CALCIO: Calcio e conflitto a Diyarbakır, cuore del Kurdistan turco

A un centinaio di chilometri dal confine siriano, nel profondo sud-est della Turchia, si trova Diyarbakır, città di quasi un milione di abitanti considerata la capitale (ovviamente non ufficiale) del Kurdistan turco. Recentemente assurta agli onori della cronaca per l’omicidio – ancora nebuloso nelle sue dinamiche – dell’avvocato curdo e attivista per i diritti umani Tahir Elçi, Diyarbakır vanta anche una storia calcistica significativamente intrecciata alle vicende della sua gente e del suo territorio.

Tre sono le società sportive che hanno tratteggiato la parabola calcistica della “capitale curda”. Nel 1968 nasce il Diyarbakırspor, la squadra storica della città. Dopo alcuni anni nelle serie minori, raggiunge nel 1977 la massima divisione turca; il miglior piazzamento è il quinto posto nella stagione 1978-1979, a una sola posizione dalla qualificazione alla Coppa UEFA. Si alternano poi campionati in massima serie (undici in tutto) e nelle divisioni inferiori. Nonostante l’acquisto di alcuni giocatori dal curriculum internazionale (tra cui Joseph-Désiré Job, camerunense che aveva lasciato buoni ricordi in Inghilterra, a Middlesbrough), la stagione 2009-2010 è l’ultima del Diyarbakırspor in Süper Lig (la serie A turca). L’annata si conclude con la retrocessione, ma resta scolpita nella storia del club anche per le tensioni che si verificano nelle due partite con il Bursaspor.

All’andata, a Bursa (città del nord-ovest della Turchia che fu capitale dell’Impero ottomano nel XIV secolo), i tifosi della squadra locale dapprima inneggiano all’unità turca sventolando le bandiere nazionali e cantando slogan offensivi nei confronti dei curdi e del PKK (il Partito dei lavoratori del Kurdistan); quindi passano alle vie di fatto, innescando un “cortese” scambio di oggetti tra settori dello stadio, cui i supporter ospiti non si sottraggono. Il copione della partita di ritorno a Diyarbakır può ritenersi già scritto: e infatti saranno di nuovo scontri, più violenti ancora, in campo (dove il portiere ospite e un guardalinee vengono colpiti da pietre lanciate dagli spalti) e nelle strade. La partita viene sospesa, gli arresti e i feriti sono numerosi. Benzina sul fuoco per un conflitto tra nazionalismo turco e autonomismo curdo che trova fertile humus anche nel calcio. Singolarmente, la stagione sportiva 2010 si conclude con la vittoria in campionato del Bursaspor (primo e unico club a vincere il titolo dopo le tre “grandi” di Istanbul e il Trabzonspor) e la retrocessione del Diyarbakırspor. Per la squadra curda è l’inizio di un inarrestabile tracollo: quattro retrocessioni in quattro anni, fino al campionato amatoriale locale e alla dissoluzione del club per debiti nell’estate 2014.

Al tramonto del Diyarbakırspor non si accompagnano sorti migliori per un’altra squadra cittadina, lo Yeni (Nuovo) Diyarbakırspor. A lungo nelle serie amatoriali, lo Yeni raggiunge nel 2012 la Lig-3 (quarta serie) e così il calcio professionistico. Nel maggio 2015 partecipa ai play-off promozione, nei quali subisce una decisiva sconfitta interna condizionata da un contestato calcio di rigore concesso agli avversari. Migliaia di tifosi lanciano seggiolini divelti dalle tribune e invadono il campo, tentando di aggredire l’arbitro. All’esterno dello stadio viene assaltata la sede di un ufficio dell’AKP, il partito governativo di cui è leader Erdogan: ancora una volta la rabbia sportiva trova un preciso sfogo politico. La società dello Yeni minaccia di ritirare la squadra dal campionato, in polemica con la federcalcio turca: ciò non avverrà, e il club (che ora utilizza solo più la denominazione Diyarbakırspor) milita ancora nel gruppo rosso della Lig-3, dove oggi occupa la terza posizione.

Il conflitto con la federcalcio turca non risparmia neanche la terza (in ordine di narrazione) entità calcistica cittadina, che milita in Lig-2 (terza serie): il Diyarbakır BB (nato nel 1990 ed espressione della municipalità locale), ora Amedspor. Nell’ottobre 2014 la società sportiva, con l’approvazione dell’amministrazione cittadina, decide infatti di modificare la denominazione originaria in Amedspor (Amed è il nome curdo di Diyarbakır). La federcalcio turca inizialmente si oppone (ufficialmente per ragioni burocratiche, più probabilmente per motivi politici) e multa il club per 10.000 lire turche (circa 3.000 euro). Solo nell’agosto 2015 viene ammesso dalla federcalcio il nome Amed SK; i colori societari non saranno però il verde-rosso-giallo della bandiera curda, ma un più neutro verde, rosso e bianco.

Il più importante successo dell’Amedspor è la vittoria per 2-0 a Istanbul sul campo del Galatasaray in coppa di Turchia, nel gennaio 2015. Anche se insufficiente per il passaggio del turno (nella partita d’andata aveva prevalso per 4-1 il Galatasaray, che poi vincerà la Coppa), la sorprendente vittoria nella capitale turca viene festeggiata con caroselli di giubilo per le strade di Diyarbakır. Il Galatasaray non è società nemica in terra curda, anzi: non solo perché ne è tifoso Abdullah Öcalan, capo storico del PKK, ma anche perché i giallorossi di Istanbul hanno un seguito prevalentemente laico e poco attratto dal centralismo identitario turco. Tuttavia, nella partita d’andata a Diyarbakır si erano verificati alcuni momenti di tensione dentro e fuori dallo stadio, tra cui una sassaiola al bus della squadra ospite: ciò a significare, ancora una volta, che la lettura dell’intreccio tra dinamiche sociali e calcistiche è più complessa e articolata di quanto possa in prima analisi supporsi. La storia di Diyarbakır e delle sue tre squadre ce lo insegna esemplarmente.

Foto: Diyarbakırspor (Facebook)

Chi è Paolo Reineri

Nato nel 1983, torinese. E’ avvocato dal 2009. Appassionato di sport con particolare interesse per i suoi risvolti sociali, ha affiancato alla propria attività professionale l’approfondimento delle tematiche e delle vicende, sportive e non solo, dell’area est-europea, collaborando anche con l’emittente Radio Flash e con la rivista Fan’s Magazine.

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