BOSNIA: “Abusivi ed evasori”. Rischia il sequestro Andrićgrad, la cittadella di Kusturica

Il villaggio-modello di Andrićgrad, costruito a Višegrad sulla Drina dal regista Emir Kusturica, deve al fisco bosniaco più di 600.000 euro. Dalla sua apertura nel 2012, la compagnia avrebbe presentato dichiarazioni fiscali false, sottraendosi al pagamento dell’IVA sui lavori. L’intero villaggio inoltre sarebbe stato costruito senza alcun permesso edilizio. I conti della società, di proprietà di Kusturica, sono stati bloccati, e il regista serbo-bosniaco rischia di vedere la sua opera finire sotto sequestro. Un progetto faraonico, costato tra i 10 e 12 milioni di euro, in parte coperti da contributi pubblici della Republika Srpska, l’entità bosniaca a maggioranza serba controllata dal presidente Milorad Dodik, buon amico di Kusturica (si ricorda un’intervista congiunta dei due sul Corriere).

Secondo Ratko Kovačević dell’Agenzia delle Entrate bosniaca, sentito da Al Jazeera Balkans, “è stato appurato che la compagnia non aveva diritto a dedurre l’IVA sui lavori, poiché non aveva presentato tutta la documentazione necessaria, che è un prerequisito legamente necessario.” La mancanza del permesso edilizio ha causato quindi il 90% del debito di quella che era stata costruita come attrazione turistica per rilanciare l’area del Podrinje, e che è ora a rischio di blocco e sequestro. Per Siniša Vukelić, direttore del portale capital.ba che si è ripetutamente occupato del caso, “il governo della Republika Srpska ha speso milioni di euro dal bilancio pubblico per il progetto, e non si sa neanche esattamente per cosa.” Una cattiva gestione denunciata a più riprese anche dalla Corte dei conti della Republika Srpska, senza tuttavia alcun seguito. “Kusturica e il suo progetto beneficiano evidentemente di una posizione di privilegio in Srpska”, conclude Vukelić.

Le autorità locali, intanto, professano di non saperne niente. Per il sindaco di Višegrad, Slavisa Mišković, sentito da Radio Slobodna Evropa, “Andrićgrad dispone di tutta la documentazione necessaria alla costruzione. La società beneficia di una concessione trentennale di sfruttamento, per la quale deve versare il 2,2% delle entrate al governo dell’entità,” anche se ammette di non sapere “se questa rendita è stata effettivamente versata”.

Andrićgrad vorrebbe mettere insieme lo stile nazionale serbo basato sul legno con l’architettura veneto-romana tipica delle città di pietra della costa dalmata. Il risultato è un pastiche in cui il kitsch risalta dai mosaici murali dove lo stesso Kusturica è rappresentato che gioca al tiro alla fune nella stessa squadra del presidente Dodik – mentre dall’altra parte il fantasma di Gavrilo Princip reitera le sue minacce alla corte di Vienna. Nonostante sia aperta da ormai più di due anni, la cittadella – che ospita un cinema, bar, ristoranti e negozi turistici – resta per la maggior parte desolatamente vuota.

Come ricorda Rodolfo Toé per il Courrier des Balkans, “non è la prima volta che Andrićgrad si trova al centro di uno scandalo. Numerose voci si sono alzate per denunciare il progetto di Kusturica, che reinterpreta l’opera di Ivo Andrić, il più famoso scrittore jugoslavo, secondo un prisma nazionalista serbo, e ciò in una regione in cui la pulizia etnica contro i bosgnacchi [bosniaci musulmani] fu particolarmente violenta negli anni ’90.” Lo steso terreno su cui sorge la “città di pietra” sarebbe stato espropriato ad una famiglia bosgnacca durante la guerra, e messo quindi a disposizione del progetto grazie al favore delle autorità politiche di Banja Luka.

 

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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