IRAN: È festa per la fine delle sanzioni. Ma gli Usa attaccano il programma missilistico di Teheran

L’entusiasmo per lo stop alle sanzioni internazionali contro l’Iran e l’implementazione dell’accordo sul nucleare è durato appena 24 ore. Washington ha imposto nuove misure contro il programma balistico di Teheran, che a ottobre aveva condotto dei test. Il presidente Rohani ha dichiarato: “Si tratta di misure illegittime, andremo avanti con i missili”. L’Iran sostiene da tempo che il programma balistico non è progettato per trasportare testate nucleari e ha solo uno scopo difensivo.

Per Teheran la mossa è pura propaganda. In effetti le misure annunciate da Washington sarebbero molto più limitate di quelle appena cancellate e non avrebbero ripercussioni sulla popolazione. Colpiscono 5 cittadini iraniani ed una rete di 6 aziende, che non potranno più accedere al sistema bancario americano perché accusati di essere coinvolti nella vendita di tecnologie cruciali, comprese fibre di carbonio e componenti missilistici. Permettono però al presidente Obama di mostrarsi meno arrendevole verso Teheran, evitando ricadute negative sui candidati democratici alla Casa Bianca.

L’implementazione dell’accordo e la revoca delle sanzioni

L’isolamento ultradecennale dell’Iran è ufficialmente finito sabato 16 gennaio. L’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia atomica) ha certificato in un rapporto l’adempimento da parte di Teheran delle condizioni previste dall’accordo sul nucleare firmato a luglio. Inizia quindi la progressiva riduzione delle sanzioni internazionali con la revoca di quelle imposta da Stati Uniti, Onu ed Unione Europea, che permetterà a Teheran di rimettere le mani su oltre 100 miliardi di dollari congelati e di tornare nel mercato mondiale, a partire da quello petrolifero. L’Iran punta adesso a nuovi accordi commerciali con partner in tutto il mondo; Rohani ha dichiarato che “servono 30-50 miliardi di dollari di investimenti stranieri all’anno per sostenere una crescita dell’8%”. Restano invece in vigore le sanzioni contro la violazione dei diritti umani.

Lo scambio di prigionieri tra Washington e Teheran

L’annuncio della revoca delle sanzioni economiche e finanziarie è stato preceduto di qualche ora da un clamoroso scambio di prigionieri tra Usa e Iran. Non un “tradizionale scambio di spie” degno della guerra fredda, ma un “gesto umanitario”, ha dichiarato Washington. Cinque cittadini statunitensi sono stati liberati. Tra questi Jason Rezaian, il capo dell’ufficio di Teheran del Washington Post, detenuto da oltre 18 mesi e condannato per spionaggio al termine di un controverso processo a porte chiuse. Gli altri quattro rilasciati, anche loro con la doppia cittadinanza americana e iraniana, sono il pastore cristiano Saeed Abedini, l’ex Marine Amir Hekmati, l’imprenditore Nosratollah Khosravi-Roodsari e Matthew Trevithick, uno studente incarcerato nei mesi scorsi. Washington, dal canto suo, si è impegnata a liberare sette iraniani, di cui sei con doppia cittadinanza, detenuti per violazione delle sanzioni americane a Teheran.

Le reazioni internazionali

In Iran la fine delle sanzioni è stata accolta con grande entusiasmo e speranza. “Abbiamo aperto un nuovo capitolo nelle nostre relazioni con il mondo – ha dichiarato Rohani – Oggi inizia l’era della transizione dalle sanzioni allo sviluppo”. Un accordo “storico, forte e giusto” per il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini. Anche il segretario di Stato americano John Kerry ha elogiato “il potere della diplomazia nell’affrontare sfide significative”. Plauso dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon: “Un traguardo significativo che riflette lo sforzo e la buona fede di tutte le parti per rispettare gli impegni presi”.
Clima di sconfitta, invece, in Israele. “L’Iran non ha abbandonato le sue ambizioni di acquisire l’arma nucleare, punta destabilizzare il Medio Oriente ed esporta il terrorismo nel mondo”, accusa il premier Benyamin Netanyahu. Israel Ha-Yom, giornale vicino al premier, titola “In Iran si festeggia e nel Medio Oriente c’è preoccupazione”; titolo accompagnato da una vignetta di scherno che mostra il Segretario di Stato Usa John Kerry genuflesso e sottomesso ai piedi del Ministro degli esteri iraniano Javad Zarif.

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Foto tratta da Flickr

Chi è Sophie Tavernese

Giornalista professionista, si occupa per East Journal delle aree geopolitiche di Russia e Medio Oriente. Curatrice del travel blog sophienvoyage.it. Ha collaborato con Euronews, La Stampa, Coscienza & Libertà, Gazzetta Matin. Si è specializzata in giornalismo radio-televisivo alla Scuola di Perugia. Nata ad Aosta, vive a Courmayeur. Si è laureata in Archeologia e Storia dell'Arte all'Università Cattolica di Milano.

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