Ucraina e Georgia verso la fine dei visti Schengen nel 2016. Rimandato il Kosovo

La Commissione europea ha recentemente dato il via libera alla liberalizzazione dei visti per i cittadini dell’Ucraina e della Georgia, che a partire dal 2016 potranno recarsi nei paesi dell’Unione per soggiorni di breve durata senza più l’obbligo di dovere richiedere il visto. Niente da fare invece per il Kosovo, che non ha ancora soddisfatto tutti i parametri richiesti.

Secondo la Commissione europea Ucraina e Georgia hanno soddisfatto tutti i criteri necessari per ottenere la liberalizzazione dei visti, come affermato negli ultimi due rapporti sui progressi relativi all’attuazione del Piano d’azione sulla liberalizzazione dei visti (VLAP) nei due paesi. Le ultime relazioni prodotte dalla Commissione sull’Ucraina e sulla Georgia hanno messo in evidenzia gli importanti progressi compiuti recentemente dai due paesi per adattarsi agli standard richiesti da Bruxelles. Kiev e Tbilisi hanno avviato i dialoghi con l’Unione Europea per discutere sulla liberalizzazione dei visti rispettivamente nell’ottobre 2008 e nel giugno 2012; dopodiché Bruxelles ha presentato il piano d’azione ai rispettivi governi, dando il via alle trattative. Dopo diverse relazioni positive, la Commissione europea ha ritenuto definitivamente soddisfatti tutti i parametri, accogliendo le richieste dei due paesi.

In Ucraina e in Georgia la gente ha accolto con grande entusiasmo la decisione della Commissione europea di dare il via libera alla liberalizzazione dei visti, con migliaia di persone che sono scese in piazza a festeggiare e numerose bandiere dell’Unione che hanno riempito i centri cittadini. Addirittura a Tbilisi e in tutta la Georgia i principali monumenti sono stati colorati con i colori della bandiera europea.

Entusiasti si sono dimostrati anche i rispettivi governi: il primo ministro ucraino Yatsenyuk ha lodato i progressi fatti dal suo paese, affermando che “quando si lavora insieme si ha sempre successo”, mentre dalla Georgia gli ha fatto eco il collega Garibashvili, secondo cui “nuove possibilità si aprono per il paese”. Infine, il commissario europeo per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos, membro della Commissione Juncker, si è detto “molto lieto del fatto che i cittadini ucraini e georgiani saranno presto in grado di viaggiare senza visto nello spazio Schengen”, lodando il duro lavoro svolto negli ultimi anni dai governi dei due paesi per soddisfare tutti i parametri.

Dopo il via libera della Commissione europea, per arrivare alla definitiva liberalizzazione del regime dei visti per i cittadini ucraini e georgiani rimane ora da compiere un solo ultimo passaggio: nei primi mesi del 2016 la Commissione europea presenterà una proposta legislativa al Consiglio e al Parlamento europeo riguardante appunto la richiesta di revoca dell’obbligo del visto per soggiorni di breve durata per i cittadini ucraini e georgiani in possesso di un passaporto biometrico. Una volta approvata la proposta, la liberalizzazione verrà ufficialmente messa in atto. Il processo dovrebbe essere completato entro la metà del 2016.

In questo modo i cittadini ucraini e georgiani saranno liberi di recarsi all’interno di tutti gli stati membri dell’Unione Europea (fatta eccezione per il Regno Unito e l’Irlanda, che non aderiscono agli Accordi di Schengen), più la Norvegia, l’Islanda, la Svizzera e il Liechtenstein, che fanno parte della zona di libera circolazione. L’esenzione dal visto sarà limitata ai soggiorni di breve durata per un massimo di 90 giorni all’interno di un periodo di 180, che inizierà a decorrere a partire dal primo ingresso nell’area Schengen. Per chi si dovesse recare all’interno di un paese dell’Unione per motivi di lavoro o di studio per un periodo superiore ai 90 giorni sarà invece ancora necessario il visto d’ingresso.

Se in Ucraina e in Georgia hanno potuto festeggiare, la Commissione europea ha invece rimandato il Kosovo, invitandolo a fare ulteriori sforzi per soddisfare tutte le condizioni necessarie per la liberalizzazione dei visti. Il giudizio negativo della Commissione europea ha fatto però infuriare i vertici del paese: il primo ministro Isa Mustafa ha affermato che il Kosovo ha raggiunto tutti i parametri richiesti, dichiarandosi stupito del fatto che la Commissione europea non abbia valutato positivamente gli sforzi fatti dal paese balcanico, e definendo la decisione una “volontà politica dell’UE”; il ministro degli esteri Hashim Thaçi ha invece accusato duramente l’Unione, considerando il rinvio della liberalizzazione dei visti “una seria provocazione nonché il risultato dell’incompetenza della leadership di Bruxelles”.

Il Kosovo, dichiaratosi indipendente nel 2008, è attualmente l’unico paese della penisola balcanica a non avere ancora ottenuto dall’UE la liberalizzazione dei visti. Per ovviare a questo problema nel 2012 ha avviato un dialogo con Bruxelles, mentre lo scorso ottobre ha firmato con l’Unione un Accordo di Stabilizzazione e Associazione. La grave crisi politica che sta attualmente colpendo il paese non ha però aiutato ad avvicinare il Kosovo all’Unione, la quale vorrebbe che il governo di Pristina risolvesse prima i suoi problemi interni e poi pensasse a proseguire nell’integrazione europea.

Chi è Emanuele Cassano

Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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