POLONIA: Bruxelles sospenderà Varsavia dall’UE? Ma il governo tira dritto

La Polonia gira le spalle alla Commissione. Il contenzioso con l’UE è un caso chiuso, afferma il ministro degli Esteri Waszczykowski esprimendo così la posizione dell’intero governo: non cedere alle raccomandazioni della Commissione, nemmeno dopo gli ulteriori due mesi concessi una volta scaduto l’ultimo termine.

La Commissione messa alle strette

Il 13 gennaio 2016 la Commissione ha lanciato per la prima volta la procedura pre-articolo 7, volta ad accertare l’esistenza di minacce sistemiche allo stato di diritto. Oggetto del contendere: le leggi che dalla fine del 2015 hanno modificato composizione e funzionamento del tribunale costituzionale, intaccandone l’indipendenza. Ma, malgrado dialogo e raccomandazioni, Varsavia non ha risposto.

La Commissione, per bocca del suo Vice-Presidente Frans Timmermans, non si ritiene certo soddisfatta ma ormai non le rimarrebbe che proseguire il percorso intrapreso: invocare l’art. 7 del Trattato UE che contempla in ultima istanza la sospensione dei diritti di voto dello stato membro sanzionato.

A dispetto di quanto affermato dal partito di governo di Diritto e Giustizia (PiS), sempre pronto ad accusare l’UE di ingerenza, la Commissione non ha abusato della sua posizione o mostrato accanimento nei confronti della Polonia dato che il ruolo di “guardiano” le è riconosciuto dai trattati stessi. Eppure, è tanto realistica la sua impotenza quanto scontato l’esito inconcludente di una tale azione, poiché è noto il disaccordo di Orbán, ragione per cui non sarebbe possibile raggiungere l’unanimità all’interno del Consiglio europeo.

Lo stesso  Donald Tusk, ex premier polacco ora Presidente del Consiglio europeo, ha mantenuto uno stretto riserbo sula questione, forse anche per non inasprire i rapporti già tesi in madrepatria col governo non intenzionato ad appoggiarlo per un secondo mandato, rotto solo a dicembre in occasione delle tensioni dentro e fuori il Parlamento.

Tra la mancanza di supporto da parte degli altri organi europei e il silenzio di Tusk, è comprensibile la riluttanza della Commissione ad attivare “l’opzione nucleare”. La figura sarebbe comunque magra, ma nel primo caso almeno non peserebbe la responsabilità di non aver denunciato l’involuzione illiberale della Polonia.

Addio al Tribunale Costituzionale

Mentre in Europa si prendeva tempo, la squadra di Kaczynski è andata dritta per la strada delle “riforme”. Dopo i casi d’incostituzionalità trascurati dal governo che costituiscono il nodo del confronto con l’UE, tra novembre e dicembre sono state varate tre nuove leggi che modificano i tempi e la procedura di elezione del presidente della Corte, giusto poco prima del termine del mandato dell’ex presidente Rzepliński, simbolo della resistenza in difesa del costituzionalismo.

I passaggi legislativi, come spiegato in maniera dettagliata dal Prof. Koncewicz, hanno permesso di eleggere un nuovo presidente, Julia Przyłębska, vicino al governo, sospendendo solo per l’occasione il quorum obbligatorio per l’elezione. Il mancato raggiungimento del quorum era stato, appena il giorno prima, motivo di respingimento di una rosa di candidati da parte del Presidente Duda. Due pesi e due misure.

Il primo atto della Przyłębska è stato ovviamente quello di insediare i tre giudici contestati, ovvero quelli rigettati dal Tribunale ma riconosciuti dal Presidente. Con le dimissioni di un altro componente del consesso, il partito di governo è riuscito ad ottenere, nel giro di un anno, la maggioranza in Tribunale. Qualunque cosa si decida in Europa, forse è già troppo tardi. Il Tribunale, nella forma contemplata dalla Costituzione, è morto, e con esso anche il principio democratico dell’equilibrio dei poteri.

Foto: Copyright_European Union 2016 – European Parliament

Chi è Paola Di Marzo

Nata nel 1989 in Sicilia, ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà "R. Ruffilli" di Forlì. Si è appassionata alla Polonia dopo un soggiorno di studio a Varsavia ma guarda con interesse all'intera area del Visegrád. Per East Journal scrive di argomenti polacchi.

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