ALBANIA: La primavera delle proteste, tutti in piazza contro il governo

In Albania le proteste sono spuntate come funghi nel mese di febbraio. L’opposizione albanese, che ha boicottato il Parlamento, è scesa in piazza per chiedere un governo tecnico che garantisca elezionilibere e imparziali“.

Dal 18 febbraio scorso, gli attivisti del Partito Democratico guidato dal Lulzim Basha (centrodestra) bloccano il viale principale di Tirana con una gigantesca tenda di fronte al palazzo del governo. Ogni giorno ci sono comizi, quiz, balli e proiezioni di video-messaggi sulla facciata della sede del premier Edi Rama.

Il decimo giorno

Nella decima giornata di protesta il leader del Pd Basha ha inasprito i toni avvertendo che “chiunque osi toccare i cittadini, chiunque tenti di fermare la protesta, deve sapere che giungerà il momento in cui l’ondata popolare li cancellerà dagli uffici“.Il leader del centrodestra ha poi invitato i cittadini albanesi a non accettare le ingiustizie. “Forate i pneumatici delle loro auto, rompete i vetri dei loro uffici. Non voltate l’altra guancia, ma colpite con il pugno. Alzatevi, reagite, protestate“, questo l’appello di Basha alla popolazione. Basha ha promesso solennemente ai suoi che non ci saranno elezioni senza l’opposizione in Albania.

In Parlamento si discute tra altre cose anche della riforma del sistema giudiziario, che rischia di saltare per il boicottaggio dei deputati. Il premier Edi Rama, intervenendo in Parlamento, ha sottolineato che l’approvazione delle riforma è decisiva per avviare i negoziati con Bruxelles, altrimenti si rischia di minare “l’economia della Paese, l’occupazione, gli investimenti stranieri e il welfare“.

La retorica del governo di centro-sinistra è studiata a tavolino; anche molti sindaci socialisti fanno riferimento alla mancata “riforma della giustizia” per giustificare i ritardi nei lavori pubblici.  Il mantra del processo di vetting del sistema giudiziario è su tutti media locali, quasi tutti filo-governativi, in questo momento.

Terremotati dal governo

A 500 metri dalla tenda dell’opposizione è in atto da giorni un’altra protesta di alcuni cittadini del villaggio di Zharrez, a circa 110 chilometri a sud di Tirana, che denunciano ripetute scosse del terreno. Secondo gli abitanti i “terremoti” sarebbero provocati dai metodi utilizzati dal gruppo Bankers Petroleum, controllato da un consorzio cinese.

Circa 700 case del villaggio di Zharres sarebbero danneggiate da scosse simile ai terremoti provocati dalla fratturazione idraulica (fracking) di uno strato roccioso nel sottosuolo al fine di migliorare la produzione del petrolio. Gli abitanti di Zharres dopo un sciopero della fame ha fatto una marcia di protesta lunga 110 chilometri e si sono accampati davanti al ministero dell’Energia chiedendo il risarcimento dei danni.

Bankers Petroleum ha sempre negato che le scosse fossero dovute ai suoi metodi di estrazione, sostenendo che si tratterebbe di terremoti naturali. Le scosse sono state quasi giornaliere negli ultimi 10 anni. Dal 2009 al 2013 sono stato registrati circa 58 terremoti in questo villaggio.

Augusto sotto assedio

I cittadini e gli attivisti della società civile di Durazzo, intanto, protestano da giorni contro la cementificazione di una zona archeologica protetta, creando danni al patrimonio culturale, ai valori e all’identità della città. I lavori per la riqualificazione urbana della piazza Veliera a Durazzo sono stati sospesi temporaneamente, perché sono state trovate le fondamenta di un edificio romano d’eta augustea. Inoltre il sindaco di Durazzo Vangjush Dako è stato accusato di aver falsificato le mappe dei siti archeologici per giustificare i lavori in una posizione altrimenti non consentita.

Le proteste sono un sintomo di crisi vera e che ha ragioni profonde. È la crisi di un modello di sviluppo fondato sullo sperpero di risorse, pubbliche o private, l’infiltrazione della criminalità organizzata negli apparati dello stato, e la diffidenza reciproca tra società civile e partiti politici.

Chi è Lavdrim Lita

Giornalista albanese, classe 1985, per East Journal si occupa di Albania, Kosovo, Macedonia e Montenegro. Cofondatore di #ZeriIntegrimit, piattaforma sull'Integrazione Europea. Policy analyst, PR e editorialista con varie testate nei Balcani. Per 4 anni è stato direttore del Centro Pubblicazioni del Ministero della Difesa Albanese. MA in giornalismo alla Sapienza e Alti Studi Europei al Collegio Europeo di Parma.

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