ALBANIA: Senza la riforma della giustizia niente negoziati con l’UE

Un sondaggio pubblicato il 15 aprile ha rivelato che il 91 per cento dei cittadini albanesi sarebbe a favore della realizzazione della riforma giudiziaria. Gli intervistati hanno sostenuto che la comunità internazionale sia più interessata degli attori locali a portare avanti questo processo. Almeno tre su quattro cittadini ritengono che l’Ue e gli Stati Uniti siano “molto interessati” alla riforma, mentre massimo 1 su 2 credono che anche i politici albanesi abbiano lo stesso interesse, e solo un 17 per cento pensa che il processo sia sostenuto anche dagli stessi magistrati.

Una delle principali aree di riforme chieste all’Albania dall’Unione europea è quella del sistema giudiziario, che è universalmente percepito come corrotto e soggetto a pressioni politiche. In una risoluzione del Parlamento europeo approvata il 14 aprile si legge che “Il Paese sta preparando una riforma giudiziaria ambiziosa che risponderà alle preoccupazioni più rilevanti espresse dai cittadini e che aiuterà a lottare contro la corruzione nella vita di tutti i giorni”.

La risoluzione ricorda che se Tirana vuole cominciare i negoziati con Bruxelles, deve accelerare le riforme nelle aree prioritarie, come Stato di diritto, giustizia, lotta contro la corruzione e crimine organizzato, pubblica amministrazione e diritti fondamentali. Il Parlamento europeo ribadisce anche la sua preoccupazione per la corruzione diffusa in vari settori, dall’istruzione alle cure sanitarie, fino alla giustizia.

La riforma del sistema giudiziario, in quanto legge da approvare a maggioranza qualificata, ha bisogno del consenso dell’opposizione di centrodestra. Recentemente, maggioranza e opposizione albanese hanno raggiunto un accordo per estromettere dalle istituzioni i pregiudicati e che impedisce l’infiltrazione diretta della criminalità organizzata e della mafia nella politica.

La riforma della giustizia in Albania richiederà una revisione profonda del quadro legislativo e un rinnovamento di buona parte del personale giudiziario stesso. Fino ad un terzo del testo della Costituzione albanese sarà riformato, assieme a circa 40 testi legislativi. Verrà quindi condotto un accurato esame delle credenziali (“vetting”) di tutti gli oltre 800 giudici e procuratori albanesi, per escludere tutti quelli indagati per corruzione o conflitto d’interessi. Maggioranza e opposizione in Albania dovranno raggiungere un compromesso per far sì che il processo sia considerato legittimo da tutti e permetta ai cittadini di migliorare la propria fiducia nel sistema giudiziario; Stati Uniti ed Unione europea garantiranno l’imparzialità del processo tramite una missione di monitoraggio.

Tuttavia i maggiori partiti politici albanesi restano ancora distanti nelle loro posizioni per quanto riguarda la riforma della giustizia. Due settimane fa, la commissione ad hoc per la riforma della giustizia ha dato inizio ai dibattiti a porte chiuse su 10 questioni contestate dall’opposizione, relative al testo delle modifiche costituzionali, dopo la pubblicazione del parere definitivo della Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa. Ma il Partito Democratico all’opposizione ha fatto appello al boicottaggio dei lavori sul tema, dopo che il suo ex leader Sali Berisha è stato sospeso per 10 giorni dal Parlamento per aver fatto appello alla popolazione a prendere le armi per combattere la criminalità dopo la minaccia di morte ad un candidato rettore dell’Università di Tirana da parte di un noto esponente della malavita locale. Un caso forse montato per distogliere l’attenzione dal viaggio a Washington di Edi Rama e dal tema centrale della riforma della giustizia.

La riforma della giustizia in Albania è nella sua fase conclusiva e richiede una risposta in rispetto degli interessi dei cittadini e del paese; il mancato coinvolgimento della popolazione e la forte diffidenza fra maggioranza ed opposizione stanno nuocendo al processo dell’integrazione europea del paese. Se la riforma della giustizia e le altre riforme prioritarie non verranno approvate e messe in atto entro fine primavera, l’Albania rischia di perdere il “treno” del Consiglio UE di luglio per ottenere l’apertura dei negoziati d’adesione. Con l’avvio della campagna elettorale albanese nel 2017, potrebbe passare un altro anno prima che l’UE riprenda il mano il dossier Albania. I mesi di aprile e maggio saranno quindi fondamentali perchè maggioranza e opposizione a Tirana trovino l’accordo su una riforma voluta fortemente dai cittadini e che permetterebbe al paese di riprendere il passo dell’integrazione europea e raggiungere i vicini Serbia e Montenegro, che hanno già aperto vari capitoli negoziali con Bruxelles.

Chi è Lavdrim Lita

Giornalista albanese, classe 1985, per East Journal si occupa di Albania, Kosovo, Macedonia e Montenegro. Cofondatore di #ZeriIntegrimit, piattaforma sull'Integrazione Europea. Policy analyst, PR e editorialista con varie testate nei Balcani. Per 4 anni è stato direttore del Centro Pubblicazioni del Ministero della Difesa Albanese. MA in giornalismo alla Sapienza e Alti Studi Europei al Collegio Europeo di Parma.

Leggi anche

Albania

90 A EST: L’Albania e la nave Vlora, simbolo della fine del comunismo

Il travagliato passaggio dell'Albania dal regime comunista alla democrazia. La storia della nave Vlora, emblematica dell'inizio di quel percorso.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: