CALCIO: Le purghe di Erdoğan colpiscono lo sport

Dallo scorso 15 luglio, quando il fallito putsch turco, attribuito dalle autorità al predicatore Fethullah Gülen, abbiamo assistito alla pesante reazione da parte del capo di stato turco, Recep Tayyip Erdoğan, la cui ira si è abbattuta sui presunti artefici del golpe. In meno di due mesi oltre 60 mila persone sono state infatti sospese, licenziate o addirittura indagate per la loro vicinanza al movimento Hizmet di Gülen.

Per interpretare l’atmosfera che si respira nel paese del dopo 15 luglio, è sufficiente pensare che Erdoğan ha definito il tentativo di colpo di stato (in cui sono morte oltre 200 persone) come una “benedizione divina”, poiché gli ha permesso di individuare i cosiddetti nemici della patria e allontanarli. Dopo le purghe che hanno colpito giornalisti, ufficiali dell’esercito e impiegati pubblici a vario titolo, la reazione ha investito l’intera società turca, arrivando a coinvolgerne persino lo sport, e il calcio in particolare, privo rispetto ad altri sport della visibilità garantita dalla concomitanza dei Giochi Olimpici di Rio.

In un clima da caccia alle streghe, oltre 270 persone nell’ambito dello sport sono state allontanate dal proprio incarico di lavoro. Dirigenti delle amministrazioni sportive, responsabili, funzionari a vario titolo, persino atleti e arbitri sono stati tacciati di vicinanza al movimento di Gülen ed esclusi dalla propria federazione di appartenenza.

La scure si è abbattuta sulla società turca senza risparmiare nessuno, colpendo persino la leggenda del calcio turco Hakan Şükür, che attualmente risiede negli Stati Uniti e che già in precedenza aveva avuto contrasti con il regime di Erdoğan proprio per il suo pubblico sostegno al movimento gülenista. Il calciatore è stato accusato di “affiliazione a un gruppo terrorista armato” e ne è stata chiesta l’estradizione dagli Stati Uniti, mentre le sue proprietà sono state confiscate e il padre, Selmet Şükür, è stato arrestato.

Le accuse all’ex centravanti sono quelle di aver finanziato alcune delle cellule dell’organizzazione di Gülen e di aver persino di aver messo in piedi una scuola di reclutamento per gli avversari politici di Erdoğan. In un regime politico piuttosto lontano dall’eccellere per pluralismo politico, le accuse su Şükür sono diventate condanne piuttosto in fretta.

Simile il destino di Enes Kanter, talento della pallacanestro turca attualmente in forza agli Oklahoma City Thunders nel campionato NBA. Il giocatore, che non aveva mai nascosto le proprie posizioni critiche nei confronti di Erdoğan e il proprio sostegno a Gülen, ha ricevuto minacce di morte attraverso i social network. Quando il padre Mehmet ha inviato una lettera alla stampa, chiedendo perdono al capo di stato per il comportamento del figlio, Kanter ha dichiarato di disconoscere la propria famiglia: «D’ora in avanti mia madre, mio padre e i miei fratelli sono i devoti membri di Hizmet».

Foto: Galatasaray (Facebook)

Chi è Matteo Marchello

Nato a Lecce, vive a Londra. Scrive di calcio per Trappoladelfuorigioco.it ed East Journal.

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