ALBANIA: Impasse sulla riforma della giustizia, il governo minaccia il referendum

L’approvazione della riforma giudiziaria in Albania è rimasta in sospeso a causa delle controversie fra maggioranza e opposizione sulla formula della nomina dei membri di alcune istituzioni giudiziarie da parte del parlamento. La maggioranza di centrosinistra propone che tali cariche vengano elette da una maggioranza dei due terzi, mentre il centrodestra invece insiste sulla formula dei “posti riservati“, secondo la quale le nomine debbano avvenire in base ad una selezione puramente politica, riservando alcuni seggi all’opposizione e le altre alla maggioranza. Il centrodestra sostiene che la sua proposta si basa sul paragrafo 88 dell’Opinione finale della Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa.

L’ambasciatore statunitense a Tirana Donald Lu e la sua omologa europea Romana Vlahutin hanno assistito dall’inizio al processo della riforma giudiziaria e riconoscono che “i leader politici in Albania temono la riforma e non sono disposti ad alcun accordo”. Per questo motivo, l’ambasciatore Usa ha invitato “tutti i membri del parlamento albanese ad assumersi le loro responsabilità e votare a favore della riforma. E’ il momento di decidere”. Secondo l’ambasciatore Usa “il popolo albanese è stanco dei giochi dei suoi politici. Se l’opposizione ed il governo vogliono raggiungere un accordo, noi abbiamo offerto tre soluzioni di compromesso che sono compatibili con i paragrafi 61 e 88 dell’opinione finale della Commissione di Venezia”.

La pressione internazionale ha aperto un spiraglio di ragionamento.  Il leader dell’opposizione Lulzim Basha ha annunciato ieri che “ha inviato alla maggioranza una nuova formula di compromesso per la riforma della giustizia”, ritirandosi formalmente dalla proposta dei posti riservati. Una richiesta che è stata fortemente sostenuta dall’opposizione nei giorni scorsi. La nuova formula dell’opposizione prevede l’istituzione di una commissione parlamentare “ad hoc” con pari rappresentanza. Questa commissione sceglierà attraverso il voto segreto i membri della Commissione del “Vetting” per i giudici. Per il momento la maggioranza non ha dato dichiarazioni in merito alla nuova proposta del Pd albanese.

Negli ultimi giorni, il partito di maggioranza del premier Edi Rama ha minacciato di indire un referendum per l’approvazione della riforma e di farlo votare insieme alle elezioni parlamentarie anticipate. L’ultima data disponibile per passare la riforma della giustizia è il 23 luglio nell’ultima sessione parlamentare.

La riforma della giustizia in Albania richiederà una revisione profonda del quadro legislativo e un rinnovamento di buona parte del personale giudiziario stesso. Fino ad un terzo del testo della Costituzione albanese sarà riformato, assieme a circa 40 testi legislativi. Verrà quindi condotto un accurato esame delle credenziali (“vetting”) di tutti gli oltre 800 giudici e procuratori albanesi, per escludere tutti quelli accusati di corruzione o conflitto d’interessi. La novità in questo processo di “vetting” è che nella commissione ad hoc presenzieranno un rappresentante UE e USA. Ma nella nuova proposta dell’opposizione non c’è posto per i rappresentanti internazionali.

Se la riforma della giustizia e le altre riforme prioritarie non verranno approvate entro il 23 luglio, l’Albania rischia di perdere il “treno” per ottenere l’apertura dei negoziati d’adesione. Con l’avvio della campagna elettorale albanese nel 2017, potrebbe passare un altro anno prima che l’UE riprenda il mano il dossier Albania.

La riforma della giustizia in Albania è nella sua fase conclusiva e richiede una risposta in rispetto degli interessi dei cittadini e del paese; il mancato coinvolgimento della popolazione e la forte diffidenza fra maggioranza ed opposizione stanno nuocendo al processo dell’integrazione europea del paese.

Chi è Lavdrim Lita

Giornalista albanese, classe 1985, per East Journal si occupa di Albania, Kosovo, Macedonia e Montenegro. Cofondatore di #ZeriIntegrimit, piattaforma sull'Integrazione Europea. Policy analyst, PR e editorialista con varie testate nei Balcani. Per 4 anni è stato direttore del Centro Pubblicazioni del Ministero della Difesa Albanese. MA in giornalismo alla Sapienza e Alti Studi Europei al Collegio Europeo di Parma.

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