STORIA: 75 anni dopo. I paesi baltici ricordano la deportazione del 14 giugno 1941

La notte del 14 giugno 1941 è una delle notti più terribili della storia dei paesi baltici. Migliaia di cittadini lettoni, lituani ed estoni furono deportati in Siberia dal regime sovietico, che occupava i baltici, alla vigilia dell’arrivo delle truppe naziste, che si apprestavano a loro volta ad invadere i baltici.

Furono 15.424 i lettoni che la notte del 14 giugno 1941 durante i rastrellamenti casa per casa degli agenti della polizia segreta sovietica furono caricati a forza e stipati in vagoni bestiame per iniziare il lungo viaggio verso la deportazione in Siberia. Di questi 15.424, 11.418 erano lettoni, 1.771 ebrei, 742 russi, 36 tedeschi e di altre nazionalità, altri 247 furono espulsi. Nei carri bestiame si trovavano famiglie intere, di ogni estrazione sociale: 1.345 contadini, 616 commercianti, 306 poliziotti, 29 guardie carcerarie, 166 ufficiali dell’esercito, 7 deputati, 6 diplomatici, 31 giudici 71 insegnanti, 24 medici, 7 sacerdoti, 15 studenti, 39 guardi forestali,73 funzionari locali.

Foto: Kristaps Kalns, Dienas mediji
Ebbero pochi minuti per raccogliere poche cose da portarsi dietro, e poi furono portati nelle stazioni di Riga e di altre città lettoni per essere stivati nei carri bestiame. A Riga i treni partirono dalle stazioni di Šķirotava e soprattutto Torņakalns, dove furono caricati quella notte oltre novemila persone sui treni merce. Ancora oggi un vagone usato per le deportazioni si trova alla stazione di Torņakalns in Pārdaugava, in memoria di quel tragico evento.

“Arrivati alla stazione, uno dei soldati [russi] ci disse che dovevamo darci l’addio, gli uomini venivano separati dalle donne, disse che ci saremmo ritrovati alla fine del viaggio. Papà abbracciò me e mia sorella, ci dette un bacio e ci disse che forse era l’ultima volta che ci vedevamo. Che quello era l’ultimo bacio di papà. Papà non lo fecero rimanere in stazione. Solo dopo diversi anni sapemmo che lo avevano fucilato.
Noi bambine, insieme alla  nonna, ci misero nel vagone dov’era già mamma. Mamma pensava che l’avrebbero portata in prigione, si era semplicemente vestita per uscire. Ma uno dei soldati che era venuto a prenderci a casa gettò una coperta sul pavimento e ci mise un po’ di cristalleria. Ci disse di portarla con noi. Erano le uniche cose che ci portammo dietro. Altre famiglie avevano di tutto con sé, se quel soldato non ci avesse detto di portarci quelle cose, non avremmo avuto con noi altro che il vestito che indossavamo. Una donna aveva un sacco di cose, che scambiava con del cibo, ma dopo un po’ morì  e i suoi due figli di cinque anni rimasero soli. Se ne andarono a cercare cibo, rimasero a lungo fuori dalla porta di una casa, si addormentarono e la mattina dopo ritrovarono i loro corpi congelati.”

Dalla Lituania furono deportate quel giorno 16 mila persone, 9000 dall’Estonia. Oltre ai paesi baltici, la triste sorte delle deportazioni toccò in quei giorni anche altri paesi come la Bielorussia e l’Ucraina. Un terzo dei deportati morì durante il lungo e tormentoso viaggio, o poco dopo essere giunto nel luogo di destinazione in Siberia.

Appena una settimana dopo la tragica notte del 14 giugno le forze sovietiche fuggivano dai baltici, sotto l’attacco sferrato dalla Germania nazista con l’operazione Barbarossa. Il 22 giugno del 1941 gli aerei tedeschi bombardavano Ventspils e Liepāja, le due principali città lettoni sulla costa occidentale del mar baltico. Il 1° luglio le truppe tedesche entravano a Riga, e dieci giorni dopo l’intero territorio lettone era occupato dalla Germania.

Chi è Paolo Pantaleo

Giornalista e traduttore, Firenze-Riga. Jau rīt es aiziešu vārdos kā mežā iet mežabrāļi

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