BOSNIA: Chiude la televisione pubblica, vittima della cattiva politica

di Fabio Barbero

Che la situazione dei media bosniaci fosse tutt’altro che rosea non è una novità. Ma da fine maggio i timori che qualche mese fa avevamo sollevato sono sul punto di trasformarsi in realtà. Il 30 maggio il Consiglio di amministrazione dell’ente radiotelevisivo di stato, la BHRT (Radiotelevizija Bosne i Hercegovine), ha annunciato l’interruzione temporanea delle trasmissioni e delle produzioni televisive a partire dal 30 giugno. Mercoledì scorso, un accordo in extremis con l’EBU (Unione Europea di Radiodiffusione), creditore della BHRT, ha assicurato la trasmissione degli Europei di calcio 2016, ma il futuro della televisione bosniaca dopo la finale del Campionato europeo resta quanto mai incerto. Se la BHRT chiudesse davvero i battenti, la Bosnia-Erzegovina sarebbe il primo stato in Europa privo di un ente televisivo pubblico.

La causa delle difficoltà di BHRT sarebbe da cercare nei problemi economici strutturali che rendono impossibile coprire persino le spese correnti. L’agonia della televisione di stato, tuttavia, è solo in superficie una mera crisi pecuniaria. La BHRT assurge infatti a cartina di tornasole delle difficoltà e delle contraddizioni del paese, riflettendo l’immobilismo ipertrofico della classe politica, la crisi economica e la mancanza di indipendenza dei media. A questi si aggiungerebbe, nel caso di chiusura della televisione di stato, una effettiva limitazione dell’informazione e del pluralismo, in un contesto di forte polarizzazione e frammentazione su base nazionale.

Le difficoltà finanziarie

La televisione di stato ha visto diminuire il gettito del canone televisivo di circa 2 milioni di euro l’anno, secondo Belmin Karamehmedovic, direttore di BHRT. Già tagliate le spese legate alle risorse umane di ulteriori 500 mila euro rispetto al 2015, l’ente bosniaco, dovendo pur sempre affrontare le spese correnti, avrebbe l’acqua alla gola. A complicare ulteriormente i bilanci, permane anche dopo l’accordo l’esposizione debitoria nei confronti dell’EBU: la BHRT avrebbe pagato fino ad ora circa il 10% dei suoi debiti totali (circa 5.41 milioni di euro). Molto più ingenti sarebbero invece i crediti verso gli enti televisivi delle due entità bosniache – FTV per la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, e RTRS nella Republika Srpska: 12,77 milioni di euro in totale. Si tratterebbe tuttavia di un credito difficile da riscuotere e maturato dal rifiuto delle due entità di trasferire parte delle entrate fiscali raccolte nei territori a BHRT, nonostante gli obblighi legali in tal senso. In altre parole, il finanziamento della televisione di stato non è una priorità politica per nessuno, né a Sarajevo e tanto meno a Banja Luka.

Cui prodest?

La vera vittoria, se un successo va cercato, è dell’etnopoli bosniaca e della politica partigiana che, presentando la frammentazione socio-politica dal punto di vista dell’attrito etno-nazionale, esaspera le tensioni e scava trincee. In questo senso l’imminente (ma non inevitabile) chiusura della BHRT è emblematica: essa, indebolendo i legami già polarizzati tra due entità che si guardano come reciproci estranei, giova alla frammentazione e mina alla base un processo di costruzione identitaria condivisa già tortuoso. L’interruzione delle trasmissioni non può che costituire una minaccia al pluralismo, lasciando carta bianca alle narrative nazionaliste e alle reti private, proliferate all’ombra della politica e dei poteri forti.

Il bilancio vuoto degli ultimi mesi di dibattito sulla ricerca di nuove modalità di riscossione del canone televisivo mostra la malcelata volontà della politica di presenziare compiaciuta al capezzale di un simbolo dell’unità nazionale, seppur spesso clientelare e politicizzato. La realtà è che al disinteresse della politica si affianca un audience non certo invidiabile: nel 2014 la fetta di mercato coperta dalle reti pubbliche si sarebbe attestata complessivamente ad un 24.7%, dimostrando che BHRT non è la prima scelta di molti bosniaci.

Le reazioni

Ingrid Deltenre, Direttore generale dell’Unione di Radiodiffusione Europea, ha sottolineato in una lettera al Commissario europeo all’allargamento Johannes Hahn come in gioco vi sia la libertà dei media e come esista una forte correlazione tra libertà dell’informazione, qualità delle istituzioni democratiche e successo economico di uno stato, sostenendo tra l’altro come la situazione attuale danneggi le aspirazioni europee del paese.

La rappresentante OSCE per la libertà dei media Dunja Mijatovic ha condannato ogni chiusura anche temporanea, affermando che essa ostacolerebbe la cruciale informazione dei cittadini e che l’interruzione delle trasmissioni non dovrebbe costituire una soluzione alle difficoltà finanziarie. Il sindacato dei lavoratori della BHRT ha promesso di dar battaglia, denunciando che un’eventuale decisione di sospendere le trasmissioni potrebbe provenire solo dal sindacato e accusando il Consiglio di amministrazione di aver oltrepassato i limiti delle proprie competenze.

Almeno fino a metà luglio il destino della televisione non è segnato, e la ricerca di un accordo tra televisione, entità, stato federale e creditori proseguirà. Resta il fatto che, per ora, l’informazione pubblica in Bosnia-Erzegovina sopravvive tra ultimatum, minacce di chiusura imminente e veti incrociati.

Photo 24sata.info

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