La conquista del Caucaso nella letteratura russa dell’ottocento

Tra febbraio e marzo 2014 la Russia occupava militarmente la penisola di Crimea, rimasta dopo lo scioglimento dell’URSS sotto la sovranità dell’Ucraina, e di lì a qualche giorno organizzava nelle regioni ucraine russofone una vasta sollevazione di popolo – graziosamente foraggiato di armi leggere e pesanti – contro le autorità di Kiev. Questa vasta azione militare del presidente Vladimir Putin ha indotto la comunità europea a promuovere una serie di misure contro la Russia, tra cui le note sanzioni economiche, di cui si continua a discutere molto ancora oggi.

Attorno a queste azioni il presidente Putin ha ricevuto un vasto consenso interno. Tutti ci siamo allora chiesti: ma perché i russi sono così nazionalisti e preferiscono ancora oggi l’azione militare alle soluzioni diplomatiche?

La risposta va ricercata nella storia russa. A partire almeno dal Gran Principe Ivan III (1440-1505), i vari zar avevano proclamato la necessità politica per la Russia di crearsi un impero, ma questo progetto prese uno slancio decisivo soprattutto nell’Ottocento e alla fine del secolo la Russia aveva conquistato un territorio immenso, occupando una buona parte dell’Europa e dell’Asia. Nelle motivazioni ufficiali con cui si giustificava la realizzazione di un impero, veniva sempre tralasciata la diffusa violenza implicita nelle imponenti operazioni militari previste, con gli inevitabili morti e feriti, anche da parte russa. I vari proclami zaristi all’opposto grondavano di nobili ragioni umanitarie, motivando in particolare l’avanzata dei reggimenti russi con l’alto fine di portare la civiltà tra popolazioni barbare e bellicose. La nobiltà, l’intelligencija, i poeti e gli scrittori difendevano e condividevano le scelte degli zar. Poche, troppo poche furono le voci lontane dal coro.

Nel volume di Luigi Magarotto, La conquista del Caucaso nella letteratura russa dell’Ottocento, si indaga l’atteggiamento tenuto di fronte alla conquista imperiale russa del Caucaso da tre dei maggiori autori della letteratura russa dell’Ottocento: Aleksandr Puškin (1799-1837), Michail Lermontov (1814-1841) e Lev Tolstoj (1828-1910), espresso in alcune loro opere.

Aleksandr Puškin, pur critico nei confronti della politica illiberale attuata in patria dall’imperatore Alessandro I tanto da essere punito col confino, fin da giovane è stato un cantore dell’impero, rafforzando con la maturità questo suo orientamento fino alla proterva ode Ai calunniatori della Russia del 1831, stilata contro i deputati francesi intervenuti in difesa dell’insurrezione polacca, in seguito schiacciata dalle armi russe.

Michail Lermontov, sebbene provasse un’indubbia attrazione per il Caucaso, ha manifestato il proprio spirito di grande russo sovente dileggiando molti dei tratti caratteristici delle popolazioni indigene ed esprimendo in diverse poesie quello spirito guerresco e imperiale, di cui era intrisa la società russa. Nondimeno in qualche occasione, per esempio nel poemetto Izmail-bej del 1832, ha saputo mettere in evidenza la ferocia con cui erano condotte le campagne coloniali da parte dell’esercito russo.

Di particolare interesse è la parabola di Lev Tolstoj, il quale, pur decantando negli anni Cinquanta le ragioni delle armate russe, non occultava nei suoi racconti caucasici la spaventosa violenza insita in ogni operazione militare. Certo, da questo punto di vista sono più esplicite le prime stesure dei suoi racconti, perché in seguito ragioni soprattutto censorie l’hanno obbligato a proporre redazioni finali piuttosto edulcorate. Dopo la conversione, avvenuta alla fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta dell’Ottocento, il credo di Tolstoj s’incentra sul rifiuto della violenza, ovvero sulla non resistenza al male, così le guerre e le campagne imperiali diventano ai suoi occhi delle calamità da scongiurare con ogni mezzo.

Di questi temi se ne discute nell’incontro-dibattito “La conquista del Caucaso nella letteratura russa dell’Ottocento”, che si terrà a Trento, mercoledì 10 febbraio 2016, alle ore 17,30, nella “Sala degli Affreschi” della Biblioteca comunale (Via Roma 55).

“La conquista del Caucaso nella letteratura russa dell’Ottocento” di Luigi Magarotto è pubblicato da Firenze University Press (pp. 340, € 20,00)

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