BOSNIA: Mujica, l’ex presidente guerrigliero si fa irretire dai nazionalisti serbi

Cosa ci fa José Mujica a Višegrad, sul confine orientale bosniaco, in compagnia del presidente serbo-bosniaco Milorad Dodik e del suo sodale artistico Emir “Nemanja” Kusturica?

Mujica a Višegrad. Un colpo per la diplomazia culturale della Republika Srpska

L’ex presidente uruguaiano, divenuto famoso per il suo stile di vita sobrio e dimesso, dopo aver incontrato a Belgrado il premier serbo Aleksandar Vucic è poi intervenuto il 27 giugno scorso all’apertura della fiera del libro di Višegrad, su invito di Kusturica, e nell’occasione ha ricevuto da Dodik la “medaglia d’argento dell’Ordine della Republika Srpska”, come riconoscimento del suo impegno politico “per il trionfo dell’idea di eguaglianza, come saggio e infaticabile combattente per la giustizia sociale e i poveri in tutto il mondo, e come grande amico di Andrićgrad, di Emir Kusturica e della Republika Srpska”.

“Siamo onorati di avere con noi un tale uomo oggi. Il tuo modo di governare un paese lontano come l’Uruguay è arrivato presto sino in questa regione”, ha commentato Dodik.

Da parte sua, Mujica è sembrato abbastanza ignaro delle circostanze della sua gitarella balcanica: “è un onore per me essere qui con voi, circondato da brave persone. Oggi rendo onore alla pietra e al marmo, al sole e all’aria. Mi sono chiare le difficoltà che circondano quest’area, sono consapevole del dramma della nazione jugoslava. Spero profondamente che la gente un giorno esca dai tempi preistorici e che la guerra non sia più necessaria per risolvere i problemi”.

L’Ordine della Republika Srpska, creato nel 1993 durante la guerra in Bosnia da parte dell’entità secessionista serbo-bosniaca, è assegnato per “meriti eccezionali”. Tra i suoi decorati, in passato, vi sono stati il generale serbobosniaco Ratko Mladic, i presidenti serbi Slobodan Milosevic e Vojislav Kustunica, così come i leader serbobosniaci Radovan Karadzic e Momcilo Krajisnik, entrambi poi condannati all’Aja per il genocidio di Srebrenica. Nel 2013 l’Ordine era stato attribuito da Dodik anche al campione di tennis serbo Novak Djokovic.

Le reazioni degli intellettuali e attivisti bosniaci

“José Mujica dev’essere davvero mal informato circa i suoi ospiti”, ha commentato l’attivista sarajevese Ines Tanovic a Rodolfo Toé per BIRN. “In pratica Mujica si batte per quei valori che sono l’esatto opposto delle politiche di Milorad Dodik”. E per l’analista politico di Banja Luka, Srdjan Puhalo, la decorazione di Mujica a Višegrad non è stata che “una performance” volta a migliorare la visibilità e l’immagine internazionale della Republika Srpska.

Anche Dragan Bursac, editorialista del quotidiano Buka di Banja Luka, aveva fatto appello a Mujica affinché rifiutasse il premio, sottolineando come la classe politica della Republika Srpska rappresentasse l’antitesi dei suoi ideali: “le stesse persone che ti daranno la decorazione si sono arricchite con i soldi che hanno rubato al popolo per decenni. La medaglia che ti daranno non è per te: è per loro stessi, che ti stanno sfruttando per la loro facile campagna elettorale e niente più.”

La malintesa solidarietà terzomondista latinoamericana che fa il gioco dei nazionalisti balcanici

Ex guerrigliero tupamaro negli anni ’60 e ’70, José Mujica è stato presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015, acquistando popolarità globale per riforme quali la legalizzazione della cannabis e dell’aborto e le nozze omosessuali, oltre che per il suo stile di vita frugale, che lo ha reso famoso come “il presidente più povero del mondo”.

Che la cerimonia sia avvenuta ad Andrićgrad non è certo un caso. La cittadella privata di Emir Kusturica sulle rive della Drina, costruita su terreni espropriati e con importanti ed opachi contributi pubblici dalla Republika Srpska, è parte integrante del tentativo di nation-building serbobosniaco, in questo caso volto a reinterpretare in chiave nazionalista serba l’opera di Ivo Andrić, il più famoso scrittore jugoslavo. E ciò proprio in quella città – Višegrad – che durante la guerra degli anni ’90 vide una violentissima pulizia etnica da parte delle milizie serbobosniache contro la popolazione bosniaco-musulmana, oggi pressoché azzerata (i cittadini bosniaco-musulmani a Višegrad erano 13.471 nel 1991, sono passati a soli 1.043 secondo i risultati del censimento del 2013 appena pubblicato).

Un passato di sangue che ancora oggi le autorità pubbliche della Republika Srpska sono intente ad insabbiare, anche con progetti “culturali” quali quello di Andrićgrad e con tentativi di diplomazia pubblica cui personaggi quali Mujica – per inconsapevolezza e malintesa solidarietà terzomondista e anticapitalista – purtroppo si prestano.

Chi è Andrea Zambelli

Leggi anche

chiesa

BOSNIA: Quando rimuovere una chiesa diventa un diritto

La Corte europea ha stabilito che la chiesa ortodossa costruita abusivamente sul terreno di Fata Orlovic negli anni del suo esilio deve essere rimossa entro la fine dell'anno.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: