VIAGGI: Odessa non è “una cagata pazzesca”

Un nostro articolo sulla storia italiana di Odessa, città ucraina sul Mar Nero, ha avuto un grandissimo successo. Ecco dunque che, oltre al suo passato, ci piace dirvi qualcosa del suo presente e suggerirvela come méta di viaggio, anche al di là della strage del 2014 e della presenza in città di Mikhail Saakhashvili, attuale governatore ed ex Presidente georgiano.

Come molte città di mare, anche Odessa si trasforma. In inverno la quarta città per numero di abitanti dell’Ucraina si addormenta, rappresentando un ottimo luogo per rilassarsi, godere del mite sole invernale, e “riscaldarsi” con temperature prossime allo zero quando nel nord e del Paese si raggiungono temperature glaciali.

Ma è l’estate che fa di questa città portuale uno dei luoghi più cercati dai vacanzieri dell’Est e che sarebbe forse troppo banale definire la “Rimini ucraina”.

Non parliamo di solo mare

Odessa è una perla nascosta tra il suo tetro porto e le sue spiagge rumorose ed affollate, ed i suoi cittadini sono famosi per essere i più burloni di tutta l’Ucraina. Tutti conoscono la fantozziana definizione di “cagata pazzesca” circa la “Corazzata Potemkin” che, va detto, è uno dei capolavori di Sergei Eizenstein. Pochi sanno, tuttavia, che i fatti narrati si svolgono ad Odessa, città dove scoppiò la Rivoluzione del 1905, e che la scena principale è stata girata sulla Scalinata Potemkin, opera del 1815 dell’architetto italiano Francesco Carlo Boffo. La scalinata è imponente e tutt’altro che banale: l’ideatore cercò di contrastare la prospettiva, e così in alto la larghezza è quasi la metà rispetto al fondo; inoltre dall’alto non si vedono gradini ma solo i tratti orizzontali e viceversa dal basso si vedono solamente i gradini.

In cima alla scalinata si erge la statua del Duca di Richelieu, governatore di Odessa e discendente del più famoso Cardinale. Da lì inizia il Bulvar Prymorsky, viale pedonale alberato e “dello struscio”, con famiglie che sembrano uscire da un romanzo ottocentesco, ragazzini in amoreggiamenti e animali esotici portati in spalla da giovani alla ricerca di qualche hrivna, la moneta locale. Poco distante, dopo aver superato la statua di Pushkin, esiliato proprio ad Odessa nel 1823, si trova l’Opera, realizzata alla fine dell’ottocento dagli architetti dell’Opera di Vienna. Essa merita una visita più che per la qualità delle rappresentazioni, per l’atmosfera, per l’acustica e per i costi estremamente contenuti.

Il viale commerciale principale è via Deribasovskaya, che prende il nome dal fondatore ispano-napoletano José de Ribas. Meno aristocratica del Bulvar Prymorsky, è qui il centro della vita mondana e del passeggio, così come il viale sul quale si affacciano la maggior parte dei caffè e dei locali dove poter sorseggiare qualcosa all’aperto. Nessuna paura di smentita nel consigliare, fra i tanti, Kompot, ristorante arredato alla francese dove mangiare ottima pasticceria, ma soprattutto assaporare i migliori vareniki, sorseggiando bevande tipiche ucraine a base di frutta (Kompot, appunto).

Sole, mare e…trasgressioni.

Odessa Mama, nome di una famosissima canzone Yiddish precedente alla seconda Guerra Mondiale, è il modo di rivolgersi ad Odessa dei propri cittadini. La città, infatti, ha sempre accolto tutti, sin dai tempi della Grande Caterina, e così fa ogni estate, quando le sue spiagge si riempiono. Tra le tante si suggerisce quella di Lanzheron, vicina al centro, quella di Otrada, anche per nudisti e quella di Arkadia, soprattutto per chi vuole strutture private degne del miglior beach club europeo, e magari DJs che intrattengono giovani rampolli, figli di oligarchi, e ragazze con bikini da urlo, sempre dedite a farsi selfie.
Ma Arkadia non è solo spiagge, ma soprattutto vita notturna, con un viale pedonale contorniato da discoteche all’aperto dove abbandonare completamente la propria dignità. Due delle migliori, Ibiza Club e Itaka Club, hanno anche strutture balneari per il giorno.

Cosa mangiare?

Odessa unisce il meglio, o il peggio, della cucina ucraina e russa. Troverete Vareniki e Pelmeni (i primi ravioli ucraini a base di patate, funghi, verza, ciliegie o altro, i secondo ravioli di carne russi), zuppe quali il Borsh, carne cucinata in ogni modo, ma soprattutto pesce del Mar Nero che difficilmente capirete di che specie o tipo sia, ma che vi piacerà (quasi) sempre.

Come arrivarci? È sicuro?

Sia chiaro, Odessa è una delle città che in caso di agitazioni in Ucraina potrebbe diventare rischiosa, ma evitate di andare a manifestazioni, ed utilizzate la consueta attenzione necessaria durante un viaggio, e non avrete alcun problema. Se poi parlate russo, più dell’ucraino, sarete a cavallo.

Odessa ha un ottimo aeroporto connesso, oltre che con Kiev, con alcune capitali europee, prime fra tutte Varsavia e Vienna. Se però volete un po’ più avventura (spendendo meno) potreste arrivare da Kiev con un pernottamento in treno, oppure da Chisinau, capitale moldava, attraverso voli low cost da alcune città italiane: da lì via auto o treno ed in poche ore sarete ad Odessa. Ma attenzione… potreste dover attraversare la Transnistria, la Repubblica che non esiste!

Chi è Pietro Rizzi

Dottorando in Relazioni Industriali presso l’Università degli Studi di Bergamo, collabora con l’OSCE/ODIHR come osservatore elettorale durante le missioni di monitoraggio in Est Europa. Redattore per East Journal, dove si occupa di Ucraina, Est Europa e Caucaso in generale. In passato è stato redattore ed art director del periodico LiberaMente, e si è a lungo occupato di politica come assistente parlamentare e consulente giuridico per comitati referendari. Ha risieduto, per lavoro e ricerca, a Kiev e Tbilisi.

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