BOSNIA: Ogni domenica a messa con l’imam

di Đenana Kaminić (N1) 

Nei villaggi tra Jablanica e Prozor, che al tempo della guerra in Bosnia si trovavano sulla linea del fronte tra milizie croate e bosgnacche, i tempi del conflitto sembrano ormai alle spalle.

Amir Effendi Drežnjak è l’imam del villaggio di Lizoperci nel comune di Jablanica. Da tre anni e mezzo ormai, ogni domenica accompagna in auto i fedeli cattolici dal vicino villaggio di Slatina fino al villaggio di Gračac per la messa. Nello stesso villaggio l’imam tiene lezioni alla scuola coranica (mekteb)

“Mi hanno detto che non hanno un autobus o automobili. Li ho accompagnati una domenica, e poi la successiva. Alla terza domenica di fila ho detto loro che non vi è alcuna necessità per loro di aspettare che qualcun altro li passi a prendere, perché io vado a Gračac ogni domenica. Ho detto loro che possono contare su di me e che li porterò io in chiesa a pregare Dio finché io sono lì“, ha dichiarato Amir Drežnjak alla televisione bosniaca N1.

Delle relazioni inter-religiose a Slatina, villaggio misto di croati cattolici e bosgnacchi musulmani che durante la guerra era sulla linea del fronte, ha parlato la residente locale Marica Drinovac al raduno francescano di Medjugorje, davanti ad una platea attonita. “Ho detto loro ciò che dico ora, che ogni settimana vado a messa con l’imam, e mi chiedevano – Con chi? Con l’imam! Ma come? E ho spiegato loro che va bene così, nonostante la guerra siamo rimasti in contatto, prendiamo il caffé, parliamo della famiglia.”

“Nutriamo buone relazioni. Non possiamo vivere gli uni senza gli altri. Nel nostro paese è stato sempre così. Qualunque cosa accada, un matrimonio o un funerale, ci si riunisce e ci si aiuta a vicenda, non ci importa chi è chi, e per fortuna ci sono molti altri paesi come il nostro”, ha detto Marica Drinovac.

Hanno costruito moschee e chiese insieme. I musulmani hanno aiutato la ricostruzione della chiesa di Gračac, ha dichiarato don Mato Topić, parroco nella Parrocchia di Sant’Antonio di Padova a Gračac. Dopo le alluvioni del 2014, l’imam ha riunito i membri della comunità musulmana e detto loro che è loro dovere raccogliere pietre per la ricostruzione della chiesa.

Allo stesso modo, i cattolici di questi villaggi sono stati i primi a lanciare una raccolta di fondi per Ajla, una ragazza bosgnacca gravemente malata, cancellando i confini e pregiudizi in questo settore.

“La nostra parrocchia è stata la prima ad aiutare e nessuno ha detto qualcosa di negativo. In situazioni come questa, abbiamo dimostrato che siamo tutti esseri umani e ciò che conta di più è essere uomani. Ci vuole solo un po’ di coraggio per dire alla gente di liberarsi da tutta la paura e aiutarsi a vicenda“, ha detto don Mato. Solo in questo modo, conclude il parroco, la Bosnia-Erzegovina potrà sopravvivere.

Foto: N1

Chi è redazione

East Journal nasce il 15 marzo 2010, dal 2011 è testata registrata. La redazione è composta da giovani ricercatori e giornalisti, coadiuvati da reporter d'esperienza, storici e accademici. Gli articoli a firma di "redazione" sono pubblicati e curati dalla redazione, scritti a più mani o da collaboratori esterni (in tal caso il nome dell'autore è indicato nel corpo del testo), oppure da autori che hanno scelto l'anonimato.

Leggi anche

BOSNIA: Il primo storico Pride di Sarajevo

Ieri si è svolto il primo Pride di Sarajevo. Grande e trasversale partecipazione, con oltre 2000 persone in piazza contro ogni forma di discriminazione.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: