Fatim Jawara Gambia migrante

CALCIO: Fatim Jawara, il portiere del Gambia e un sogno inabissato

A volte è necessario dare un volto. Un nome. E rendersi conto che la storia, i flussi, le rivoluzioni, le migrazioni, nella fisica del tempo umano, non sono altro che somme di vettori, di differenti motivazioni che, in una determinata situazione, si trovano improvvisamente a spingere nello stesso verso. Una storia che siamo abituati a osservare “dall’alto”, interponendo ai fatti la fredda distanza della statistica, della propaganda, della demagogia. Che siamo abituati a giudicare a partire dalla risultante. Ma se il volo d’angelo serve per vedere, i volti e i nomi servono per capire.

Capire che dietro i nomi ci sono le storie. Come quella di Fatim Jawara, 19 anni, portiere nel giro della nazionale di calcio femminile del Gambia e del Red Scorpions FC di Serekunda. Una storia terminata nelle acque del Mediterraneo, mentre Jawara cercava di raggiungere l’Europa – probabilmente le coste italiane – dalla Libia. Uno dei 4.200 nomi della lunga lista dei migranti morti o dispersi in mare da inizio 2016. Secondo la ricostruzione del Guardian Jawara aveva lasciato il proprio paese a settembre, attraversando il deserto del Sahara in direzione Libia. Chorro Mbega, allenatore del Red Scorpions, ha detto di non aver avuto notizie di “frustrazione” da parte della giocatrice, nonostante lei e le sue compagne di squadra non stessero percependo i loro stipendi.

Nonostante il Gambia sia un piccolo paese, con una popolazione di 1,8 milioni di abitanti, i gambiani rappresentano il quarto gruppo nazionale per arrivi di migranti in Italia. Secondo i dati delle Nazioni Unite, il 60% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Una situazione che spinge molti gambiani a lasciare il paese, e che è ulteriormente aggravata dalle politiche autoritarie e di intolleranza etnica del presidente Yahya Jammeh e dall’elevato grado di arbitrarietà e corruzione da parte delle forze dell’ordine.

Nel suo articolo sul sito Calcio Estero News Luigi Guelpa, giornalista esperto di calcio africano e dei paesi islamici, oltre a dipingere un quadro preciso del Gambia di Jammeh, sottolinea come «nelle note ufficiali delle agenzie si cade nel tranello di raccogliere le testimonianze commosse di governo e federazione del Gambia, che a quelle latitudini spesso sono esattamente la stessa cosa. […] Fatima ha lasciato il Gambia proprio per colpa di quelle persone che oggi si strappano le vesti e piangono disperate».

Fatim Jawara si era unita alla nazionale femminile under 17 nel 2009 e nel 2012 aveva partecipato alla Coppa del Mondo di categoria in Azerbaigian, prendendo parte al debutto della sua nazione nella competizione, come riporta Guelpa, in qualità di terza scelta. Recentemente era stata chiamata a far parte della nazionale femminile maggiore e aveva debuttato contro una rappresentativa scozzese proveniente da Glasgow. La sua storia è terminata probabilmente al largo di Misurata il 27 ottobre, insieme alle storie di altre 96 persone.

Durante il corso dell’ultimo anno lo sport è spesso stato coinvolto nel dibattito legato alle migrazioni e ai morti in mare. A partire dalla protesta silenziosa dei giocatori che hanno deciso di sedersi per terra durante una gara della serie B greca alle storie di rifugiati e immigrati legate a Euro 2016, dalla decisione da parte del CIO di far passare attraverso il campo profughi di Eleonas, alla periferia di Atene, la fiaccola olimpica portata da un tedoforo asilante, all’istituzione di una “nazionale” dei rifugiati alle Olimpiadi di Rio. Altre storie, altri volti, altri spunti per fermarsi e provare a comprendere, o perlomeno percepire, il lato umano di una tragedia collettiva.

«Non sono in competizione con nessuno. Corro al mio passo. Non ho desiderio di prender parte al gioco di essere migliore di chiunque, in nessun modo o forma. Ambisco solo a essere migliore di quello che ero prima. Questa sono io e io sono libera» (Fatim Jawara)

 

Chi è Damiano Benzoni

Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

Leggi anche

CROAZIA: La calciopoli croata e il potere di Zdravko Mamic

Domani sera la nazionale croata potrebbe ripetere l'impresa di 20 anni fa, arrivando tra le prime 4 nazionali del mondo. Tuttavia, il calcio croato è scosso da una crisi profonda che ricorda la nostra calciopoli, il cui principale responsabile è l'ex direttore della Dinamo Zagabria Zdravko Mamic

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: