ROMANIA: Battaglia per il riconoscimento del kürtőskalács, dolce tradizionale transilvano

Continuano in Romania gli scontri eno-gastronomici. Dopo la “guerra” sulla denominazione della birra seclera (qui l’articolo di eastjournal) si è ora passati allo scontro sui dolci, e che dolci! Il kürtőskalács, letteralmente “camino dolce”, è un tradizionale dolce transilvano, nato nella Terra dei Secleri e diffusosi successivamente in gran parte dell’Europa centrale e non solo, non è raro infatti trovarlo in qualche stand di festival gastronomici in giro per l’Italia. La sua bontà è infatti universalmente riconosciuta, specialmente dagli italiani che ne vanno letteralmente pazzi. Il “camino dolce” si presenta a forma di camino, con la pasta arrotolata e coperta di zucchero caramellato. Viene cucinato in piccoli stand, soprattutto nelle feste di paese e nei mercatini, ma ormai è possibile trovarlo anche in ogni angolo di Budapest, specie durante i mercatini invernali.

Il kürtőskalács è diventato, in questi giorni, protagonista però non tanto per la sua bontà quanto per la disputa che ha riguardato i produttori ed i governi ungherese e romeno. Il dolce infatti ha le sue radici storiche in Transilvania fra la comunità seclero-ungherese. Una comunità che negli ultimi anni è stata protagonista di una forte riscoperta identitaria che non ha disdegnato l’innalzamento a simboli identitari di tradizioni popolari. Il kürtőskalács è così diventato un simbolo delle tradizione seclera, un simbolo di cui andare fieri, un simbolo da difendere.

Ha suscitato così grande opposizione la volontà espressa dal neo-ministro dell’agricoltura romeno, Achim Irimescu, di inserire il dolce all’interno dei prodotti gastronomici tipici romeni (qui un servizio del giornale romeno Observator). Appena giunta la notizia è iniziata una mobilitazione fra i produttori del dolce che ne rivendicavano la sua magiarità. Il “Collegio Internazionale dei produttori di kürtőskalács” (Nemzetközi Kürtőskalács Szaktestület, NKSZ), nato nel 2013 per promuovere il prodotto, tramite il portavoce Zoltán Albert ha immediatamente espresso la propria contrarietà alla proposta del governo romeno. Per NKSZ infatti il kürtőskalács “è simbolo della pasticceria seclera, transilvana e ungherese”.

Immediate sono arrivate anche le prese di posizioni politiche. Sàndor Tamàs, presidente della contea di Covasna, zona di produzione del prodotto in Transilvania, ha inviato una lettera aperta al governo nel quale chiedeva rispetto per la tradizione e la storia del dolce considerato a tutti gli effetti simbolo della cultura seclera. Gli amministratori secleri da diversi anni si battono infatti per veder riconosciuta a Bucarest la propria specificità sia attraverso la creazione di una regione autonoma sia attraverso l’utilizzo di propri simboli. Rivendicazioni per ora rimaste lettera morta a Bucarest, tanto che in diverse occasioni il prefetto di Covasna ha ribadito come la Terra dei Secleri non esista. L’Associazione per il turismo della contea Covasna (Kovászna Megye Turizmusáért Egyesület) ha sottolineato come sia strano che il governo di Bucarest voglia far diventare prodotto tipico romeno un dolce che non possiede neanche un proprio nome romeno, il kürtőskalács infatti in romeno viene chiamato “Cozonac Secueisc”, pandolce seclero.

Nel frattempo però è stato il governo ungherese a muoversi. Il 3 dicembre infatti il kürtőskalács è stato nominato hungarikum, ovvero è stato inserito nella lista delle specialità ungheresi. Inserimento che si attendeva dal 2013, ma che è stato velocizzato proprio a seguito della mossa del governo romeno. Per il momento però i turisti continuano a fare la fila alle bancarelle dei mercatini natalizi per gustarsi questa prelibata specialità transilvana, non curandosi del fatto che il “camino dolce” sia considerato ungherese o romeno.

Chi è Aron Coceancig

nato a Cormons-Krmin (GO) nel 1981. Nel 2014 ho conseguito all'Università di Modena e Reggio Emilia il Ph.D. in Storia dell'Europa orientale. In particolare mi interesso di minoranze e storia dell'Europa centrale. Collaboro con il Centro Studi Adria-Danubia e l'Istituto per gli incontri Culturali Mitteleuropei.

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