani il Parlamento votera’ nuove misure piu’ dettagliate riguardanti le singole misure di bilancio e le privatizzazioni. Ora Ue ed Fmi dovranno sbloccare i 12 miliardi di euro di prestiti di emergenza che dovrebbero consentire al governo di far fronte alle scadenze del debito a luglio.

Che la crisi greca andasse affrontata diversamente, prevenuta in qualche modo, è oggetto di dibattito su tutti i media. Ma tornare indietro ormai sembra impossibile. Resta da sperare che, girata la boa dell’estremo sacrificio, la società greca trovi le forze per rinnovarsi e rinnovare una classe politica che da trent’anni è gestita da due sole famiglie. Il timore di una deriva autoritaria, però, è concreto.

Ovunque siano state applicate le misure dell’Fmi hanno provocato malcontento e proteste contro i governi. Questi ultimi però, ormai incatenati ai diktat del Fmi, vedevano persa qualsiasi sovranità economica. Le proteste, inutili, frustrate e represse, diventavano così violenza da combattere con uno stato di polizia sempre più duro. E la democrazia scompariva sotto i colpi del manganello. Quando ha funzionato l’Fmi ha impoverito i Paesi dove ha operato. In Argentina, poi, i piani del Fmi sono falliti miseramente. E la Grecia che fine farà?

Intanto i sindacati sono in sciopero, il più lungo dal 1974, anno in cui terminò la dittatura dei colonnelli. Ma quella del Fondo monetario sembra appena iniziata.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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