IRAN: Teheran fa affari con l’Europa. Firmati accordi miliardari con Roma e Parigi

Una volta cadute le sanzioni internazionali, il Paese degli ayatollah non ha perso tempo per mostrare al mondo le sue grandi ambizioni.

Il viaggio in Europa del presidente iraniano Hassan Rohani, l’ultima settimana di gennaio, si è concluso con la firma, in Italia e in Francia, di accordi e protocolli di intesa miliardari, che proiettano la potenza mediorientale verso un futuro in cui l’isolamento commerciale e diplomatico sembra ormai definitivamente archiviato. Rohani ha vinto le elezioni nel 2013 promettendo – fra l’altro – una graduale apertura nei confronti dell’Occidente e la fine della disastrosa recessione in cui versa, ormai da anni, l’economia iraniana.

L’accordo sul nucleare permette finalmente al Paese lo scongelamento di decine di miliardi di dollari di riserve in valuta pregiata finora bloccati in conti bancari e la fine delle limitazioni che hanno impedito a Teheran di vendere petrolio o ricevere pagamenti attraverso il sistema bancario internazionale. La Repubblica islamica ha quindi deciso di approfittare subito della fine delle sanzioni e di aprirsi ai mercati internazionali offrendo condizioni di investimento vantaggiose.

Gli accordi siglati con l’Italia e la Francia

La visita di Rohani a Roma ha portato in dote all’economia italiana un ricco pacchetto di accordi, alcuni dei quali già messi nero su bianco, altri solo abbozzati in attesa di una stipula futura. I settori toccati vanno dall’ingegneria all’industria mineraria, dalla cantieristica alla siderurgia, e ovviamente a quello petrolifero. In totale, il valore dei contratti siglati supera i 17 miliardi di euro. Coinvolte la società petrolifera Saipem, che ottiene il mandato per la costruzione di un gasdotto, e le Ferrovie dello Stato, che incassano importanti commesse per la realizzazione di infrastrutture in Iran. Trattative ancora in corso con Eni.

Il cammino per il rientro a pieno titolo dell’Iran nel panorama commerciale mondiale è ancora lungo, ma in vista ci sono già accordi redditizi anche con alcune aziende francesi, il cui valore supera i 25 miliardi di dollari. Psa Peugeot Citroen punta a produrre nel Paese arabo fino a 200 mila vetture all’anno, a partire da metà 2017. La rivale Renault ha promesso di intensificare le attività con nuovi lanci di modelli, mentre Total intende siglare un contratto per acquistare circa 150-200 mila barili di greggio al giorno. Contratti anche con Bouygues, Adp e Vinci, che parteciperanno all’ampliamento e alla gestione degli aeroporti iraniani. Inoltre l’Iran acquisterà dall’Airbus 118 aerei per tratte a medio e lungo raggio.

Le ricadute interne in vista delle elezioni legislative di fine febbraio

La fine delle sanzioni internazionali è stata accolta nella Repubblica islamica con grande euforia. Ma è presto per dire se il successo diplomatico ottenuto potrà garantire a Rohani la riconferma alla presidenza e il futuro di quell’Iran pragmatico e moderato che sta cercando di costruire sfidando i conservatori iraniani. Analisti ed economisti sostengono, infatti, che occorreranno mesi prima che i cittadini potranno godere di benefici concreti a seguito della cancellazione delle sanzioni. E nel frattempo Rohani rischia di indebolirsi. L’economia potrebbe non migliorare a causa del prezzo del petrolio ai minimi storici, della corruzione e di un sistema bancario inefficiente. Inoltre, gli investimenti stranieri potrebbero non essere immediati.

In vista delle elezioni legislative del 26 febbraio – quando gli iraniani saranno chiamati a eleggere il nuovo parlamento e i membri dell’assemblea degli esperti – gli oppositori del presidente sperano che l’entusiasmo dei cittadini si sarà per allora spento e poter cavalcare così l’onda del malcontento e imporre rigidità e chiusura. L’ala dura dei pasdaran, le Guardie della rivoluzione, ha sfruttato le tensioni di questi anni e anche le sanzioni per rafforzare il suo ruolo politico, militare e soprattutto economico. Rohani, invece, spera di portare una boccata d’aria fresca nel Paese e di guadagnare consenso che possa favorire i candidati a lui più vicini.

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Foto: Flickr

Chi è Sophie Tavernese

Giornalista professionista, si occupa per East Journal delle aree geopolitiche di Russia e Medio Oriente. Curatrice del travel blog sophienvoyage.it. Ha collaborato con Euronews, La Stampa, Coscienza & Libertà, Gazzetta Matin. Si è specializzata in giornalismo radio-televisivo alla Scuola di Perugia. Nata ad Aosta, vive a Courmayeur. Si è laureata in Archeologia e Storia dell'Arte all'Università Cattolica di Milano.

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