CROAZIA: La polizia picchia i richiedenti asilo: “Ci hanno obbligati a baciargli i piedi”

Da ZAGABRIA – Qualche settimana dopo il pogrom di capodanno, l’ONG Centra za Mirovine Studije (CMS: Centro studi per la pace) rivela che la polizia croata fa uso di violenza per espellere illegalmente i richiedenti asilo. Nell’indifferenza generale, il Ministro degli Affari Interni Vlaho Orepić mette in dubbio la veridicità delle testimonianze e sottolinea l’importanza per la Croazia di proteggere i propri confini. In tutto questo, i vari obblighi legali assunti dalla Croazia in tema di diritto d’asilo europeo e internazionale vengono calpestati da “spallucce” e risposte evasive.

Il 20 gennaio 2017, l’ONG internazionale Human Rights Watch raccoglie per prima, nel campo di fortuna vicino la stazione di Belgrado, le testimonianze di una decina di afgani che affermano di essere stati picchiati, umiliati verbalmente, privati dei loro beni e deportati dalla polizia croata. Dopo pochi giorni, l’ONG croata CMS presenta un’inchiesta condotta a Belgrado la settimana precedente. I casi riportati sono ora una cinquantina.E’ confermato: in Croazia i richiedenti asilo vengono raggirati, picchiati e deportati.

Le testimonianze riportano tutte una storia simile: diversi migranti – per la maggior parte afgani e provenienti dalla Serbia – si sono presentati alle stazioni di polizia di Zagabria, Zaprešić, Đakovo e Vinkovci per avviare le procedure per godere di protezione internazionale. Ma, una volta entrati nelle stazioni di polizia, sono stati trattenuti per ore, o giorni, per poi venir caricati in furgoncini e deportati al confine con la Serbia. Alcuni migranti che alloggiavano all’Hotel Porin di Novi Zagreb sono stati invitati dalla polizia stessa a presentarsi in commissariato per avviare le procedure. Poi, invece, da lì, dritti al confine.

Molti richiedenti asilo raccontano di esser stati derisi, umiliati e privati dei loro valori personali dai poliziotti: c’è chi è stato obbligato a baciare mani e piedi, e chi si è visto privare di soldi e cellulare. No azil – go to Serbia. Al confine, i richiedenti asilo venivano scaricati di notte nella neve – in certi casi senza scarpe – sulle isolate rotaie che collegano Tovarnik (Croazia) a Šid (Serbia). Lì venivano sistematicamente picchiati per “invitarli” a proseguire e a non tornare più. Prove delle percosse subite sono state riportate anche dai Medici senza frontiere di stanza a Belgrado.

Invitato negli studi televisivi del programma Otvoreno dell’HRT, il ministro degl’Interni Orepić (Most) ha liquidato come false le accuse avanzate dalla portavoce del CMS Emina Bužinkić; per poi lanciarsi in un girotondo di non-risposte riguardo le deportazioni illegali. Orepić ha specificato che la Balkan Route è chiusa da marzo 2016, dai varchi di confini con la Serbia i richiedenti asilo non possono entrare regolarmente in Croazia: perciò, chi varca quel confine viene considerato come “irregolare” sul territorio croato, e come tale viene trattato.

Immancabilmente, Orepić conclude affermando che i migranti vogliono andare in Europa occidentale, non in Croazia: lo smentiscono le 2235 richieste d’asilo. Zagabria ha passato le ultime decadi a sottolineare la sua estraneità rispetto ai Balcani e a presentarsi come parte integrante dello sviluppo storico dell’Europa occidentale, ma ora che si trova alla prova dei fatti dimostra di avere imparato solo quella parte di storia europea fatta di violenza e discriminazione del diverso.

Dall’inizio della crisi migratoria la Croazia ha accolto un totale di 119 individui sotto protezione internazionale. Sul territorio croato si trovano all’incirca 600 migranti, la maggior parte respinta da Austria e Slovenia. Nell’ambito del programma di ricollocamento europeo di 160.000 rifugiati provenienti da Grecia e Italia, approvato nel settembre 2015: la Croazia ha accolto 19 persone, 10 dalla Grecia, 9 dall’Italia.

Foto: Centra za Mirovine Studije

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association e PECOB, Università di Bologna.

Chi è Pierluca Merola

Nato a Roma, appassionato di Balcani e allargamento dell'UE, risiede a Bruxelles e lavora come assistente accademico presso il Collegio d'Europa di Bruges. Collabora con East Journal da Maggio 2016, per il quale narra di avvenimenti croati e balcanici. Parla correntemente inglese, francese e croato.

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